Chiesa

Palermo. Romeo: fede incompatibile con mafia

Alessandra Turrisi mercoledì 16 luglio 2014
​Occorre senso di responsabilità per guarire la città da tutte le brutture. Nel senso che c’è bisogno dell’impegno delle istituzioni, ma c’è altrettanto bisogno che tutti i cittadini facciano la propria parte. Il cardinale Paolo Romeo sceglie il giorno della Festa di Santa Rosalia per rivolgere un appello alle coscienze dei palermitani, in occasione della processione dell’urna argentea con le reliquie della santa patrona, che liberò la città dalla peste nel diciassettesimo secolo. «Rosalia non è un talismano. La fede non è un tranquillante per le coscienze – dice l’arcivescovo nel discorso alla città, pronunciato a piazza Marina –. Il Festino, come tutte le feste religiose e popolari, non serve a convincerci di essere a posto con noi stessi. Niente è più pestilenziale che continuare a credere che sia Dio l’unico delegato a risolvere i nostri problemi, e che a noi non sia affidata nessuna parte da compiere». Una scossa alle coscienze, dunque, passando in rassegna tutte le brutture della città, a partire dalla spazzatura, dal traffico, dai gravi problemi sociali che affliggono la popolazione. «Il Festino, non può 'stordirci': non può farci dimenticare, per esempio, l’emergenza sempre più complessa e allarmante dei senza casa. È vero che essa non può essere affrontata con stile di 'far west' attuando a macchia di leopardo occupazioni abusive di immobili privati – dice il cardinale Romeo –. Ma è anche vero che bisogna ascoltare il grido disperato di chi reclama il diritto ad una casa, per la dignità propria e della propria famiglia. Si tratta di un problema che non si può trattare unicamente con soluzioni temporanee ed assistenza immediata, ma che ha bisogno di una riflessione comune delle forze in campo e di una pianificazione seria e puntuale. Provo a chiedere a tutti i responsabili della cosa pubblica di individuare iniziative concrete per giungere ad una reale concertazione fra più soggetti, con l’obiettivo catalizzare tutte le forze buone del terri- torio e aprire nuovi sentieri di speranza su questo annoso problema e sulle sue radici». E ancora «la piaga endemica della disoccupazione, specie quella giovanile, e il fenomeno del precariato che chiude orizzonti di speranza per le famiglie e reca sofferenza al futuro delle nuove generazioni, creando le condizioni per la diffusione della criminalità mafiosa». Già di mattina, durante l’omelia in Cattedrale, il cardinale Romeo aveva strigliato la politica, chiedendo progetti a lungo termine. Presenti le autorità civili e religiose della città.  Sfilano le confraternite delle parrocchie cittadine, mentre le strade risuonano di canti dedicati a Rosalia e di preghiere. Tantissima gente, curiosi, donne coi bambini da affidare alla protezione della santa patrona. Il cardinale Romeo chiede un cambiamento di mentalità e di stile di vita: «Celebrando la nostra santa patrona, ci chiediamo: abbiamo chiaro che essere cristiani significa essere determinati nella lotta contro il peccato? Sappiamo impegnarci a dire dei 'no' alle logiche di sopraffazione, di ingiustizia, di illegalità, di violenza che nella nostra società ci vengono proposte come le uniche vincenti? Siamo coscienti che la nostra fede è assolutamente incompatibile con i sistemi criminali e mafiosi che deturpano come pestilenze bubboniche il nostro tessuto sociale rubando la speranza alle nuove generazioni? Diciamocelo francamente: non serve dirsi cristiani solo perché si compie di tanto in tanto qualche gesto di devozione esteriore che lascia tranquilla la coscienza senza interpellarla veramente. Oggi più che mai non serve a nessuno un cristianesimo 'annacquato'».