Chiesa

Noi laici. Dal Toso - Cnal: «Serve rompere gli indugi»

Giacomo Gambassi mercoledì 20 maggio 2015
Si fa fatica, da laici, a dedicare tempo, mente e cuore a «un servizio autenticamente cristiano». E Paola Dal Toso, docente di storia dell’educazione e della pedagogia all’Università di Verona e segretaria generale della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, scatta come una fotografia della ritrosia all’impegno. «C’è un laicato che è scoraggiato perché non trovare sponda nei sacerdoti o nei vescovi. Ma c’è anche un laicato che in determinati contesti è del tutto assente. Oggi appare più semplice dedicarsi al volontariato in quanto offre gratificazioni umane immediate; invece impegnarsi da cristiani in politica o nel sociale ha bisogno di faticose mediazioni e spesso il credente si sente solo. Di fatto anche chi ha questi talenti non viene sostenuto a dovere o non trova una comunità di riferimento con cui confrontarsi».Allora ben vengano le parole di papa Francesco che nell’intervento con cui ha aperto la 68ª Assemblea generale della Cei invita a «rafforzare l’indispensabile ruolo dei laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono. «Bergoglio – sottolinea Dal Toso – si rivolge ai vescovi e chiede loro di lasciare il dovuto spazio ai laici nella Chiesa. Ma esorta anche i laici a rompere gli indugi. È una sorta di doppio scossone, al clero e al laicato, quello giunto da Francesco».Il Pontefice evidenzia la necessità di una «formazione cristiana autentica». «Forse siamo stati latitanti in questo ambito negli ultimi tempi – afferma la docente –. Nella Chiesa italiana operano associazioni e movimenti che si propongono obiettivi formativi, ma non sempre il loro operato viene valorizzato. Inoltre le parrocchie hanno così tante urgenze che talvolta finiscono per relegare in un angolo la formazione. Ne è la prova il fatto che il decennio dedicato dalla Cei all’educazione non abbia trovato un’appropriata concretizzazione nelle diocesi e nelle parrocchie».Al Papa non piacciono i “vescovi-pilota” o i “monsignori-pilota” che dirigono i laici quasi fossero marionette. «Ho letto le indicazioni di Bergoglio anche alla luce di alcune iniziative discutibili di pastori che, soprattutto in questo frangente elettorale, hanno creato disagio – sostiene la segretaria Cnal –. Non si è abituati alla corresponsabilità e a sentire la voce dei laici prima di prendere una decisione». Poi capita di imbattersi anche nel clericalismo del laicato. «Ritengo che sia legato alla carenza di formazione. Non si è sufficientemente preparati ad affrontare le proprie responsabilità. Così si va dal parroco o dal vescovo per avere istruzioni».