Chiesa

DA ASSISI AL MONDO. «Con i disabili nel nome di san Francesco»

Vito Salinaro mercoledì 12 giugno 2013
Questa mattina, nel corso dell’udienza generale in Vaticano, alla quale prenderà parte la diocesi di Assisi, ci sarà un momento particolarmente suggestivo. Perché l’incontro che il Papa avrà con ragazzi colpiti da gravi disabilità, non di rado lasciati completamente soli dai familiari, e assistiti nell’Istituto Serafico della cittadina umbra, rievocherà, in qualche modo, quanto accaduto 8 secoli fa, in Umbria. Allora, un altro Francesco trovò sulla sua strada un gruppo di lebbrosi. Dei quali diventò amico e «stava in mezzo a loro e li serviva umilmente».Ai responsabili dell’Istituto di riabilitazione fondato nel 1871 dal beato padre francescano Ludovico da Casoria, piace rievocare questo parallelismo alla vigilia dell’appuntamento con il Santo Padre. E lo stesso vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, afferma: «San Francesco racconta che prima di abbracciare e baciare un lebbroso, non ne sopportava nemmeno la vista. Trovo una linea di continuità molto forte con i ragazzi che portano addosso gravi disabilità con cui, istintivamente, la gente non vuole interagire».Dunque, quello di oggi è un evento speciale per alcune decine di minori e giovani che hanno raggiunto Roma con i rispettivi accompagnatori e con i responsabili dell’ente ecclesiastico riconosciuto civilmente, la cui struttura sorge a pochi metri dalla basilica di San Francesco. Il sogno della presidente del Serafico, Francesca Di Maolo, sta nelle righe di una lettera che lei stessa consegnerà al Papa. E che contiene un invito a visitare il Serafico in occasione del viaggio che il Vescovo di Roma compirà ad Assisi il prossimo 4 ottobre. Una realtà importante, il Serafico, un «luogo speciale» dove vengono seguiti quotidianamente più di cento pluriminorati gravi e gravissimi, tra bambini, adolescenti e giovani adulti, provenienti da varie regioni italiane. E che, spiegano dall’ente, promuovendo «metodi all’avanguardia in campo medico e scientifico», ha come obiettivo «la riabilitazione globale, rivolgendo attenzione a tutte le dimensioni della persona: fisica, psichica, affettiva e socio-relazionale».Tutto, in questo istituto, parla della spiritualità di san Francesco: la predilezione per la vita – in ogni suo momento –, l’amore per l’altro, specie se sofferente, la dedizione per il «servizio» da offrire alle tante fragilità affidate a questa "casa" che vuole essere una "famiglia". Del resto, come sottolinea il vescovo Sorrentino, «sono molti i luoghi di Assisi che raccontano l’anima spirituale della città e il messaggio di san Francesco. La basilica, dove è deposta la sua tomba è infatti solo la tappa finale di un percorso. Ma ciò che Francesco è stato in vita attraversa molti luoghi e molte suggestioni presenti qui e spesso ignorati». Come «il vescovado, dove Francesco si è spogliato e ha compiuto la sua scelta radicale; la chiesa di San Damiano, in cui Francesco sente la voce di Cristo per la prima volta e dove negli ultimi anni della sua vita comporrà il Cantico delle Creature; la Porziuncola, dove volle morire il 3 ottobre del 1226». Ma anche il Serafico è un luogo speciale. Qui si incontra «il diverso, il malato, il disabile» che, spiega Sorrentino, «proprio perché ci costringono ad affrontare una realtà distante da noi, vengono respinti, ma se si supera questa barriera mentale, l’arricchimento che donano sul piano esistenziale è immenso».