Chiesa

INTERVENTO. La Chiesa che tutela i minori

Charles J. Scicluna giovedì 3 novembre 2011
Sono qui per condividere con voi le preoccupazioni e l'esperienza della Chiesa cattolica romana riguardo a ciò che le istituzioni religiose e - più in generale - le nostre comunità possono fare per prevenire gli abusi sui minori. Ho cercato di sintetizzare queste preoccupazioni ed esperienze in dieci punti o principi. Una priorità
Qualsiasi istituzione, globale o locale, che cerchi di sviluppare una strategia per la tutela dei bambini e la prevenzione degli abusi sui minori deve considerare sacrosanto il principio per cui il benessere del bambino è una preoccupazione assolutamente prioritaria per tutti.Ogni persona umana, mossa dall'istinto originario di conservazione della specie e guidata dalla retta ragione, dovrebbe impegnarsi a proteggere e a rispettare l'innocenza del bambino: cioè la legittima aspettativa che un bambino, che dipende totalmente dalla sollecitudine degli adulti per la propria sopravvivenza, sarà trattato con dignità. La Chiesa cattolica, con la responsabilità che porta come depositaria e custode della volontà del suo fondatore, ricorda che Gesù di Nazareth ha esaltato la dignità del bambino e lo ha elevato a modello di discepolato. Così il Vangelo di Matteo riporta le parole di Gesù: "In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?". Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me"".(Matteo, 18, 1-5). Le persone guidate dalla retta ragione converranno anche che un'altra legittima aspettativa è che un bambino debba potere passare i primi anni formativi della sua vita in un ambiente sicuro e amorevole. Ogni bambino dovrebbe poter godere del diritto a una sana educazione senza subire discriminazioni fondate sul sesso, la razza o la religione. Per fare un esempio, possiamo notare che in alcune culture il minore rispetto verso le bambine può essere una infausta premessa per successivi abusi. L'educazione delle coscienze umane a una generosa accoglienza e cura di ogni bambino, femmina o maschio che sia, come dono di Dio sin dai primi momenti del suo sviluppo, è la vera base della prevenzione degli abusi sui minori.
Tragica ferita
Dobbiamo tutti riconoscere con onestà intellettuale ed essere consapevoli del fatto che l'abuso di un minore è una tragica ferita alla dignità stessa della famiglia umana. A questo proposito, il Vangelo di Matteo riporta le seguenti parole di Gesù che fanno riflettere: "Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d'asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! Perché è necessario che avvengano gli scandali, ma guai a quell'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli, perché io vi dico che gli angeli loro vedono continuamente nei cieli la faccia del Padre mio, che è nei cieli" (Matteo, 18, 6-7; 10).La Chiesa cattolica sa bene che ogni volta che uno dei suoi ministri - sia esso un vescovo, un sacerdote o un diacono, o un agente pastorale laico - abusa sessualmente di un minore, una tragica ferita è inferta alla comunità; considerato il danno indescrivibilmente ripugnante causato al bambino. Tale condotta è riprovevole per varie ragioni: in primissimo luogo, perché infligge danni incalcolabili per il normale sviluppo sessuale, l'autostima e la dignità umana del minore in questione; è motivo di scandalo per i cristiani e i non cristiani, un ostacolo nel cammino di fede di molti fedeli; costituisce sempre un abuso e un tradimento della sacra fiducia che il popolo di Dio giustamente ripone nei suoi pastori; danneggia la credibilità della Chiesa e macchia la bellezza della sua testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo che è la Via, la Verità e la Vita; discredita il sacerdozio ministeriale e getta l'ombra della delinquenza, del crimine e del cattivo comportamento su innumerevoli esponenti del clero e agenti pastorali innocenti.La responsabilità delle comunità
Nelle comunità in cui l'autorità è tenuta in alta considerazione, comprese le comunità in cui viene esercitato il potere sacro, la promozione della responsabilità dei bambini e delle famiglie diventa un aspetto essenziale della prevenzione degli abusi. Nella sua Lettera ai cattolici d'Irlanda, del 19 marzo 2010, Papa Benedetto XVI ebbe a dire ai genitori: "Nel mondo di oggi non è facile costruire un focolare domestico ed educare i figli. Essi meritano di crescere in un ambiente sicuro, amati e desiderati, con un forte senso della loro identità e del loro valore. Hanno diritto a essere educati ai valori morali autentici, radicati nella dignità della persona umana, a essere ispirati dalla verità della nostra fede cattolica e ad apprendere modi di comportamento e di azione che li portino a una sana stima di sé e alla felicità duratura. Questo compito nobile ed esigente è affidato in primo luogo a voi, loro genitori. Vi esorto a fare la vostra parte per assicurare la miglior cura possibile dei ragazzi, sia in casa che nella società in genere, mentre la Chiesa, da parte sua, continua a mettere in pratica le misure adottate negli ultimi anni per tutelare i giovani negli ambienti parrocchiali ed educativi".
Educazione
Il primo passo per la promozione della responsabilità dei bambini e delle famiglie è l'educazione. Il bambino deve essere reso cosciente della propria dignità. Ai bambini occorre insegnare, secondo la loro età e capacità mentali, a proteggersi dalle ingiuste intrusioni altrui. Le famiglie e le comunità locali devono essere educate a prendersi cura dei giovani che sono tra di loro. È così triste e veramente tragico che gran parte degli abusi siano commessi tra le mura domestiche. I genitori devono essere in grado di cogliere i segni di un abuso in una fase precoce. Hanno bisogno di sapere come reagire nel migliore dei modi agli abusi, evitando un atteggiamento disfattista di rassegnazione e di inerzia.Il secondo passo della promozione della responsabilità è la capacità di esprimere in parole e di rivelare gli abusi. Il dovere e il diritto di denunciare gli abusi alle autorità superiori spetta ai genitori o ai tutori dei minori interessati. Quando la denuncia riguarda ministri religiosi, la divulgazione può essere resa difficile da considerazioni sbagliate e fuori luogo di lealtà e di appartenenza. Il potere sacro genera giustamente una fiducia sacra. Purtroppo esso può generare la paura sbagliata di rivelare i crimini commessi da leader religiosi. In questo contesto, la promozione della responsabilità delle comunità implica la possibilità di denunciare gli abusi del potere sacro per quello che è: un tradimento della fiducia.La formazione
Le istituzioni globali, comprese le comunità religiose, devono dare l'esempio nella formazione e selezione degli operatori pastorali. Vorrei citare in proposito la parte che vi si riferisce nella "Lettera circolare per aiutare le Conferenze episcopali a preparare linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici", pubblicata il 3 maggio 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, a firma del Prefetto card. William Levada e del Segretario monsignor Ladaria: "Nel 2002, Papa Giovanni Paolo II disse: "Non c'è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani" (Discorso ai cardinali americani, n. 3, 23 aprile 2002). Queste parole richiamano alla specifica responsabilità dei vescovi, dei superiori maggiori e di coloro che sono responsabili della formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Le indicazioni fornite nell'esortazione apostolica Pastores dabo vobis, nonché le istruzioni dei dicasteri competenti della Santa Sede, acquistano una crescente importanza in vista di un corretto discernimento vocazionale e di una sana formazione umana e spirituale dei candidati. In particolare si farà in modo che essi apprezzino la castità e il celibato e le responsabilità della paternità spirituale da parte del chierico e possano approfondire la conoscenza della disciplina della Chiesa sull'argomento. Indicazioni più specifiche possono essere integrate nei programmi formativi dei seminari e delle case di formazione previste nella rispettiva Ratio institutionis sacerdotalis di ciascuna nazione e istituto di vita consacrata e società di vita apostolica. Inoltre, una diligenza particolare dev'essere riservata al doveroso scambio d'informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono da un seminario all'altro, tra diocesi diverse o tra istituti religiosi e diocesi".
Codici di condotta
Gli operatori pastorali e le persone in posizioni di responsabilità sono naturalmente tenute a una condotta irreprensibile. Le istituzioni devono adottare codici di comportamento chiari che stabiliscano in modo netto i limiti nelle relazioni professionali tra gli operatori pastorali e le persone che a esse si rivolgono. Questi codici di condotta devono specificare in modo chiaro le conseguenze di una condotta scorretta.Il 30 aprile 2001, Papa Giovanni Paolo II promulgò il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, una legge speciale che ha inserito l'abuso sessuale di un minore di 18 anni commesso da un chierico nella lista dei crimini più gravi (delicta graviora), di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. La prescrizione per questo delitto è stata fissata a dieci anni a partire dal compimento del diciottesimo anno della vittima. La norma del motu proprio riguardava sia i chierici di rito latino sia quelli di rito orientale, il clero diocesano e quello religioso. Nel 2003, il cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ottenne da Papa Giovanni Paolo II alcune facoltà speciali al fine di snellire le procedure penali per i delitti più gravi. Queste misure comprendono l'uso del processo amministrativo penale, e, nei casi più gravi, la dimissione dallo stato clericale ex officio. Queste facoltà sono state inserite nella revisione del motu proprio approvato dal Santo Padre Benedetto XVI, il 21 maggio 2010. Nelle nuove norme la prescrizione nei casi di abuso di minori è fissata a 20 anni a decorrere dal compimento del diciottesimo anno di età della vittima. In casi individuali, quando le circostanze lo rendano opportuno, la Congregazione per la Dottrina della Fede può derogare da questo termine. Nell'attuale motu proprio rivisto è indicato anche il delitto canonico di acquisizione, possesso o distribuzione di materiale pedopornografico (cfr. art. 6, § 1, n. 2). A partire dal maggio 2011, una persona che abitualmente ha un uso imperfetto della ragione viene equiparata a un minore ai fini della definizione del reato canonico di abuso di un minore (art. 6, § 1, n. 1)
Collaborazione con le istituzioni
L'abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico o la violazione di un codice di condotta interno a un istituto, sia esso religioso o meno. È anche un reato perseguibile dalla legge civile. Anche se i rapporti con l'autorità civile variano da Paese a Paese, è importante cooperare con tale autorità. La Lettera Circolare della Congregazione per la Dottrina della Fede (3 maggio 2011) precisa ulteriormente che: "senza pregiudicare il foro interno sacramentale [il sigillo della confessione], va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche".
La cura
Un altro punto è la necessità che le istituzioni si prendano carico della cura delle vittime e degli autori degli abusi. Questa cura è anche intrinsecamente legata al compito della prevenzione. Sappiamo quanto spesso l'abuso generi ulteriori abusi, da una generazione all'altra. Sappiamo anche che se l'autore dell'abuso è lasciato a se stesso il rischio di recidiva è molto alto. Nel suo discorso ai vescovi irlandesi del 28 ottobre 2006, Papa Benedetto XVI ha dato un succinto e convincente resoconto della risposta che la Chiesa cattolica era chiamata a dare al problema: "Nei vostri sforzi continui di affrontare in modo efficace questo problema, è importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi". Nella sua Lettera ai cattolici d'Irlanda (19 marzo 2010), Papa Benedetto XVI si è rivolto anche agli autori degli abusi: "Vi esorto ad esaminare la vostra coscienza, ad assumervi la responsabilità dei peccati che avete commesso e ad esprimere con umiltà il vostro rincrescimento. Il pentimento sincero apre la porta al perdono di Dio e alla grazia del vero emendamento. Offrendo preghiere e penitenze per coloro che avete offeso, dovete cercare di fare personalmente ammenda per le vostre azioni. Il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio".
Il benessere dei bambini
Le istituzioni coinvolte dal comportamento scorretto dei loro operatori si trovano di fronte al dilemma di quale mansione futura affidare, se del caso, agli autori di abusi. Il benessere dei bambini e della comunità deve essere il criterio fondamentale in queste decisioni. Gli autori di abusi che non sono in grado di rispettare i limiti fissati perdono il diritto di servire la comunità.
Prevenzione
Siamo tutti in una fase di apprendimento. Le istituzioni, comprese le Chiese, faranno bene a mostrare la loro apertura alla ricerca e allo sviluppo nel campo della prevenzione degli abusi sui minori. Abbiamo tutti molto da imparare dalla psicologia, dalla sociologia e dalle scienze forensi. Tutto questo non esonera dal dovere di intraprendere un'onesta analisi per capire che cosa non ha funzionato nei tragici casi in cui non si è gestita la situazione e in cui la risposta agli abusi sui minori è stata inadeguata a causa di malintese preoccupazioni per il buon nome delle istituzioni che rappresentiamo.
Impegno e responsabilità
Nessuna strategia per la prevenzione degli abusi sui minori potrà mai funzionare senza impegno e responsabilità. Nel 2010, Papa Benedetto XVI si è rivolto senza mezzi termini ai vescovi d'Irlanda: "Soltanto un'azione decisa portata avanti con piena onestà e trasparenza potrà ripristinare il rispetto e il benvolere degli Irlandesi verso la Chiesa alla quale abbiamo consacrato la nostra vita. Ciò deve scaturire, prima di tutto, dal vostro esame di voi stessi, dalla purificazione interiore e dal rinnovamento spirituale. La gente dell'Irlanda giustamente si attende che siate uomini di Dio, che siate santi, che viviate con semplicità, che ricerchiate ogni giorno la conversione personale. Per loro, secondo l'espressione di sant'Agostino, siete vescovi; eppure con loro siete chiamati ad essere seguaci di Cristo (cfr. Discorso 340, 1). Vi esorto dunque a rinnovare il vostro senso di responsabilità davanti a Dio, a crescere in solidarietà con la vostra gente e ad approfondire la vostra sollecitudine pastorale per tutti i membri del vostro gregge. In particolare, siate sensibili alla vita spirituale e morale di ciascuno dei vostri sacerdoti. Siate un esempio con le vostre stesse vite, siate loro vicini, prestate ascolto alle loro preoccupazioni, offrite loro incoraggiamento in questo tempo di difficoltà e alimentate la fiamma del loro amore per Cristo e il loro impegno nel servizio dei loro fratelli e sorelle. Anche i laici devono essere incoraggiati a fare la loro parte nella vita della Chiesa. Fate in modo che siano formati in modo tale che possano dare ragione in modo articolato e convincente del Vangelo nella società moderna (cfr. 1 Pietro 3, 15), e cooperino più pienamente alla vita e alla missione della Chiesa. Questo, a sua volta, vi aiuterà a ritornare ad essere guide e testimoni credibili della verità redentrice di Cristo" (Lettera ai cattolici d'Irlanda, 19 marzo 2010, § 11).
 
Affido le mie parole conclusive al Vangelo di Matteo, capitolo 19: "Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Gesù però disse loro: "Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli". E dopo avere imposto loro le mani se ne partì" (Matteo, 19, 13-5).
Charles J. Scicluna,
promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede