Chiesa

Roma. La «carità del Papa». Abbraccio agli ultimi

Gianni Cardinale sabato 27 giugno 2015
Domani, vigilia della solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, si celebra la “Giornata per la carità del Papa” in tutte le diocesi del mondo, con la raccolta di quello che viene storicamente chiamato l’Obolo di San Pietro. In questa occasione, come ricorda il cardinale vicario Agostino Vallini, «tutti siamo invitati ad offrire il nostro contributo per sostenere il Santo Padre nella sua azione di aiuto ai tanti poveri che a lui si rivolgono ». «Papa Francesco – scrive il porporato – con il suo magistero e le sue iniziative non cessa di ricordarci come la testimonianza della carità sia la caratteristica distintiva dei discepoli di Gesù, i quali proprio dall’amore reciproco saranno riconosciuti come tali dagli uomini». E «questa giornata – prosegue – ci aiuta a tenere desta questa coscienza e a evitare che, come il Santo Padre ha scritto nella Bolla di indizione per il Giubileo della misericordia, “cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo, nel cinismo che distrugge”». Il cardinale Vallini si rivolge in modo particolare ai parroci e ai rettori di chiese affinché venga spiegato «l’importanza e il significato di questo gesto di carità, che per la nostra Chiesa diocesana è del tutto particolare, essendo il Papa il nostro vescovo». L’Obolo di San Pietro viene raccolto non solo nell’Urbe, dove collaboreranno all’iniziativa i soci del Circolo San Pietro, ma in tutto l’orbe cattolico.  Quella dell’Obolo è una storia antica e moderna allo stesso tempo. Antica perché ha radici evangeliche. I primi cristiani che si riunivano intorno agli apostoli mettevano infatti in comune le loro sostanze per venire incontro alle necessità dei fratelli più deboli e bisognosi ed è nell’ottavo secolo comunque che gli anglosassoni 'inventano' il cosiddetto Denarius Sancti Petri a favore del successore di Pietro. Moderna perché l’Obolo così come lo conosciamo oggi è stato normato dal beato Pio IX con l’enciclica Saepe venerabilis emanata nel 1871, dopo che la Santa Sede si era trovata in uno stato di particolare debolezza e vulnerabilità materiale in conseguenza della fine dello Stato pontificio.  Così nel giorno della solennità dei santi Pietro e Paolo, o nella domenica più vicina, in tutte le Chiese del mondo ogni singolo fedele è invitato ad offrire il suo contributo, piccolo o grande a seconda della propria disponibilità e generosità, in favore del Papa. E questo invito riguarda tutte le comunità e non solo quelle più facoltose. L’Obolo raccolto (78 milioni di dollari nel 2013, ultimo dato disponibile) è nella immediata disponibilità del Papa che lo distribuisce a seconda delle necessità. Direttamente o attraverso organismi come la Segreteria di Stato, il Pontificio Consiglio Cor Unum e altri ancora. Mentre l’Elemosineria apostolica utilizza  per lo più elemosine fatte giungere direttamente al Papa. Solitamente il Pontefice fa giungere il suo aiuto in casi di calamità naturali o a Chiese locali e popolazioni particolarmente provate. Domani quindi in tutte le chiese italiane si celebrerà la Giornata per la carità del Papa promossa dalla Cei. Un appello cui ha aderito anche Avvenire che, come lo scorso anno, devolverà il ricavato di ogni copia del quotidiano venduta in edicola o nelle parrocchie per colletta nazionale della Giornata che confluirà nell’Obolo di San Pietro.