Chiesa

TESTIMONIANZE. Dalla clausura: «Ci è più vicino»

Donatella Coalova giovedì 14 febbraio 2013
Da tutta Italia le claustrali esprimono un’intensa vicinanza a papa Benedetto XVI con la forza della preghiera e il pensiero grato e affettuoso. «Il Pontefice ha fatto un grandissimo atto di umiltà e di coraggio, dopo aver valutato nella sua coscienza, alla luce di Dio, quale via seguire – dice madre Rosaria del Preziosissimo Sangue, superiora del monastero delle Passioniste di Genova Quarto –. Forse ora non tutti comprendono il Papa. Il Signore, nei suoi disegni d’amore e misericordia, unisce alla sua passione Benedetto XVI. Anche se non gli viene chiesto di affrontare la stessa prova, la stessa malattia del suo grande amico, Giovanni Paolo II, il suo dono e il suo patire per il bene della Chiesa sono ugualmente fecondi. Ritirandosi, egli ci darà quanto è più prezioso: la preghiera e l’offerta della sua vita. La grandezza del suo magistero resta per sempre. Ogni volta ero colpita dall’umiltà e dalla verità delle sue parole. Nulla più dell’umiltà e della verità dà fastidio al demonio. Il coraggio sereno, la fede forte come roccia sono l’esempio che Benedetto XVI lascia all’umanità. Lo porteremo sempre nel cuore con amore e riconoscenza». «La decisione del Papa è un atto di intelligenza spirituale, un gesto che rivela la lucidità, la sapienza e il coraggio di un vero servitore della Chiesa – commenta madre Monica dello Spirito Santo, superiora delle Clarisse di Camposampiero (Padova) –. Pensiamo al Papa con ammirazione: la sua scelta ci ha molto edificate; dà una luce particolare al ricchissimo magistero del Pontefice; è come una firma che valorizza tutto. Il nostro affetto per Benedetto XVI si esprime nel silenzio orante, profondo, colmo di gratitudine». Parole di gratitudine giungono pure da madre Maria Assunta del Servo di Jahvé, priora delle Carmelitane Scalze di Nuoro: «Vogliamo molto bene a Benedetto XVI: alla notizia della sua rinuncia non siamo riuscite a trattenere le lacrime, commosse dal suo gesto così umile e coraggioso. Questa decisione rivela la profondità della sua spiritualità, il suo nobile senso di responsabilità. È anche un atto di coerenza con quanto aveva detto, quando affermò che si sarebbe dimesso se gli fossero venute meno le forze. Così ci testimonia che c’è unità nella sua vita, piena sintonia fra ciò che dice e ciò che fa. E questo non è da tutti». Madre Assunta poi sottolinea la grandezza di questo pontificato: «Riceviamo l’eredità preziosissima di un uomo grande, speciale, buono. Ha saputo donarci un’alta dottrina con parole semplicissime. Non ha mai cercato se stesso, la propria gloria, l’ammirazione degli altri: è stato un vero servo di Dio. Ha voluto essere un catechista efficace per tutti. Ci ha spiegato il Vangelo e l’ha testimoniato con la sua vita». Profonda emozione nei conventi delle Benedettine. «È stata una notizia sconcertante – afferma madre Maria Cecilia Borrelli, abbadessa del monastero di Fermo –. Ci ha fatto avvertire immediatamente la perdita di un grande Papa, che con il garbo e l’accattivante sorriso ci mostrava il volto tenero di Dio; di un grande teologo, di una mente brillante, di una spiritualità concreta; di un pastore fra la sua gente, in attento ascolto anche dei bambini con semplicità di catechista. Un punto di riferimento sicuro per la sua dottrina, in dialogo con tutte le filosofie, come si evince dai suoi discorsi». Madre Cecilia cita alcune frasi di Benedetto XVI che l’hanno particolarmente colpita e che lei custodisce nel cuore. Poi sottolinea con riconoscenza la stima del Papa per l’Ordine Benedettino, a partire anche dalla scelta del suo nome. Grata ricorda: «Benedetto XVI spesso parla dei monasteri come luoghi in cui si celebra la gloria di Dio, e si cerca di vivere il comandamento nuovo dell’amore e del servizio reciproco. Questo legame non si estinguerà mai, ci unirà anche per la sua scelta di una vita di preghiera. Grazie, Santo Padre: le siamo vicine con l’affetto e la preghiera!».