Chiesa

Migranti. Il grazie a Francesco dai volontari delle organizzazioni umanitarie

Nello Scavo lunedì 22 aprile 2019

Anche Giorgia era tra la folla che guardava al Colosseo. Sapeva che alla Via Crucis avrebbero parlato di quelli come lei che da anni tra ostacoli, denunce, minacce sono lì dove ci sono braccia da tirar fuori dal mare. Anche capitan Riccardo e Luca e molti altri volontari delle organizzazioni umanitarie europee hanno seguito, chi pregando, chi nel silenzio, chi trattenendo le lacrime, le Stazioni di un calvario che mille e mille volte hanno incontrato nello sguardo stanco e nelle cicatrici di chi finalmente non doveva più temere di vedersi afferrare. Sapevano i volontari delle Ong che durante la Via Crucis ci sarebbe stato un pensiero per loro. «Mentre nel mondo si vanno alzando muri e barriere – è stata la meditazione in una delle Stazioni –, vogliamo ricordare e ringraziare coloro che con ruoli diversi, in questi ultimi mesi, hanno rischiato la loro stessa vita, particolarmente nel Mar Mediterraneo, per salvare quella di tante famiglie in cerca di sicurezza e di opportunità. Esseri umani in fuga da povertà, dittature, corruzione, schiavitù». Ma è stato difficile per tutti trattenere l’emozione quando, alla fine, Francesco ha ricordato «la croce dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici».
A bordo delle navi Giorgia Linardi c’è stata decine di volte. Ha salvato vite e ne ha visto perdere altre. A bordo ha issato gli abbracci di chi ce l’ha fatta e gli occhi sbarrati per sempre di chi non aveva più neanche un respiro. «Parlo da portavoce di Sea Watch – dice appena dopo la benedizione – ma prima di tutto da persona che da anni si batte perché nessuno sia lasciato annegare nel Mediterraneo, cosa che ho visto purtroppo diverse volte. Le parole del Papa mi toccano personalmente e toccano tutti noi: un’organizzazione fatta prima di tutto di persone». Giovani e meno giovani i quali proprio perché hanno visto quel che accade nel Mediterraneo sentono «la responsabilità di fare di tutto e di non arrendersi per salvare altre vite e testimoniare quello che accade». Sapere che il Papa «ci sostiene nella difesa di diritto alla vita in quel tratto di mare appena più a sud dei nostri o ombrelloni è per tutti da monito e incoraggiamento».


Gratitudine che gli spagnoli di Open Arms esprimono attraverso il comandante Riccardo Gatti, protagonista di migliaia di salvataggi e che con il suo equipaggio è stato minacciato dalla cosiddetta Guardia costiera libica (smitragliate comprese) e dall’incessante pressione della politica europea che non vuole testimoni scomodi in mare. «Le parole del Papa si scontrano con ciò che i poteri politici, che sembrano dilagare in Europa e nel mondo, stanno cercando di costruire: il disprezzo della vita, calpestando la dignità umana», commenta Gatti. «Con il sostegno di chi la pensa come papa Francesco continueremo nella nostra opera. Il suo messaggio, rivoluzionario di questi tempi, ci dà forza e speranza».
Dopo avere ricevuto il sostegno di tante parrocchie e gruppi ecclesiali di tutta Italia, la missione Mediterranea, che con la nave Mare Jonio è appena rientrata dal Mar Libico e già sta affrontando le prevedibili “ispezioni” per ordine di chi vorrebbe non riprendesse più il mare, nel corso delle prossime navigazioni avrà a bordo anche un sacerdote. Per tutti loro le meditazioni della Via Crucis sono state come l’abbraccio inatteso che spinge a non rassegnarsi. «Ci dà tanta forza per andare avanti, nonostante tutto. L’orrore che vediamo quotidianamente accadere nel mare Mediterraneo – ricorda il capo missione Luca Casarini, indagato per aver salvato 49 persone il 18 marzo – rischia di soffocare il nostro cuore. Di farci diventare ciechi. Guardare in faccia questo orrore, e provare a contrastarlo, opporre la vita alla morte, l’amore all’odio, ci salva. Siamo noi i salvati. E il Papa ce lo ricorda sempre. Grazie Francesco».