Chiesa

LA CHIESA CHE AIUTA. Nozze nulle, esistenze rimesse in gioco

Mimmo Muolo lunedì 5 dicembre 2011
​Quando Giulia è arrivata al Tribunale ecclesiastico del Piemonte era già oltre la sessantina e aveva alle spalle un’esistenza difficile. In orfanotrofio al Cottolengo fino a 21 anni, poi una vita a sbarcare il lunario. E quando finalmente sembrava che un po’ di felicità toccasse anche a lei, ecco che il sogno di un matrimonio si era trasformato in un incubo. Il suo “lui”, alcolista e disoccupato, più che a lei era interessato alla sua pensione. Così a don Ettore Signorile è bastato poco per capire che il matrimonio di Giulia (il nome è di fantasia) poteva non essere valido. E infatti tale è risultato. Don Ettore è dal 2008 il Vicario giudiziale (o, per dirla in termini di giustizia civile, il presidente) del Tribunale ecclesiastico piemontese. In precedenza, per 20 anni ha fatto il giudice. E la sua lunga esperienza non l’ha tradito neanche quella volta. Simulazione totale da parte del “marito”. Questo l’esito della causa. In pratica l’uomo davanti all’altare aveva recitato come un attore. Non intendeva affatto sposarsi. Mirava solo ad impadronirsi del (pur magro) reddito della donna. Che, date le sue precarie condizioni economiche, per la causa di nullità non ha pagato niente. Le spese sono state coperte con la quota di 8xmille che ogni anno va ai Tribunali ecclesiastici regionali (quelli competenti proprio per le cause di nullità matrimoniale). E così adesso Giulia è una donna nuovamente libera.Ma la sua non è l’unica storia che don Ettore potrebbe raccontare. Ne ha viste tante in quasi un quarto di secolo da poter scrivere molti romanzi. Ma la vita delle persone e la sofferenza che resta dentro, in seguito a un matrimonio fallito, non sono roba da fiction o da teatro. «È dolore vero – sottolinea il sacerdote – che scava la coscienza e può rovinare una o più esistenze. Ecco perché il nostro lavoro ha, dal punto di vista della Chiesa, un carattere pastorale; e più laicamente una valenza anche sociale». Don Signorile è infatti convinto che pure in tempi di divorzi e separazioni più o meno “facili”, «le ferite psicologiche restino». E dunque, «se si può fare chiarezza sulla validità o meno di un matrimonio, senza scambiare questo mezzo con una sorta di divorzio cattolico, si rende un servizio non solo alle persone direttamente interessate, ma a tutta la società».La riprova è in un’altra storia capitatagli qualche anno fa. «Venne da me un signore già anziano. “Don Ettore – mi disse –, io non ho molto tempo”. Quindici anni prima aveva ottenuto da un altro Tribunale regionale la nullità del matrimonio. Ma poiché la colpa era stata a attribuita a lui, la sentenza gli vietava di sposarsi nuovamente in Chiesa. Subito dopo, aveva conosciuto una donna e viveva con lei da 15 anni. Ora aveva scoperto di avere un tumore. “Non ho più di due mesi di vita – mi confidò scoppiando in lacrime –. Vorrei sposare la mia compagna in Chiesa”». Era accaduto infatti, continua don Ettore, che dopo un viaggio a Lourdes quell’uomo avesse ritrovato la fede smarrita in seguito alla vicenda del suo matrimonio nullo. «Abbiamo riesaminato il caso, constatato che l’impedimento al matrimonio canonico non esisteva più e gli abbiamo consentito di sposarsi in Chiesa. È morto un mese dopo il matrimonio, felice dell’abbraccio ritrovato con Santa Madre Chiesa».L’8xmille dato ai Tribunali ecclesiastici regionali consente anche queste storie. «Per noi è stata una rivoluzione – dice il Vicario giudiziale del Piemonte –. Prima, infatti, il ricorso alle nostre strutture era considerato roba da ricchi, poiché le spese erano completamente a carico degli utenti. Oggi invece l’8xmille ha abbattuto le tariffe. E la possibilità del patrocinio gratuito per i non abbienti consente a tutti di avvicinarsi ai nostri uffici».A Torino, dove ha sede il Tribunale regionale del Piemonte (che è competente in primo grado per le diocesi piemontesi e per Aosta e in secondo grado per la Liguria), questo ha significato un aumento sensibile del lavoro. Specie considerando, fa notare don Signorile, che negli ultimi 10 anni il numero dei matrimoni in chiesa in Piemonte si è dimezzato e che le cause di separazione e divorzio crescono con un ritmo dell’8 per cento annuo. In incremento soprattutto le cause che hanno come motivazione l’impossibilità ad assumersi gli obblighi matrimoniali. «Un segno dei tempi e della grande fragilità umana di molti giovani», commenta il vicario giudiziale, che però precisa: «Non tutte le immaturità sono cause di nullità».Per questo, prima di iniziare una causa, c’è un colloquio con un esperto, onde stabilire se esistono motivi fondati di dubitare della nullità di quel dato matrimonio. «I nostri 3 patroni stabili (in parte assimilabili agli avvocati d’ufficio, ndr) compiono circa 600 colloqui previ all’anno – dice il sacerdote –. Nel 2010, inoltre, delle 130 cause iniziate, 46 sono state esenti anche dal pagamento dei 525 euro a carico del coniuge che chiama in giudizio. E questi costi sono stati coperti dall’8xmille». Quanto all’individuazione delle persone cui concedere l’esenzione, si procede caso per caso. «Abbiamo preferito non stabilire criteri rigidi, tipo fasce di reddito o simili, ma prendere in esame la reale situazione delle persone, sentito anche il parere del parroco». A ciascuno il suo, insomma. Con l’8xmille a fare da strumento di equità.