Chiesa

Nigeria. Scontro etnico sul vescovo. Il Papa: perdono e obbedienza

Redazione Catholica martedì 13 giugno 2017

A sinistra il vescovo di Ahiara, in Nigeria, Peter Okpaleke e al centro il vescovo ausiliare di Awka, Jonas Benson Okoye

Dice di essere «profondamente addolorato» e che aveva addirittura pensato di «sopprimere la diocesi». Papa Francesco interviene con parole durissime sulla «triste» vicenda della Chiesa di Ahiara in Nigeria, come lui stesso la definisce. Lo fa ricevendo in udienza la delegazione della diocesi guidata dal cardinale John O. Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, nominato dallo stesso Francesco amministratore apostolico di Ahiara nel 2013 per cercare di risolvere l’intricata faccenda. All’origine il rifiuto di laici e sacerdoti di riconoscere come loro pastore il vescovo Peter Ebere Okpaleke, nominato da Benedetto XVI nel 2012, contestandolo per motivi etnici. Tutto ciò perché Okpaleke appartenente all'etnia Ibo maggioritaria nel sud-est della Nigeria e nello Stato vicino di Ambra, al contrario del suo predecessore Victor Chikwe, che proveniva dall’etnia Mbaise maggioritaria nella diocesi di Ahiara.

«Chi si è opposto alla presa di possesso del vescovo Okpaleke – afferma Francesco – vuole distruggere la Chiesa; ciò non è permesso; forse non se ne accorge, ma la Chiesa sta soffrendo e il popolo di Dio in essa. Il Papa non può essere indifferente». Bergoglio considera la diocesi di Ahiara «come senza sposo» e osserva che «ha perso la sua fecondità».

Secondo Francesco, non siamo di fronte a «un caso di tribalismo, ma di appropriazione della vigna del Signore». E aggiunge: «La Chiesa è madre e chi la offende compie un peccato mortale, è grave». Il Papa parla di «sacerdoti che sono manipolati, forse anche dall’estero» e ringrazia «per l’atteggiamento di grande pazienza» del vescovo. E «dico di santa pazienza da lui dimostrata», chiarisce. Dopo aver «ascoltato e riflettuto molto», rivela di aver accantonato l’ipotesi di cancellare la diocesi perché «la Chiesa è madre e non può lasciare tanti figli» da soli.

Quindi il Papa rende noto «alcune indicazioni» che dovranno essere seguite da «ogni sacerdote o ecclesiastico incardinato nella diocesi di Ahiara, sia residente, sia che lavori altrove, anche all’estero». Chi non le farà proprie sarà «ipso facto sospeso a divinis» e decadrà da ogni incarico. Ciascun prete – ha stabilito Francesco – dovrà scrivere al Pontefice «una lettera» in cui «domanda perdono» perché «tutti dobbiamo avere questo comune dolore». Nella missiva si dovrà «chiaramente manifestare totale obbedienza al Papa» e chi scrive dovrà «essere disposto ad accettare il vescovo che il Papa invia e il vescovo nominato». La lettera va spedita entro il 9 luglio, altrimenti scatterà la sospensione.

«Questo sembra molto duro – si domanda Francesco –, ma perché il Papa fa questo? Perché il popolo di Dio è scandalizzato. Gesù ricorda che chi scandalizza, deve portarne le conseguenze».

All’udienza erano presenti il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il cardinale Fernando Filoni, con i superiori del dicastero. Proprio Filoni ha proposto al Papa che, a conclusione di questa triste pagina per la diocesi di Ahiara, tutti i fedeli con il loro vescovo compiano un pellegrinaggio a Roma e incontrino il Pontefice.