Chiesa

Brasile. È morto Luis Tenderini, fondatore del movimento Emmaus

Gerolamo Fazzini lunedì 4 luglio 2022

«Lottare con tutte le forze perché sia rispettata in tutto il mondo la dignità della persona umana; distruggere le strutture sociali che generano oppressione, esclusione e miseria; testimoniare il Vangelo della fraternità universale perché siamo tutti figli dello stesso Padre». Queste parole di dom Hélder Câmara riassumono efficacemente la vita e il messaggio di Luis Tenderini, laico italiano residente da lunghi anni in Brasile, morto nei giorni scorsi a Recife (e lì sepolto sabato 2), per le conseguenze di una leucemia. Dell’arcivescovo di Olinda e Recife, fra i protagonisti del Concilio, Luis era stato amico e stretto collaboratore per anni, a partire dal primo incontro nel 1979.

Originario di Premana, in Valsassina, Luis aveva dovuto lasciare il paese e frequentare le elementari a Como, dopo la morte del padre che lascia la mamma sola con dieci figli piccoli. Nel 1968 la partenza per il Brasile, come scolastico gesuita. Destinazione: Teresina, la capitale dello Stato più povero, nel Nordest. «Il contatto con la realtà sociale di quella regione mi ha orientato a una nuova scelta di vita», raccontava. Da lì la decisione di lasciare i gesuiti per andare a vivere a San Paolo, lavorando come operaio, nella stessa città dove operava il compaesano padre Angelo Gianola, missionario del PIME. «A contatto con i problemi e le lotte del mondo operaio nel difficile contesto politico brasiliano – raccontava Luis – la “vela” della mia vita si è distesa sempre più: ho potuto definire con più chiarezza e determinazione l’obiettivo di una vita inserita nel contesto di una Chiesa popolare, impegnata a vivere e testimoniare lo spirito rinnovatore del Concilio Vaticano II».

Il forte coinvolgimento col movimento operaio – che porta Luis ad incrociare le strade del futuro presidente Lula – conduce lui e la famiglia (nel frattempo si era sposato con Djanira, dalla quale avrà tre figlie), a trasferirsi a Recife nel 1979. Così Luis ricordava la tappa fondamentale del suo percorso: «Quel profetico pastore ha aperto nuovi orizzonti nella mia vita: la Commissione Giustizia e Pace della diocesi e, successivamente, il Movimento Emmaus». Fino al 1995 Luis è stato, di fatto, il braccio destro di Câmara, pagando di persona la sua convinta opzione per i poveri: nel 1989 è stato rapito dagli squadroni della morte e torturato.

Nel 1996 Luis fonda la sezione brasiliana del movimento Emmaus (iniziato nel ’54 in Francia), diventandone poi referente per l’intero continente latinoamericano. Negli anni che seguono, fino alla morte, Luis si dedica ai “trapeiros” (straccivendoli) di Emmaus, sempre tenendo vivi i legami con l’Italia - dove fioriscono varie iniziative di sostegno al movimento - e, in particolare con il suo paese natale.

Nel settembre del 2021, per il suo impegno in favore dei diritti umani, l’Unesco lo ha premiato, mentre a Recife gli è stata intitolata una scuola professionale. Alla sua morte, il centro Hélder Câmara ha diffuso una dichiarazione, in cui leggiamo: «Impossibile dire addio a Tenderini. Una forza come la sua non si esaurisce con l’arrivo della morte. Ha affrontato, da vicino, gli orrori della dittatura. Ha abbracciato la giustizia sociale. Ha dedicato la sua vita alle persone e alla protezione dei diritti. Un’eredità che non sarà mai dimenticata».