Chiesa

Immigrazione. Migrantes: tutti responsabili per le morti in mare

venerdì 27 maggio 2016
"Morte e vita si sono affrontati in un prodigioso duello. La morte di decine di persone nel Mediterraneo e il salvataggio di una bimba orfana del Camerun sulla nave della Marina militare ci ricordano e attualizzano il passaggio della sequenza pasquale. E’ una lotta che certamente, per la speranza cristiana, avrà come esito la vita, ma che chiede impegno e responsabilità”. E’ quanto afferma oggi Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes dopo i recenti naufragi che hanno causato la morte di decine di persone. “La crescita esponenziale della vendita di armi da parte dei paesi europei – aggiunge il sacerdote - un piano Marshall per l’Africa che stenta a partire, i corridoi umanitari non lasciati alla buona volontà di qualcuno, ma organizzati da tutti i paesi europei e da altri paesi del mondo, in forza di un diritto internazionale che già li prevede, un’operazione nel Mediterraneo che non controlla fin dalla partenza i viaggi delle imbarcazioni nel Mediterraneo, un sistema di accoglienza non diffuso nei Paesi europei, un permesso di soggiorno per protezione umanitaria negato a tutti coloro che sono arrivati in Europa nel 2014 e nel 2015 e che attendono da oltre un anno e mezzo un permesso nei centri o che sono stati più volte rimandati da un paese all’altro, in attesa che si possa realmente e concretamente – grazie al piano Marshall per l’Africa – offrire condizioni per un rimpatrio assistito, sono gli atti di responsabilità che mancano all’Europa e che faranno ulteriormente crescere le morti nel Mediterraneo nei prossimi mesi, anche di numerosi bambini, e alimenteranno sfruttamento, violenze, oltre che la ricchezza dei trafficanti di esseri umani”. Nelle comunità cristiane – sottolinea il direttore Migrantes – “siamo chiamati ad alimentare, dopo l’appello di papa Francesco e il vademecum dei vescovi italiani, una corretta informazione sulle storie di chi sbarca sulle nostre coste, per evitare letture distorte e false che alimentano paure e discriminazioni; esperienze di accoglienza diffusa, in parrocchia e famiglia, che si aggiungono ai circa 2.000 luoghi accoglienza che ospitano nelle strutture ecclesiali oltre 23.000 persone; 1000 microprogetti che possano dare una segno chiaro e concreto di cooperazione allo sviluppo nei Paesi di origine delle persone migranti che sbarcano sulle nostre coste. A tutto questo si aggiunga una nuova storia di "obiezione di coscienza alle armi", a fronte di chi alimenta paura e sicurezza solo attraverso muri e armi diffuse. Dalla responsabilità di ciascuno per la pace e per la giustizia, per l’accoglienza e la cooperazione rinasce la democrazia in Europa e si prepara il futuro. Per l’Italia, Lampedusa, Pozzallo, Augusta e tutti i porti devono diventare una ‘porta aperta’ e non un luogo chiuso (hot spot) per salvare, accogliere e tutelare le vittime di conflitti, di disastri ambientali, di tratta e violenza” conclude  Perego.