Chiesa

Pensare la fede. «Liturgia, volto del primato di Dio»

di Gianni Cardinale venerdì 24 ottobre 2008
La pubblicazione del primo volume in tedesco dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger è stata l’occasione di poter leggere un nuovo testo inedito di Benedetto XVI. Il tomo presentato ieri l’altro infatti si apre con una Prefazione firmata dal Papa con la data della festa dei santi Pietro e Paolo (29 giugno) 2008. Nel testo, pubblicato per ora solo in tedesco, il Pontefice spiega perché ha desiderato che il primo volume dell’opera è stato dedicato ai suoi scritti sulla liturgia e ribadisce con teutonica puntigliosità la presa di posizione sul modo di celebrare Messa «con le spalle rivolte al popolo» che fece da cardinale non senza suscitare alcune polemiche.«Il Concilio Vaticano II – comincia la Prefazione – iniziò i suoi lavori con la discussione dello "Schema sulla Sacra Liturgia", che poi venne solennemente votato il 4 dicembre 1963 come primo frutto della grande assise della Chiesa con il rango di una Costituzione. Che il tema della liturgia si trovasse all’inizio dei lavori del Concilio e che la Costituzione sulla liturgia divenisse il suo primo risultato venne considerato a prima vista piuttosto un caso». «Dalla commissione preparatoria – ricorda il Papa – era stata messa insieme un’ampia serie di progetti. Ma mancava una bussola per poter trovare la strada in questa abbondanza di proposte. Fra tutti i progetti il testo sulla Sacra Liturgia sembrò quello meno controverso. Così esso apparve subito adatto per così dire come una specie di esercizio con il quale i Padri potessero apprendere i metodi del lavoro conciliare».Ma nella storia della Chiesa non tutto accade per caso. E infatti Benedetto XVI prosegue: «Ciò che a prima vista potrebbe sembrare un caso, si rivela, guardando alla gerarchia dei temi e dei compiti della Chiesa, come la cosa anche intrinsecamente più giusta. Cominciando con il tema "liturgia", si mise inequivocabilmente in luce il primato di Dio, la priorità del tema "Dio". Dio innanzitutto, così ci dice l’inizio della Costituzione sulla liturgia. Quando lo sguardo su Dio non è determinante ogni altra cosa perde il suo orientamento. Le parole della Regola benedettina Ergo nihil Operi Dei praeponatur (Quindi non si anteponga nulla all’Opera di Dio) valgono in modo specifico per il monachesimo, ma hanno valore come ordine delle priorità, anche per la vita della Chiesa e di ciascuno nella sua rispettiva maniera». «È forse utile qui – prosegue il Papa – ricordare che nel termine "ortodossia" la seconda metà della parola, doxa, non significa "opinione", ma "splendore", "glorificazione": non si tratta di una corretta "opinione" su Dio, ma di un modo giusto di glorificarlo, di dargli una risposta. Poiché questa è la domanda fondamentale dell’uomo che comincia a capire se stesso nel modo giusto: Come debbo io incontrare Dio? Così, l’apprendere il modo giusto dell’adorazione – dell’ortodossia – è ciò che ci viene donato soprattutto dalla fede».A questo punto il Papa spiega il motivo che lo ha portato a far iniziare la sua Opera omnia dalla liturgia. E scrive: «Quando ho deciso, dopo qualche esitazione, di accettare il progetto di una edizione di tutte le mie opere, mi è stato subito chiaro che vi dovesse valere l’ordine delle priorità del Concilio, e che quindi il primo volume ad uscire doveva essere quello con i miei scritti sulla liturgia. La liturgia della Chiesa è stata per me, fin dalla mia infanzia, l’attività centrale della mia vita, ed è diventata, alla scuola teologica di maestri come Schmaus, Söhngen, Pascher e Guardini, anche il centro del mio lavoro teologico. Come materia specifica ho scelto la teologia fondamentale, perché volevo innanzitutto andare fino in fondo alla domanda: "Perché crediamo?". Ma in questa domanda era inclusa fin dall’inizio l’altra sulla giusta risposta da dare a Dio, e quindi anche la domanda sul servizio divino. Proprio da qui debbono essere intesi i miei lavori sulla liturgia. Non mi interessavano i problemi specifici della scienza liturgica, ma sempre l’ancoraggio della liturgia nell’atto fondamentale della nostra fede e quindi anche il suo posto nella nostra intera esistenza umana».A questo punto il Papa nella Prefazione spiega che il testo centrale del libro è l’opera Lo spirito della liturgia pubblicato nel 2000 e offre un gustoso retroscena. «Purtroppo , quasi tutte le recensioni (della predetta opera, ndr) si sono gettate su un unico capitolo: "L’altare e l’orientamento della preghiera nella liturgia". I lettori delle recensioni hanno dovuto dedurne che l’intera opera abbia trattato solo dell’orientamento della celebrazione e che il suo contenuto si riduca a quello di voler reintrodurre la celebrazione della Messa "con le spalle rivolte al popolo"». «In considerazione di questo travisamento – ecco la rivelazione del Papa – ho pensato per un momento di sopprimere questo capitolo (di appena nove pagine su duecento) per poter ricondurre la discussione sul vero argomento che mi interessava e continua ad interessarmi nel libro. Questo sarebbe stato tanto più facilmente possibile per il fatto che nel frattempo sono apparsi due eccellenti lavori nei quali la questione dell’orientamento della preghiera nella Chiesa del primo millennio è stata chiarita in modo persuasivo. Penso innanzitutto all’importante piccolo libro di Uwe Michael Lang, Rivolti al Signore (edizione italiana: Cantagalli), ed in modo del tutto particolare al grosso contributo di Stefan Heid, Atteggiamento ed orientamento della preghiera nella prima epoca cristiana (in Rivista dell’Archeologia cristiana 72-2006), in cui fonti e bibliografia su tale questione risultano ampiamente illustrate e aggiornate. Il risultato è del tutto chiaro: l’idea che sacerdote e popolo nella preghiera dovrebbero guardarsi reciprocamente è nata solo nella cristianità moderna ed è completamente estranea in quella antica. Sacerdote e popolo non pregano certamente uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore. Quindi guardano nella preghiera nella stessa direzione: o verso Oriente come simbolo cosmico per il Signore che viene, o, dove questo non fosse possibile, verso una immagine di Cristo nell’abside, verso una croce, o semplicemente verso il Cielo, come il Signore ha fatto nella preghiera sacerdotale la sera prima della sua Passione (Gv 17,1)». «Intanto – aggiunge Benedetto XVI – si sta facendo strada sempre di più, fortunatamente, la proposta da me fatta alla fine del capitolo in questione nella mia opera: non procedere a nuove trasformazioni, ma porre semplicemente la croce al centro dell’altare, verso la quale possano guardare insieme sacerdote e fedeli, per lasciarsi guidare in tal modo verso il Signore, che tutti insieme preghiamo».Ma il Papa non vuole essere coinvolte nelle "guerre liturgiche" pure in corso. E infatti scrive: «Ma con questo ho forse detto troppo di nuovo su questo punto, che rappresenta appena un dettaglio del mio libro, e che potrei anche tralasciare. L’intenzione fondamentale dell’opera era quella di collocare la liturgia al di sopra delle questioni spesso grette circa questa o quella forma, nella sua importante relazione che ho cercato di descrivere in tre ambiti che sono presenti in tutti i singoli temi». E i tre ambiti citati dal Papa sono: l’intimo rapporto tra Antico e Nuovo Testamento; il rapporto con le religioni del mondo; il carattere cosmico della liturgia. «Sarei lieto – conclude il Papa prima dei ringraziamenti di rito – se la nuova edizione dei miei scritti liturgici potesse contribuire a far vedere le grandi prospettive della nostra liturgia e a far relegare nel loro giusto posto certe grette controversie su forme esteriori».L’Opera omnia di Ratzinger è pubblicata in tedesco da Herder di Friburgo. La versione italiana è curata dalla Libreria editrice Vaticana, e del volume che ospita la citata prefazione è prevista l’uscita a marzo; ne cura la pubblicazione una commissione presieduta dall’arcivescovo Angelo Amato (prefetto della Congregazione delle cause dei santi) e comprendente Elio Guerriero e padre Edmund Caruana; i traduttori sono Eulalia Biffi e Edmondo Coccia.