Chiesa

Caritas. Giubileo, un fondo per condonare i debiti delle famiglie

giovedì 19 marzo 2015
"Ancora non sappiamo con quali strumenti, ma stiamo pensando ad un’iniziativa per rendere possibile condonare il debito delle famiglie romane”. È questa una delle iniziative a cui sta lavorando la diocesi di Roma in vista del Giubileo della Misericordia. A darne notizia è stato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana romana, al termine della presentazione della “Settimana della carità”. Parlando degli effetti della crisi economica, monsignor Feroci ha aggiunto che “dal nostro punto di vista non abbiamo segnali di ripresa, anzi sembrano aumentare le difficoltà soprattutto delle famiglie”. Di qui l’idea di un’iniziativa straordinaria per il Giubileo: “Vorremmo istituire un fondo famiglie - ha affermato il direttore della Caritas - per sostenere quelle maggiormente in difficoltà e i loro bisogni”. Monsignor Feroci si è augurato che il Giubileo “aumenti l’attenzione agli ultimi” e per questo “vorremmo siano istituiti tavoli per risolvere i problemi dei senzatetto (6-7mila sono le persone che a Roma vivono e dormono per strada), degli immigrati, dei rom e delle persone coinvolte nel gioco d’azzardo”. “Il Giubileo serva per porre attenzione su poveri e ultimi e non occasione di business per qualcuno”, ha concluso il direttore della Caritas. La settimana della Carità a Roma La Chiesa di Roma domenica 22 marzo celebra la “Giornata della carità”. In questa data la Diocesi promuove la giornata di animazione e preghiera per la carità e in tutte le chiese sarà fatta la colletta a favore delle famiglie cristiane che vivono in Iraq. «Siamo loro vicini e preghiamo insistentemente perché al più presto si ponga fine all’intollerabile brutalità di cui sono vittime i cristiani in Iraq e in Siria, dove non cessano violenze e sequestri di persona. Vogliamo assicurare a quanti sono coinvolti in queste situazioni che non li dimentichiamo». È l’appello lanciato lo scorso 1° marzo durante l’Angelus da Papa Francesco chiedendo «a tutti, secondo le loro possibilità, di adoperarsi per alleviare le sofferenze di quanti sono nella prova, spesso solo a causa della fede che professano». Le altre iniziative La colletta di domenica aprirà una settimana di iniziative che l’ufficio diocesano promuove come tradizione alla fine della Quaresima. Una «Settimana della carità» che quest’anno coincide con le celebrazioni per il 35° anniversario del martirio del vescovo salvadoregno Oscar Romero. Con il tema «La carità più grande è dare la propria vita», saranno due le celebrazioni promosse dal Comitato romano, presieduto dalla Caritas, a ricordo del martire della giustizia e della fede che verrà beatificato il 23 maggio. Domenica 22 marzo, alle ore 9.30, una solenne concelebrazione dell’Eucaristia a Santa Maria in Traspontina (via della Conciliazione 14) presieduta dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. Al termine della Messa, animata dalle comunità latinoamericane presenti nella Capitale, i partecipanti si recheranno in marcia verso piazza San Pietro per assistere all’Angelus. Martedì 24, alle ore 19, monsignor Romero sarà ricordato in una veglia ecumenica presso la basilica dei Santi Apostoli (piazza Santi Apostoli 51) a cui parteciperà anche il vescovo Matteo Zuppi, ausiliare per il settore Centro. «Una preghiera commenta monsignor Feroci – in cui ricorderemo anche i tanti martiri dei nostri giorni e quanti, come i cristiani di Iraq e Siria, sono perseguitati e in pericolo per la loro testimonianza di fede». Riti della Via Crucis Le iniziative liturgiche prevedono anche due riti della Via Crucis: venerdì 27 marzo, alle 16 avrà luogo quella con i detenuti dei quattro istituti penitenziari di Rebibbia, animata dal gruppo Volontari in Carcere della Caritas e presieduta da monsignor Feroci. Alle 19 si terrà una seconda Via Crucis nel parco di Villa Glori ai Parioli, organizzata dai residenti delle case famiglia per malati di Aids con le parrocchie della VI prefettura e presieduta dal vescovo Guerino Di Tora, ausiliare per il settore Nord. La Caritas in cifre nel 2014 Più di 7.800 volontari nei 45 centri diocesani per dare da mangiare a quasi 13 mila persone, accogliere 2.400 senza dimora, curare 5.700 malati indigenti. Migliaia di volontari nelle parrocchie per dare “ascolto” a 42mila famiglie. Oltre 348mila pasti distribuiti, 186mila pernottamenti, 15mila prestazioni sanitarie, 10mila visite domiciliari a famiglie e anziani. Sono alcuni numeri dell’animazione alla carità realizzata nel corso lo scorso anno dalle comunità parrocchiali della Diocesi di Roma, contenuti nel rapporto "Caritas in crifre 2014", presentato oggi dalla Caritas di Roma in occasione della Giornata della carità. Anche un lavoro pedagogico che, nel corso del 2014, ha coinvolto anche più di 8mila studenti delle scuole romane, la partecipazione a 200 convegni e seminari, i corsi di formazione per medici e giornalisti, un master universitario e la pubblicazione di 8 libri e sussidi pastorali. Non mancano le emergenze a cui la Caritas è stata chiamata a rispondere, segnalate nel rapporto con numeri che ne evidenziano la drammatica attualità: i richiedenti asilo provenienti dall’Africa e dalla Siria a cui si aggiungono, negli ultimi mesi dell’anno, crescenti flussi provenienti dall’Ucraina; i senza dimora malati che, una volta dimessi dagli ospedali, non hanno luoghi idonei per proseguire le cure o vivere un periodo di convalescenza; i nuclei familiari che vivono in strada perché hanno perso la casa; i minori stranieri non accompagnati, in aumento soprattutto quelli provenienti dall’Egitto e prossimi alla maggiore età. "Il 2014 è stato un anno difficile - spiega monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana -, che ha richiesto alle comunità cristiane una testimonianza più viva e visibile, attenta ai fratelli emarginati e vicina alle tante persone in difficoltà. In un contesto in cui gli “ultimi” della nostra città – poveri, rifugiati, rom, minori non accompagnati ed ex detenuti – sono le prime vittime di una crisi etica e morale». La città, poi, con i fatti di “mafia Capitale”, secondo il direttore della Caritas, «è stata messa a dura prova da politiche e atteggiamenti che non avevano al centro la persona, per le tante difficoltà di una comunità in cui alle relazioni si sostituiscono interessi, alle politiche il conflitto, ai diritti le rivendicazioni». Per monsignor Feroci «ringraziamo il Signore per le tante risposte che sono state date. La Chiesa di Roma ha continuato a essere un faro che illumina quanti chiedono giustizia, un punto di riferimento per chi è in difficoltà, una voce di denuncia per sollecitare politiche inclusive e partecipate. Le parrocchie sono state luoghi di prossimità nei territori della Capitale, dove la comunità ha potuto ritrovarsi nel servizio agli ultimi».