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CLASSIFICA. Nel barometro dell’onestà, l’Italia soltanto al 72° posto

Daniele Zappalà sabato 9 novembre 2013
In ogni continente, il rifiuto crescente della corruzione da parte delle popo­lazioni ha fatto scoppiare nuovi scan­dali, costringendo alcuni dirigenti alle di­missioni. «Ma una volta tornata la calma, sembra che i livelli di corruzione, di a­busi di potere e di accordi opachi restino molto elevati in numerosi Paesi», deplo­ra l’Ong Transparency international, che da un ventennio monitora la situazione planetaria, pubblicando annualmente un barometro di riferimento.
Non si tratta di una misura oggettiva della trasparen­za, ma di una valutazione del suo livello, su una scala che giunge fino a 100 punti, da parte di mi­gliaia di corrispondenti considerati rappresentativi e im­parziali. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ong, il podio degli Stati più probi comprende Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda, tutti a quota 90 punti. Seguono Svezia (88), Singapore (87), Svizzera (86), Australia e Norvegia (85), Canada e Olanda (84). Fra le grandi econo­mie europee, resta in­collata al plotone di testa solo la Germania (79), seguita dal Regno Unito (74) e dalla Francia (71), la quale occupa in graduatoria la 22ª posizione mon­diale. Il giudizio rac­colto da Transparency è invece meno cle­mente nel caso della Spagna (65) e diventa decisamente severo per l’Italia: con appena 42 punti su 100, il nostro Paese fi­gura al 72° posto su 176, a parità con la Bosnia-Erzegovina e dietro il Sudafrica (43).
Fanno meglio di noi, secondo la classifica, diversi Stati dell’Est europeo come Polonia (58), Romania (44) e Macedonia (43). Nella stessa zona media­na della classifica (rispetto ai battistrada a quota 90), figu­rano pure Paesi illiberali come l’Arabia Saudita (44), un co­losso recentemente travolto dagli scan­dali come il Brasile (43) e poco più giù il gigante cinese (39). Fra le altre grandi e­conomie, godono di una reputazione de­cisamente più favorevole il Giappone (74) e gli Stati Uniti (73), rispettivamente al 17° e 19° posto mondiali. In coda alla classifica, è considerata in­vece del tutto inaffidabile una terna di Paesi a quota 8 punti: un territorio senza Stato e in preda alle milizie come la So­malia, l’Afghanistan in bilico e il bunker della Corea del Nord.
Sotto la soglia d’al­larme dei 30 punti, figurano in particola­re Russia e Iran (28), Nigeria (27), Ucrai­na (26), Repubblica democratica del Con­go (21) e Venezuela (19). Sono di poco più in alto, India e Grecia (36), Argentina (35), Messico (34) ed Egitto (32). Benché da sempre controverse per il loro carattere sogget­tivo che rischia di veicolare non pochi stereotipi, queste stime si avvicinano alla visione del mondo condivisa dagli investitori economici, secondo l’Ong basata a Berlino.