Chiesa

Intervista a Andrej Zolotov. Educazione e missione le «priorità» di Kirill

da Mosca Lugi Geninazzi giovedì 29 gennaio 2009
Un primo risultato il neo-patriarca di Mosca e di tutte le Russie l’ha già ot­tenuto. Eletto martedì sera dall’as­semblea plenaria dei delegati con il 70 % dei voti, Kirill ha dimostrato di godere di un lar­ghissimo consenso, fugando i timori di di­visioni e rotture all’interno della più grande Chiesa del mondo ortodosso. «Un buon av­vio », nota Andrej Zolotov, fondatore e diret­tore di «Russia Profile», uno dei giornali on­line più seri e autorevoli nel panorama mo­scovita, soprattutto nel settore dell’infor­mazione religiosa. Credente ed esperto del mondo ortodosso, Zolotov nelle ultime set­timane ha sempre sostenuto che Kirill rap­presentava il miglior candidato alla succes­sione di Alessio II. «Credo – spiega – che il suo obiettivo più importante sia quello di dare un più grande dinamismo alla vita della no­stra Chiesa. Alessio II ha avuto il merito di farla rinascere dalle macerie del comuni­smo, di ricostruirla materialmente e di re­cuperarne l’antico prestigio. Oggi tre quarti dei russi si dicono ortodossi ma i praticanti sono il 10 % della popolazione. Le priorità del nuovo patriarca sono l’educazione e la mis­sione, vale a dire una presenza più incisiva dei credenti nella società civile. Kirill ne ha sempre avvertito l’urgenza e d’ora in avanti questi compiti saranno in cima alla sua a­genda, insieme con la salvaguardia dell’unità della nostra Chiesa sempre minacciata da scissioni. Il suo sogno è la rinascita della grande intellighenzia ortodossa che ha ca­ratterizzato la storia della Russia. Un sogno ambizioso che mi auguro possa diventare realtà. Ne abbiamo davvero bisogno». Sui mass-media Kirill viene dipinto spesso come un riformista, altri lo considerano piuttosto tradizionalista. Qual è il suo giu­dizio? Sono etichette inadeguate e fuorvianti. Ki­rill è conservatore nella dottrina della fede ma innovatore nei metodi con i quali dev’es­sere annunciata nel mondo contempora- neo. Sa che oggi la sfida decisiva è quella del secolarismo e del relativismo morale che si stanno diffondendo anche tra coloro che si dicono credenti. Lo ha ricordato nel suo di­scorso al Concilio locale poco prima di es­sere eletto patriarca. In questo Kirill si mostra in grande sintonia con Bene­detto XVI. Che effetto avrà sulle relazioni tra le due Chiese? I rapporti con il Vaticano so­no nettamente migliorati con il pontificato di Bene­detto XVI. In qualità di «mi­nistro degli esteri» della Chiesa russa Kirill è stato il principale artefice di un nuovo approccio che ha privilegiato le questioni morali e so­ciali. Un approccio molto simile a quello di papa Ratzinger che gode di grande stima e prestigio tra gli intellettuali ed i teologi del nostro Paese. Lo storico incontro tra il vescovo di Roma ed il patriarca di Mosca è dunque a portata di mano? Non credo che possa avvenire in tempi bre­vi. Sarebbe uno choc se come primo gesto il nuovo patriarca decidesse un vertice con il capo della Chiesa cattolica. L’ecumeni­smo è un argomento molto critico e controverso per la gran parte degli ortodossi russi che temono l’espan­sionismo occidentale e so­no tentati da un orgoglioso isolazionismo. Kirill è un uo­mo religioso che crede nel dialogo ecumenico ma è anche un accorto politico e sa che su questo terreno deve muo­versi con grande circospezione. L’incontro con il Papa ci sarà ma a tempo debito. L’im­portante è che non venga meno il dialogo.