Chiesa

L'ANGELUS DI SANTO STEFANO. Il Papa: «Dio tocchi il cuore dei rapitori»

giovedì 25 dicembre 2008
«Nell’atmosfera natalizia si avverte più forte la preoccupazione per quanti si trovano in situazioni di sofferenza e di grave difficoltà. Il mio pensiero va, tra gli altri, alle due consacrate italiane: Maria Teresa Olivero e Caterina Giraudo, appartenenti al Movimento contemplativo missionario Padre de Foucauld, sequestrate, da più di un mese e mezzo, insieme a un gruppo di loro collaboratori locali, nel villaggio di El Waq, al nord del Kenya. Vorrei che in questo momento sentissero la solidarietà del Papa e di tutta la Chiesa. Il Signore, che nascendo è venuto a farci dono del suo amore, tocchi il cuore dei rapitori e conceda quanto prima a queste nostre sorelle di essere liberate per poter riprendere il loro disinteressato servizio ai fratelli più poveri». Con queste parole il Papa ha ricordato le due suore rapite in Kenya durante l'Angelus  di Santo Stefano, invitando tutti i cristiani a pregare per la loro liberazione. Benedetto XVI ha ricordato anche i numerosi sequestri di persone in altre parti del mondo «di cui non sempre si ha chiara notizia: penso ai sequestrati sia per motivi politici che per altri motivi in America Latina, in Medio Oriente, in Africa. La nostra solidale preghiera sia in questo momento per tutti loro di intimo, spirituale aiuto».Il messaggio Urbi et Orbi. Nella notte di Natale Gesù «è nato per tutti gli uomini». E come Maria lo ha mostrato ai pastori, e a quanti sono arrivati presso la grotta di Betlemme, così oggi la Chiesa ha il compito di mostrarlo all'interà umanità, in particolar modo quella che soffre in diverse parti del mondo: dal Congo al Darfur fino al Sudan e al Libano, in Iraq, in Medio Oriente, in Terrasanta. Non ha dimenticato nessuna sofferenza, e nessun conflitto, il Papa, nella tradizionale recita del messaggio Urbi et Orbi in piazza San Pietro, nel giorno del Santo Natale. «Dove la dignità e i diritti della persona umana sono conculcati; dove gli egoismi personali o di gruppo prevalgono sul bene comune; dove si rischia di assuefarsi all’odio fratricida e allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; dove lotte intestine dividono gruppi ed etnie e lacerano la convivenza - ha detto il Papa -; dove il terrorismo continua a colpire; dove manca il necessario per sopravvivere; dove si guarda con pprensione ad un futuro che sta diventando sempre più incerto, anche nelle Nazioni del benessere: là risplenda la Luce del Natale ed incoraggi tutti a fare la propria parte, in spirito di autentica solidarietà. Se ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina». L'omelia della notte di Natale: «Vigilate». Durante il tradizionale messaggio Benedetto XVI è tornato anche sul concetto di "veglia", centrale nell'omelia della Santa messa di mezzanotte di quest'anno: «Luca ci dice che i pastori  "vegliavano" - ha spiegato il Papa durante la messa nella notte di Natale -. Possiamo così sentirci richiamati a un motivo centrale del messaggio di Gesù, in cui ripetutamente e con crescente urgenza fino all’Orto degli ulivi torna l’invito alla vigilanza – a restare svegli per accorgersi della venuta del Signore ed esservi preparati. Pertanto anche qui la parola significa forse più del semplice essere esternamente svegli durante l’ora notturna. Erano persone veramente vigilanti, nelle quali il senso di Dio e della sua vicinanza era vivo. Persone che erano in attesa di Dio e non si rassegnavano all’apparente lontananza di Lui nella vita di ogni giorno. Ad un cuore vigilante può essere rivolto il messaggio della grande gioia: in questa notte è nato per voi il Salvatore. Solo il cuore vigilante è capace di credere al messaggio. Solo il cuore vigilante può infondere il coraggio di incamminarsi per trovare Dio nelle condizioni di un bambino nella stalla. Preghiamo il Signore affinché aiuti anche noi a diventare persone vigilanti».