Chiesa

Il vocabolario del Papa. La GIOIA è l'arte di saper dire "grazie"

Nicoletta e Davide Oreglia responsabili dell'Ufficio famiglia della diocesi di Mondovì giovedì 13 marzo 2014
Le parole di Papa Francesco in questo suo anno di pontificato ci invitano a cercare la gioia e a custodirla. Per trovare la gioia bisogna innanzitutto mettere gli occhi su Gesù che ci apre all'arte del ringraziamento. Anche nelle giornate più buie c'è in noi almeno una cosa per cui ringraziare. Un gesto piccolo che lo sposo, la sposa, un figlio, un amico ci hanno regalato. Nelle nostre case c'è tanta gioia che attende di essere accolta, magari non vestita a festa ma con gli abiti quotidiani. C'è la gioia dello stare insieme, la gioia del divano condiviso, a volte a suon di gomitate, per guardare le foto dell'estate trascorsa, un film o un cartone animato insieme. Quando tutti stiamo per goderci il piacere di vivere un momento comune che, sappiamo già, diventerà patrimonio della storia di casa nostra. Poi c'è la gioia della cucina, la stanza in cui ci fermiamo quando vogliamo non stare da soli, perché di lì prima o poi passano tutti e allora, tra una merenda e uno spuntino ecco la gioia di avere una rete che ti avvolge con i suoi sentimenti, progetti scanditi con toni e tempi diversi per ognuno. La gioia di sapere che qualcuno c'è mi viene a cercare, sempre. La gioia della tavola, del cibo consumato insieme, del tempo in cui siamo tutti insieme occhi negli occhi, allo stesso piano, grandi e piccini e lasciamo che le parole di tutti si intreccino a volte senza grande logica. La gioia della casa silenziosa, quando sperimentiamo che anche i figli più tenaci prima o poi si addormentano e noi sposi ci ritroviamo da soli... La gioia di avere ospiti e condividere, la gioia di accogliere i bisognosi e provare a stare con loro. La gioia di tornare e trovare chi ti attende, anche se mentre ti abbraccia già ti sta chiedendo 100 cose alla velocità della luce. La gioia di avere qualcuno che fa il tifo per te, la gioia di sentire i figli che litigano e poi fanno pace. La gioia di celebrare la pace fatta fra gli sposi, perché dei litigi ci ricordiamo sempre con tanta puntualità, ma del momento in cui abbiamo fatto la pace quasi mai! La gioia di scoprire che non ce la faremo a far tutto, perché abbiamo solo due braccia, una testa e 24 ore come tutti in una giornata ma ci sarà Qualcuno che penserà a tutti. La gioia dei momenti speciali, le feste, le guarigioni, le riappacificazioni; i momenti in cui il nostro cuore scatta una fotografia che resterà impressa dentro di noi. E scoprire che in questa foto non si è mai da soli sì perché la gioia viene da Dio e a Lui ci porta attraverso i fratelli, ci avvicina e consolida le relazioni. Non porta invidia, non svilisce ciò che capita di buono ai nostri fratelli, ma riempie anche i cuori di coloro che fanno da spettatori e basta!  E poi c'è la gioia più importante, quella possibile... quella che possiamo gustare anche quando... il nostro stomaco è stretto dalle tribolazioni, dalle paure, dal dolore. E' un fiore che sboccia anche se attorno c'è il gelo Ecco cosa vuol dire essere culla della vita: dare testimonianza con la nostra vita che c'è un Dio che ci avvolge con tutto l'amore possibile e generare figli aperti alla speranza e cercatori di gioia.