Chiesa

Il cardinale Betori. «Firenze, laboratorio di dialogo e pace per il Mediterraneo»

Giacomo Gambassi domenica 13 febbraio 2022

Il centro di Firenze visto da piazzale Michelangelo

Occorre «fare di questa città il centro di attrazione dei popoli del Mediterraneo». È passato oltre mezzo secolo da quando il sindaco “santo” di Firenze, Giorgio La Pira, descriveva la missione del capoluogo toscano nel mondo contemporaneo e ne faceva la cornice dei “Colloqui mediterranei” a cavallo fra gli anni Cinquanta e Settanta e prima ancora nell’incontro dei sindaci delle capitali. Nel 2022 Firenze torna a essere culla del dialogo fra i popoli che si affacciano sul grande mare. Con un doppio forum destinato a intersecarsi l’uno con l’altro: l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace” che, su impulso della Cei, raduna dal 23 febbraio sessanta vescovi dopo l’evento di Bari nel 2020; e la Conferenza internazionale dei sindaci del bacino che, sulla spinta del G20 ecclesiale dove saranno rappresentati venti Paesi, fa arrivare a Firenze dal 24 febbraio sessanta primi cittadini invitati da Palazzo Vecchio.


Si terrà a Firenze dal 23 al 27 febbraio il secondo incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Cei che porterà in Toscana i vescovi delle Chiese affacciate sul grande mare in rappresentanza di tre continenti (Europa, Asia e Africa). Al centro dell’incontro, ispirato alle intuizioni del "profeta di pace" Giorgio La Pira, il tema della cittadinanza letta alla luce della fraternità fra i popoli in un'area segnata da guerre, persecuzioni, emigrazioni, sperequazioni. Assieme ai vescovi, arriveranno a Firenze i sindaci delle città del Mediterraneo per un forum “parallelo”. Il doppio appuntamento sarà concluso da papa Francesco domenica 27 febbraio con la sua visita a Firenze


A chiudere i due summit sarà papa Francesco che domenica 27 febbraio dialogherà con vescovi e sindaci e poi celebrerà la Messa nella Basilica di Santa Croce dove sarà presente anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Le due iniziative sono la rappresentazione di quell’umanesimo plenario, del pensiero e dell’opera peculiari di Giorgio La Pira che non disgiungeva fede e impegno politico», spiega l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori. Sarà lui a fare gli onori di casi a porporati, patriarchi e vescovi di tre continenti: Europa, Asia e Africa. E la macchina organizzativa ha come fulcro proprio l’arcidiocesi che da mesi è impegnata per accompagnare l’incontro promosso dalla Cei.

L'arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori - Ansa

A scegliere Firenze è stato il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, prete fiorentino e ideatore dell’evento ispirato alla profezia dell’ex parlamentare Dc che è stato uno dei suoi “riferimenti” da giovane sacerdote e poi da rettore del Seminario. «Firenze – afferma il cardinale Betori – è erede di quanto nel secolo scorso è maturato per opera del suo sindaco “santo”. È la città che per La Pira ha la vocazione di “rendere sane - col sale della grazia e col sale della verità, della civiltà, della bellezza, della giustizia e della pace - le acque non solo dell’Arno, ma (in certa misura ed entro certi limiti) di tutti i fiumi che bagnano le città di tutta la terra”».

Eminenza, la città diventa un laboratorio di pace sulla scia di un cristiano prestato alla politica di cui è in corso la causa di beatificazione?

Intendiamo ridare attualità alle sue parole, ripartire da quelle che non erano illusioni o utopie, ma un progetto fondato sulla fede e su una visione universale dei popoli appartenenti a un’unica famiglia umana, uniti dalla fratellanza che viene da un unico Padre. Da qui traggono e de- vono trarre origine la ricerca della pace, l’attenzione per la dignità di ogni essere umano, soprattutto i più fragili e indifesi, la spinta verso il dialogo e l’incontro fra i popoli, la cura del Creato e della “casa comune”. Questi e altri sono i valori che i Paesi delle diverse sponde del Mediterraneo, insieme, hanno da annunciare al mondo. In un tempo, che come oggi era segnato da aspri conflitti, La Pira diceva con speranza, guardando al futuro, parole che oggi a Firenze possiamo e dobbiamo ripetere: «E questa pace venga, tra i figli dello stesso Patriarca Abramo. Essa sarà non solo la pace fra i figli di Abramo, ma sarà altresì l’arcobaleno che annuncia per sempre, per il mondo intero, la fine del diluvio (la guerra) e l’inizio definitivo della nuova età storica del mondo».

La Pira sosteneva che Firenze è una «terrazza della civiltà cristiana in tutte le direzioni».

La Pira ha chiaro sin dall’inizio che non si tratta solo di affrontare i problemi comuni di quest’area del pianeta, ma di rilanciare da Firenze il «messaggio divino e umano di cui tutti i popoli del Mediterraneo sono in qualche maniera portatori per tutti i popoli del mondo». Una missione che si costituisce di tre elementi: la componente religiosa che unisce le tre fedi monoteiste, ebrei, cristiani, musulmani: la «famiglia di Abramo». La componente intellettuale, artistica, metafisica, filosofica che affonda le radici nel pensiero greco e in quello arabo. La componente giuridica e politica che nasce dal diritto romano. È questa dunque l’eredità divina e umana, religiosa e civile che noi, popoli del Mediterraneo, abbiamo il compito di custodire.

La Basilica di Santa Maria Novella a Firenze che accoglierà l'incontro per la pace dei vescovi del Mediterraneo - Ansa

Un’eredità ancora viva in città?

Sicuramente perché, ad esempio, alimenta atteggiamenti e prassi di dialogo tra le diverse componenti religiose ed etniche che arricchiscono il tessuto sociale, che sostiene impegni e collaborazioni per l’accoglienza, che indirizza un sentire culturale pronto a valicare confini e a sfuggire ai settarismi. Questa è stata ed è ancora oggi la storia di Firenze. E in questo dna si iscrivono il dialogo ecumenico, che ha visto recentemente la costituzione del Consiglio delle Chiese cristiane di Firenze, l’incontro con le altre comunità religiose, in particolare con la comunità ebraica e quella islamica, insieme alle quali si è costituita la Scuola fiorentina per il dialogo interreligioso e interculturale. Accanto a questi, ormai da quarant’anni, il Centro internazionale studenti Giorgio La Pira costruisce rapporti e dialogo con i giovani provenienti da ogni parte del mondo.

Al centro dell’agenda dei due incontri c’è il tema della cittadinanza. Quale il ruolo della Chiesa nella riconciliazione fra i popoli?

Il termine “cittadinanza” significa essere protagonisti vivi della città, essere elementi attivi della vita sociale e politica. La dimensione spirituale e religiosa, sia che la si affermi sia che la si neghi, è costitutiva dell’umano. Essa quindi ha un riflesso su tutte le altre dimensioni, compresa quella sociale. Da questo punto di vista, le fedi che animano la spiritualità degli uomini hanno un ruolo sociale inevitabile che va riconosciuto e valorizzato dalla società civile. A Firenze ascolteremo e accoglieremo la sofferenza di alcuni vescovi e, tramite loro, quella di tanti popoli che nei loro Paesi vedono limitata, se non oppressa, questa facoltà.

Dal doppio incontro fra vescovi e sindaci uscirà una sorta di “Carta di Firenze”. Che cosa aspettarsi?

È nei nostri auspici che il confronto giunga anche a prospettive condivise. Se poi questa condivisione potrà essere anche non solo tra i vescovi e non solo tra i sindaci, ma anche tra vescovi e sindaci sarà un ulteriore traguardo positivo.

Palazzo Vecchio, sede del municipio a Firenze che ospiterà l'incontro dei sindaci del Mediterraneo - Ansa

L’arcidiocesi di Firenze accoglie di nuovo papa Francesco: era venuto in città nel 2015 per il Convegno ecclesiale nazionale; e poi a Barbiana nel 2017 per rendere omaggio a don Lorenzo Milani.

Il Papa arriva per i due incontri che si congiungono davanti alla sua persona, segno dell’importanza che viene riconosciuta alla questione mediterranea per il mondo intero. Le guerre e la violenza che attraversano tutta la sponda meridionale hanno cancellato equilibri che prosperavano da secoli, generando dolore, povertà e il tema umanitario epocale dei migranti che interpella per prima la vicina Europa, ma poi tutto il mondo. Venendo poi a Firenze il Papa offre un riconoscimento a questa città per il ruolo che nei secoli fino a oggi ha svolto e può svolgere per l’affermazione di un umanesimo plenario e della pace, per la difesa della dignità dei più poveri e della concordia fra le nazioni.

Venti di guerra continuano a soffiare nel Mediterraneo, ma anche oltre le sue sponde. Adesso anche in Ucraina...

La preghiera e il dialogo sono le uniche vie per la soluzione della tensione che minaccia la pace fra Russia e Ucraina, mettendo a rischio gli equilibri mondiali. Come ha detto papa Francesco, «la guerra è una pazzia alla quale non possiamo rassegnarci » che genera solo sofferenza e distruzione. Con lui affidiamo al Signore queste preoccupazioni e la protezione delle popolazioni che da tempo convivono con la paura.