Chiesa

Palermo. Addio al fratello di don Puglisi. Aveva accolto il Papa nel luogo del martirio

Giacomo Gambassi venerdì 1 febbraio 2019

Gaetano Puglisi, fratello di don Pino Puglisi, con papa Francesco a Brancaccio lo scorso 15 settembre

«Se oggi fosse ancora in mezzo a noi, don Pino si rivolgerebbe ai giovani che amava in modo viscerale e verso i quali riponeva una straordinaria fiducia. Lui sosteneva che si dovesse partire da loro per cambiare la società e liberarla dagli abusi e dall’ingiustizia». Con queste parole Gaetano Puglisi, fratello maggiore del beato Pino Puglisi, raccontava il sacerdote martire ucciso dalla mafia a Palermo il 15 settembre 1993. Era la conclusione della sua lunga intervista ad Avvenire pubblicata alla vigilia dell’arrivo di papa Francesco nel capoluogo siciliano lo scorso 15 settembre, a 25 anni dall’assassinio del “prete del sorriso”.

Nella notte scorsa, intorno all’una, Gaetano Puglisi è morto. «Si è già riabbracciato con Pino, il fratello che tanto in vita ha pianto da quando la mafia lo uccise la sera del 15 settembre 1993», spiega Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro, il presidio sociale voluto da padre Puglisi a Brancaccio per tradurre il Vangelo in promozione sociale e riscatto civile di un quartiere ancora segnato dalla criminalità, dal degrado, dalla povertà, dall’abbandono scolastico. «Ora Gaetano – aggiunge Artale – avrà più tempo per giocare e mangiare con Nicolino, un altro fratello morto all’età di 15 anni per una malformazione al cuore. “Nessuna suora gli potrà tagliare la corda con cui lui gli portava il mangiare in ospedale di nascosto”, come Gaetano stesso raccontò agli operatori e ai volontari del Centro di accoglienza Padre Nostro. Suo padre e sua madre sono in festa nel riabbracciare il figlio che li ha aiutati, quindi non piangiamolo più di tanto perché egli continuerà a sorriderci da lassù con tutti loro».

Gaetano Puglisi aveva 88 anni. Era più grande di sette anni di don Pino. A piangere la sua scomparsa è, insieme con il Centro Padre Nostro, anche l’altro fratello del beato, Francesco, che tutti chiamano Franco, 74 anni. I due fratelli di don Pino, assieme ai parenti, avevano accolto papa Francesco il 15 settembre scorso di fronte alla casa di famiglia dove padre Puglisi era stato ucciso la sera di 25 anni prima dai killer mandati dai Graviano. Abitazione oggi diventata la casa-museo “Padre Pino Puglisi” che il Pontefice aveva visitato e che ogni anno accoglie migliaia di pellegrini fra le quattro stanze povere in cui il prete era cresciuto e viveva anche da parroco di Brancaccio. Sul quel marciapiede dove fu trovato il corpo del prete di fronte al civico 5 di piazza Anita Garibaldi, che adesso si chiama piazzetta Beato padre Puglisi, l’abbraccio commovente fra il Papa e i fratelli Puglisi che a Bergoglio avevano chiesto di benedire due progetti voluti dal Centro Padre Nostro: l’asilo nido di Brancaccio, «ultimo sogno di don Puglisi», e la piazza per il quartiere “dimenticato” di Palermo. Gaetano, esperto meccanico, lascia la moglie Giacoma, sposata nel 1960, con cui ha avuto tre figli. Ha sempre vissuto in provincia di Trapani, tra Castelvetrano e Selinunte, dove aveva una casa estiva in cui il fratello don Pino organizzava periodi di vacanza, colonia, campo estivo e ritiro spirituale per i giovani che seguiva a Palermo. I funerali di Gaetano Puglisi saranno celebrati domani 2 febbraio alle 10.30 nella chiesa-madre in piazza Nuova a Castelvetrano in provincia di Trapani.

L’ULTIMA INTERVISTA A GAETANO PUGLISI: «MIO FRATELLO DON PUGLISI, CHE SCOMMETTEVA SUI GIOVANI PER VINCERE L’INGIUSTIZIA»