Chiesa

La visita. Il Papa in Ecuador: «Difendere i deboli e i giovani»

mercoledì 8 luglio 2015
"Siate tutti fratelli, questo farà dell'Ecuador un grande paese!", aveva affermato  Papa Francesco rivolgendosi alla folla subito dopo l'incontro con il presidente Rafael Correa. E ieri sera nella chiesa di San Francesco, quasi a conclusione della tratta ecuadoregna della sua visita apostolica in America Latina, il Pontefice è stato ancora più esplicito chiedendo ai rappresentanti della società civile di "guardare l'avversario politico, il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo i bambini, le mogli o i mariti, i padri o le madri". "Amiamo la nostra società? Amiamo il nostro Paese, la comunità che stiamo cercando di costruire?", ha domandato ad alta voce rilevando che invece "le nostre relazioni sociali o il gioco politico, spesso si basano sulla competizione, sullo scarto". "La mia posizione, la mia idea, il mio progetto sono rafforzati se sono in grado di battere l'altro, di impormi". "Nelle famiglie - invece - tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l'individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono. Le gioie e i dolori di ciascuno sono fatti propri da tutti". Papa Francesco ha espresso la sua peroccupazione per i giovani senza studio nè lavoro "vittime della disperazione, che finiscono per arruolarsi in progetti di follia sociale". Lo ha fatto a conclusione di un impegnativo doscorso rivolto ieri sera ai rappresentanti della società civile dell'Ecuador riuniti a Quito nella chiesa di San Francesco, una selle più antiche della città parlando dei giovani disoccupati preda della disperazione e per la prima volta citando tra questi anche i "foreign fighters"."L'Amazzonia rappresenta uno dei luoghi della Terra che richiedono una cura particolare a motivo della loro enorme importanza per l'ecosistema mondiale per la sua una biodiversità di grande complessità, quasi impossibile da conoscere completamente". Lo ha riaffermato Papa Francesco nel suo discorso alla società civile dell'Ecuador, rappresentata questa sera nella chiesa di San Francesco a Quito anche dai "fratelli di popoli indigeni provenienti dall'Amazzonia ecuadoriana, quella zona - ha detto - che è una delle più ricche di varietà di specie, di specie endemiche, poco frequenti o con minor grado di protezione efficace".Ma, ha osservato, "quando queste foreste vengono bruciate o rase al suolo per accrescere le coltivazioni, in pochi anni si perdono innumerevoli specie, o tali aree si trasformano in aridi deserti". Secondo Francesco proprio in Amazzonia, "l'Ecuador, insieme ad altri Paesi della frangia amazzonica, ha l'opportunità di praticare la pedagogia di una ecologia integrale". "Noi - ha concluso - abbiamo ricevuto in eredità dai nostri genitori il mondo, ma anche in prestito dalle generazioni future alle quali lo dobbiamo consegnare!".Il Papa si congeda oggi dall'Ecuador per recarsi in Bolivia, seconda tappa del viaggio in Sud America che lo porterà poi in Paraguay. Prima di lasciare Quito, papa Francesco al mattino, quando in Italia saranno le 14,30, si congederà dalla nunziatura e si trasferirà a Tumbaco, a 21 chilometri dalla capitale ecuadoriana, dove visiterà una casa di riposo per anziani retta dalle suore di Madre Teresa. Visiterà poi il santuario del Quinche, principale santuario mariano dell'Ecuador, dove incontrerà il clero e i seminaristi del Paese, e terrà davanti a loro un discorso. Subito dopo, alle 11,45 ora locale, giungerà all'aeroporto internazionale Mariscal Sucre dove si terrà una breve cerimonia di congedo. Dopo tre ore e un quarto di volo giungerà a El Alto, in Bolivia, il più alto aeroporto del mondo, a circa 4 mila metri di altitudine.