Chiesa

Il diario del Sinodo. E alla fine qualcuno disse: «Ma lasciamo fare a Bergoglio»

Luciano Moia martedì 13 ottobre 2015
La questione della relazione finale e i dubbi sulla decisione che poi dovrà prendere il Papa aleggiano sul lavoro dei circoli minori. Che, almeno dal punto di vista della celerità, non risente affatto di queste incertezze. Anzi. I padri sinodali ieri hanno ingranato la quarta e, in quasi tutti i gruppi linguistici, si è ormai ultimato l’esame della seconda parte dell’Instrumentum laboris. Stamattina qualche pennellata finale a questo o a quel passaggio, con una nuova raffica di “modi” (gli emendamenti) e poi via con la terza parte. Così domani sono già attese le relazioni dei tredici Circoli relative appunto alla seconda parte. Ma il lavoro dei Circoli, inutile negarlo, ondeggia tra due tendenze che di giorno in giorno diventano più evidenti. Un po’ in tutti i gruppi c’è un nucleo di padri che vorrebbe un testo teologicamente organico, inappuntabile nell’affrontare anche dal punto di vista dogmatico le verità cristiane del matrimonio e della famiglia. Ma c’è anche chi preferirebbe non stravolgere lo stile letterario dei Lineamenta, conservandone la cifra di grande canovaccio, più attento alle aperture pastorali e alle esigenze di una Chiesa in uscita verso tutte le famiglie, con un atteggiamento di accoglienza e di simpatia. Come conciliare le due tendenze, senza smarrire né la freschezza pastorale né la precisione teologica, è il grande rebus che interroga i circoli minori. Non pochi padri hanno anche sottolineato come la relazione finale non possa risultare distante, né dal punto di vista linguistico né da quello contenutistico, dal magistero di papa Francesco. «L’Evangelii gaudium è un modello che non possiamo ignorare ma – ha fatto notare ieri un padre sinodale – non possiamo neppure trascurare che per nove mesi il Papa ci ha offerto una serie di catechesi sulla famiglia con un preciso indirizzo». Se non si arrivasse a una sintesi coerente con questi riferimenti – è stata l’osservazione di un altro vescovo – meglio che il Papa accolga il lavoro dell’assemblea e poi riveda tutto in una luce di profezia magisteriale.