Chiesa

La lettera di Bartolomeo I a Napoli. «Elaborare una teologia dell'accoglienza»

Stefania Falasca venerdì 21 giugno 2019

«Il grande pericolo che oggi attraversa il concetto di accoglienza è che non più percepito dai popoli cristiani come dettame evangelico ed esempio della fratellanza umana, ma come una “invasione” di popoli su altri popoli. Questo sentimento deve essere fortemente evitato oggi, anche dalle nostre Chiese, affinché non si realizzi il binomio accoglienza-invasione».
Con queste riflessioni anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha voluto dare il suo contributo al convegno partenopeo sulla Veritatis Gaudium nel contesto del Mediterraneo che vede oggi la presenza di Papa Francesco alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Manifestando la sua piena sintonia con il Papa, con una lettera inviata al vice-preside della Facoltà ha espresso l’importanza di elaborare una teologia dell’accoglienza, adatta al nuovo contesto del Mediterraneo.
Per il Patriarca ecumenico di Costantinopoli il tema del contesto del Mediterraneo e il tema dell’accoglienza sono due temi che fondano il loro postulato principale sul concetto di dialogo nei suoi multiformi aspetti, ma anche sulle dinamiche ed introversioni che esso contiene.
Se il Mare Nostrum, il mare tra le terre, è stato culla di storia, civiltà, lingue, culture e religioni capaci di interconnessioni e di scambi, che hanno guidato i processi sociali dell’intera area per secoli, contribuendo alla crescita dei popoli che ad esso si affacciano e nel quale il cristianesimo ha giocato un ruolo fondamentale, oggi – fa osservare Bartolomeo nella lettera – questo mare d’incontro non è più tale, è anzi piuttosto visto come confine da non valicare tra nord e sud del mondo. E questo, a suo avviso, pone «interrogativi allo stesso concetto di accoglienza dello straniero di cui il cristianesimo è espressione massima».
«L’accoglienza – afferma – non può pertanto limitarsi ad una opera di assistenza, ma deve guardare al tema della verità e della giustizia, per comprendere le cause, curarne gli effetti e testimoniare con forza il pericolo di vecchie e nuove schiavitù dell’essere umano, celate molte volte sotto forme di un acceso buonismo, di subdoli concetti di libertà illimitate, le cui conseguenze stanno affiorando prepotentemente all'interno di molti popoli, anche cristiani».
Per Bartolomeo I è quindi necessario esaminare con cura il modo di accogliere, il perché accogliere, ma soprattutto il come accogliere, nel rispetto delle popolazioni locali.
«L’accoglienza – sostiene – deve diventare principalmente integrazione, ma mai sincretismo. Se vi è la necessità di una giustizia mondiale per molti popoli in movimento, vi è anche la giustizia dei popoli che aprono i propri confini. C’è il dovere evangelico ed umano di accogliere chi è in difficoltà, ma c’è anche il dovere di chi viene accolto di rispettare tradizioni, costumi, fedi di coloro che lo accolgono».