Chiesa

Il diario del Sinodo. Sinodo, iniziata la discussione sui temi «forti»

Luciano Moia mercoledì 14 ottobre 2015
Avanti a vele spiegate con la terza parte dell’Instrumentum laboris. Ieri sera i padri sinodali, suddivisi nei tredici circoli linguistici, hanno approvato la relazione che sintetizza gli emendamenti sulla seconda parte e stamattina i testi verranno presentati alla Congregazione generale e poi resi noti. I circoli dove si è lavorato con maggiore intensità, chiuso il dibattito sul documento da approvare, sono già passati all’esame dell’ultima sessione, che è poi quella più spinosa, in cui si parla per esempio di preparazione al matrimonio, divorziati risposati, percorsi penitenziali, matrimoni misti, omosessualità. Argomenti di tale complessità da non poter essere affrontati in modo affrettato. Già nel secondo capitolo della terza parte, su cui vari Circoli hanno cominciato a dibattere in serata, il tema della preparazione al matrimonio ha offerto non pochi spunti problematici. Nei Paesi latini si sottolinea per lo più la perdita di interesse manifestata dai giovani nei confronti del matrimonio, ma nei Paesi dell’Europa dell’Est, oppure in Brasile o in alcune aree asiatiche, dove i matrimoni misti o interreligiosi sono più numerosi di quelli tra cattolici, organizzare la catechesi diventa quasi impossibile. Tra cattolici e ortodossi, per esempio, la diversa dottrina dell’indissolubilità rende complicatissimo aiutare i due fidanzati a fare chiarezza. Quale principio deve prevalere? E se il matrimonio è tra un cattolico e una buddista, come proporre una catechesi che tenga conto di entrambe le sensibilità? «Facile parlare di verità nella misericordia – ha fatto notare un padre sinodale – ma poi come si fa a concretizzare questi principi quando abbiamo di fronte situazioni così aggrovigliate?». E la lettera dei 13 cardinali che impatto ha avuto sui lavori dei circoli? «Nessuno», ha assicurato un vescovo. «Anche perché Pell aveva già posto in Aula la questione della commissione per la redazione del testo finale e il cardinale Baldisseri aveva risposto in modo esauriente. Che bisogno c’era di scrivere una lettera sullo stesso tema?». Già, che bisogno c’era?