Chiesa

Firenze. «Noi, giovani del Mediterraneo ferito ambasciatori di dialogo e di fiducia»

Giacomo Gambassi, inviato a Firenze sabato 26 febbraio 2022

I giovani del Mediterraneo a Rondine-Cittadella della pace

Si notano subito in mezzo ai vescovi del Mediterraneo. Con i lori sorrisi e i capelli lunghi. Ed entrambe giovani donne. Amira Kalem arriva dall’Algeria; Nadežda Mojsilovic è originaria della Bosnia ed Erzegovina. Sono venute fino a Firenze per dire il loro “grazie”. «Ai vescovi – spiegano all’unisono – che ci stanno permettendo di realizzare i nostri progetti di riconciliazione dal basso e di poter gettare nei Paesi dove viviamo piccoli semi di fraternità». Rappresentano gli undici ragazzi del Nord Africa, dei Balcani e del Medio Oriente, protagonisti dell’opera-segno che la Cei, attraverso la Caritas italiana, ha voluto lasciare all’intero bacino dopo il primo incontro dei pastori del Mediterraneo a Bari nel 2020.

Un percorso di formazione e accompagnamento per un drappello di “giovani leader di pace” che, con le loro iniziative concrete e start-up nate grazie alla spinta della Chiesa italiana, vogliono testimoniare nelle proprie terre, spesso segnate da conflitti e divisioni, che un “altro” Mediterraneo è possibile. «Un Mediterraneo dove l’apertura, il dialogo, la convivialità, il rispetto, l’amicizia sono pane quotidiano», affermano le due ragazze che questo pomeriggio saranno presenti alla tavola rotonda ospitata dal teatro del Maggio musicale fiorentino dove vescovi e sindaci si confronteranno in un dibattito pubblico.

Se due anni fa il forum “Mediterraneo frontiera di pace” era diventato anche una frontiera di educazione e di slancio “giovane”, lo stesso accadrà con l’appuntamento di Firenze. «Ancora una volta saremo a fianco di dodici ragazzi di tutta l’area per aiutarli a comprendere che le differenze culturali o le varie appartenenze religiose non si traducono per definizione in muri o generano scontri», spiega Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine-Cittadella della pace. È nel piccolo borgo medievale alle porte di Arezzo che i giovani del Mediterraneo resteranno per un anno e frequenteranno un master all’Università di Siena. Abiteranno nello Studentato internazionale che da oltre due decenni fa vivere fianco a fianco i “nemici” dei Paesi in frizione.

«La sfida è quella della gestione creativa del conflitto», spiega Vaccari. E in Toscana elaboreranno i loro progetti sociali che impianteranno nelle proprie nazioni quando torneranno a casa: iniziative educative, di ricerca, di dialogo fra le fedi e le culture, di aiuto ai più fragili (come quella di Amira che in Algeria punta sull’integrazione dei bambini disabili).

Per raccogliere nel concreto l’eredità del doppio forum di Firenze, il nuovo gruppo di ragazzi sarà selezionato attraverso i vescovi e i sindaci. «E insieme li accoglieranno nei rispettivi Paesi e si impegneranno per il successo delle loro attività come piccoli segni per stabilire relazioni di fiducia nei territori», avverte Vaccari. E conclude: «Anche così vogliamo contribuire a realizzare il sogno di Giorgio La Pira e dire che i giovani possono insegnarci a “pensare mediterraneo”».