Chiesa

Parla Semeraro. Dieci anni fa l’elezione. «Cosa insegna Benedetto»

Mimmo Muolo sabato 18 aprile 2015

«Penso che potremmo riassumere l'eredità di Benedetto XVI in tre binomi presenti nel suo magistero: Dio-uomo; fede-ragione; Vangelo-Chiesa». Così monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e profondo conoscitore del Papa emerito (una conoscenza che ha potuto consolidare specie durante i soggiorni estivi di Ratzinger a Castel Gandolfo, che si trova nel territorio della sua diocesi), riassume il lascito magisteriale di Joseph Ratzinger a dieci anni dall’elezione al soglio pontificio. Semeraro, in un'intervista ad Avvenire sull’edizione di domenica 19 aprile, ne ripercorre i tratti essenziali della personalità e spiega in che modo il suo insegnamento rifluisce anche nell'opera di Francesco. Quanto ai tre binomi, «il primo – afferma – lo traggo dalla Deus caritas est laddove, all'inizio del suo Pontificato, Benedetto XVI dichiarava l'intenzione di precisare alcuni dati essenziali sull'amore che Dio, in modo misterioso e gratuito, offre all'uomo e li collegava all'intrinseco legame di quell'Amore con la realtà dell'amore umano». Il secondo binomio è presente, ad esempio, nel discorso di Ratisbona. «In quella circostanza – afferma Semeraro – Benedetto parlò delle possibilità dell'uomo, ma anche delle minacce che ne emergono e si chiese come dominarle. Ci riusciamo – rispose – solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell'esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza». Il terzo binomio, afferma, infine, «lo raccolgo dall'ultima udienza generale del 27 febbraio 2012, quando nell'imminenza della fine del pontificato disse: "La parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita (...). Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia"». Il vescovo di Albano, oggi segretario del C9, il Consiglio dei cardinali che sta seguendo la riforma della Curia, parla anche dei rapporti con Francesco. E alla domanda se Benedetto XVI, con il suo carattere riservato, non rischi di essere schiacciato tra due giganti "popolari" come san Giovanni Paolo II e l'attuale Pontefice, risponde: «Questo l'ho sentito già dire di Paolo VI rispetto a Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ora, però, Paolo VI è stato proclamato beato e anche gli altri due sono stati canonizzati. Il magistero di Papa Benedetto appartiene al patrimonio della Chiesa ed è un magistero vivo. Nella "Deus caritas est" egli ci ha ricordato che all'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona. Nella "Evangelii gaudium" (ma il Papa lo ripete spesso) Francesco ha scritto: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù". È un magistero che passa da uno all'altro. Un'altra frase di Benedetto che Francesco ripete spessissimo è questa: "La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione". Potrei continuare negli esempi. È una continuità, pur nella diversità degli stili e dell'indole». Infine Semeraro si sofferma sulle condizioni del Papa emerito, che ha potuto incontrare di recente. «L'ho trovato in buona salute. Nel camminare, è vero, da tempo si appoggia a un bastone, ma questo non gli impedisce di muoversi tranquillamente. L'animo sereno e la mente lucidissima. Ne ho anche approfittato per parlare un po' di teologia. I suoi ritmi sono sempre molto regolari. Anche a Castel Gandolfo abitualmente era così. Talvolta al punto da potere fissare l'orologio. Magari, vorrà ritornarci, a Castel Gandolfo».