Chiesa

Ha guidato la parrocchia per 62 anni, fino al 2007. Morto don Bonetti, parroco di Vergaio e di Benigni

mercoledì 12 agosto 2015
È morto questa notte, all’ospedale Santo Stefano, il canonico Alfio Bonetti. Aveva 97 anni e per ben 62, fino al 2007, aveva guidato la parrocchia di San Martino a Vergaio. Da Vergaio, dove arrivò nel 1945, il sacerdote non si è mai allontanato. Il funerale si svolgerà domani alle 10,30 nella chiesa di San Martino a Vergaio dove, dal pomeriggio odierno, sarà esposta la salma. Nato nel 1918 a Forlì e trascorsa l’infanzia a Figline di Prato, dove il padre si era trasferito per andare a lavorare in una manifattura di stufe, don Alfio Bonetti stupì tutti, da ragazzino, con la decisione di entrare in seminario. Venne ordinato nel 1941 e fu indirizzato alla parrocchia di San Giusto, quale collaboratore. Nel 1945 divenne parroco a Vergaio. Tanti anni da spingere, nel 2007, l’allora vescovo Gastone Simoni volle nominarlo “parroco emerito”, al momento del passaggio di testimone con l’attuale parroco don Rudy Lafazia. E dire che, essendo il figlio di un fervente “mazziniano e repubblicano”, nessuno poteva credere al suo desiderio di farsi prete. E lo stesso padre non la prese troppo bene, opponendosi a lungo. A spuntarla fu però il parroco di Figline, al termine di turbolente ma civili discussioni con il genitore. Purtroppo, lo stesso padre morì di lì a poco e l’intera famiglia fece ritorno in Romagna. A Forlì giunse però una lettera: al giovane Alfio veniva concessa una borsa di studio da parte del seminario. Pochi anni ancora e don Alfio Bonetti sarebbe diventato il parroco di Vergaio, di conseguenza, e di Roberto Benigni. Merito della crescita demografica della Prato del boom che vide la piccola frazione passare da poche centinaia di abitanti a quartiere popoloso, che oggi ne conta circa 4.000. Una parrocchia ben più grande di quella che gli venne assegnata nel 1945 dal vescovo De Bernardi, saluta così il parroco che fino al 2007 l'ha guidata, vedendo tra l'altro nascere la nuova e bella chiesa e costruendo, prima, il circolo parrocchiale, la cooperativa di consumo, la scuola materna. Don Alfio, in virtù della sua destinazione e della crescita demografica dell’intera Prato, è stato a lungo anche il parroco di Roberto Benigni, con il quale ha trattenuto solidi rapporti dopo la partenza per Roma dell’attore e regista, senza mai svelare granché a giornalisti e paparazzi. «Qualcuno – diceva – l’ho pure maltrattato». Solo in occasione dei tre premi Oscar a “La vita è bella”, l’anziano parroco si aprì, raccontando qualche aspetto poco conosciuto di Benigni che «frequentava il gruppo parrocchiale, era vivace e furbo». Don Alfio, in una lunga intervista al settimanale Toscana Oggi, riferì che da insegnante di religione del Datini, un istituto commerciale, riuscì ad accogliere il giovanissimo Benigni nell’istituto, convincendo la preside quando le classi erano ormai formate. La madre del futuro premio Oscar, «voleva che continuasse a studiare ma non gli aveva trovato una scuola adatta», raccontò tra i vari aneddoti don Alfio. Un don Alfio che non faticava a rimproverare il Benigni prima maniera, al limite del blasfemo, ma anche a riconciliarsi, fino a ritrovarsi nel senso pieno della parola quando l’ormai noto ex parrocchiano andò a chiedere i documenti, nel 1991, per potersi sposare in chiesa.