Chiesa

Il prete ucciso nel 1923. Lʼappello degli scout: «Don Minzoni beato»

Enrico Lenzi domenica 23 agosto 2020

Don Giovanni Minzoni parroco di Argenta ucciso in un agguato fascista il 23 agosto 1923

«Don Giovanni rappresenta ancora oggi per noi un prezioso testimone per l’educazione della nostra gioventù ai valori cristiani della libertà e della pace». È il passaggio centrale della lettera congiunta che le tre sigle dello scautismo cattolico italiano consegneranno oggi all’arcivescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni in occasione della Messa di suffragio che le tre organizzazioni hanno voluto far celebrare in ricordo di don Giovanni Minzoni, sacerdote ucciso in un agguato fascista proprio la sera del 23 agosto 1923. Si trattò di un agguato per «punirlo» del suo magistero in favore dei giovani e della libertà.

Infatti in anni in cui il fascismo andava affermandosi e soprattutto era intenzionato a mettere le mani sull’educazione dei giovani, don Minzoni ebbe il coraggio, come ricordano gli scout italiani, «di fondare due Reparti con 70 esploratori, condividendo i valori dello scautismo», che portarono «al suo martirio». Proprio alla luce del suo esempio di sacerdote vicino ai giovani e alla sua gente e di uomo che difendeva la libertà, le tre sigle dello scautismo italiano (Masci, Agesci e Fse) chiedono all’arcivescovo Gizzoni «riunite con una sola vo- ce, di avviare il processo diocesano per la beatificazione di don Giovanni Minzoni, martire della Chiesa ravennate, di cui nel 2023 si celebrerà il centenario della morte».

Una richiesta che «supera i confini della realtà scout» e che certamente «è condiviso da molti sacerdoti d’Italia». Anche se per avviare le procedure canoniche previste per un iter verso l’apertura di una causa di beatificazione sono richiesti ulteriori passi, la lettera congiunta di Masci, Agesci e Scout d’Europa Fse, rappresenta un sentimento diffuso verso la testimonianza resa da questo sacerdote, che era nato a Ravenna il 29 giugno 1885. Sacerdote dal 18 settembre 1909, don Minzoni fu cappellano militare durante la Prima guerra mondiale, ottenendo anche una medaglia d’argento al valore militare».

Voce antifascista riuscì in terra romagnola – nel paese di Argenta dove era parroco da 14 anni – ad aggregare i giovani e a rendere difficile la diffusione del fascismo. Da qui la decisione di un agguato la sera del 23 agosto 1923: le percosse furono così violente che il sacerdote morì poche ore dopo l’aggressione. Dal 1983 è sepolto ad Argenta (prima era inumato nel cimitero di Ravenna), nel Duomo dove oggi alle 18 l’arcivescovo Ghizzoni celebrerà la Messa in ricordo.