Chiesa

L'isola. Lampedusa apre le sue porte sante

lunedì 18 gennaio 2016
Lampedusa ha aperto due porte sante in occasione della giornata mondiale del migrante e del rifiugiato. L'isola, da sempre simbolo in prima linea per la sua posizione geografica, ha salvato e accolto sulle sue coste migliaia e migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà.  Domenica mattina è stata inaugurata la “Porta d’Europa” - scelta dal cardinale di Agrigento Montenegro come luogo giubilare - con una sosta di preghiera e di riflessione sul tema della Giornata “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”. Alle 11, nella parrocchia San Gerlando, il porporato ha presieduto una celebrazione eucaristica e consegnato il Crocifisso, dono di Papa Francesco, alla comunità di Lampedusa. Si tratta del Crocifisso, formato da remi di barche, regalato dal presidente cubano Raúl Castro al Papa durante il suo viaggio apostolico a Cuba. Parlando della porta dell'Europa, Montenegro ha spiegato che è stata scelta perché, "nella sua laicità, rappresenta la porta che ci apre verso l’Africa e che apre all’Africa la strada verso l’Europa. Sappiamo che dove c’è la sofferenza il terreno è sacro, ed è per questo che invito i lampedusani e non solo loro a vivere quest’opera d’arte: andate verso essa come pellegrini. Passiamo attraverso essa annunciando la nostra voglia di cambiare”. Sabato pomeriggio il cardinale Montenegro ha aperto la porta santa presso il Santuario della Madonna di Porto Salvo. "Questa occasione straordinaria costituita dall’apertura di una Porta Santa a Lampedusa, anzi di due, è la risposta di Dio alla vostra disponibilità e alla vostra accoglienza ed è un monito: quante volte vi hanno chiesto "chi ve lo fa fare" o vi hanno detto che "è pericoloso" o vi hanno invitato a "guardare dall’altra parte"! Ebbene io vi dico che se il vostro cuore batte solo per Dio non basta. Deve battere per Dio e per i fratelli e battere con lo stesso ritmo".

Il cardinale Montenegro apre la Porta Santa del santuario dellaMadonna di porto Salvo (Foto Mauro Buccarello) Il vescovo di Agigento ha espresso un auspicio per Lampedusa e la sua popolazione, da sempre in prima linea sul fronte dell'accoglienza e troppo spesso teatro di tragedie del mare: "Che questa isola resti sempre una porta aperta dove trovare cuori spalancati. Sappiamo che chi arriva alle nostre coste ha fame di pane, ma nessuno vi dirà mai che non ha fame di amore! E dandogli nostro possiamo cambiare la storia del mondo".

Un momento della cerimonia a Lampedusa (Foto Mauro Buccarello)“Parlando di misericordia, invitando i fedeli a conoscere la misericordia di Dio in questo speciale anno giubilare e sentendoci chiamati a diventare noi stessi segno di misericordia, non era possibile non pensare a Lampedusa: quest’isola è una porta aperta che accoglie chi viene da lontano. I vostri cuori sono il segno di mondo possibile, di un amore sperimentato sulla pelle e trasformato, giorno dopo giorno, emergenza dopo emergenza, in accoglienza ed esempio”. Ha detto ancora il cardinale Montenegro aprendo la Porta santa presso il Santuario della Madonna di Porto Salvo. Ad aprire la processione e ad attraversare con lui la Porta giubilare, alcuni migranti giunti dalle coste africane – “la più preziosa delle presenza in questo giorno così speciale” ha detto Montenegro – e suore di diversa nazionalità che hanno deciso di vivere nell’accoglienza di chi arriva da lontano la loro vocazione.

Il santuario della Madonna di porto Salvo a Lampedusa (Foto Mauro Buccarello)“Vorrei che questo momento restasse scritto nei vostri cuori – ha detto il cardinale ai lampedusani – perché, incontrandoci, sentiamo la carezza di Dio. Sappiamo tutti come l’isola viene spesso dimenticata da chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica. Noi siamo gli ultimi e, forse per questo, abbiamo un cuore ancora più grande per chi, nelle dinamiche del mondo, occupa l’ultimo posto. Voi subite la dimenticanza dei potenti, siete quelli che più e prima aprite i vostri cuori quasi per una sorta di sintonia, per il vostro vivere la stessa condizione e la stessa sofferenza”.
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