Chiesa

La storia. «Dall’ergastolo il mio dono al Papa: un quadro che ho dipinto pregando»

Giorgio Paolucci mercoledì 25 ottobre 2023

Marcello D'Agata mentre dipinge

«Conosciamo la devozione di papa Francesco per l’immagine della Madonna che scioglie i nodi, per questo abbiamo deciso di donargli un quadro che la raffigura. E dipingerlo è stato un altro passo nel mio percorso di fede» Il “pittore” si chiama Marcello D’Agata, recluso nel carcere di Opera, alle porte di Milano, condannato all’ergastolo e con trent’anni di “branda” (come si dice in gergo carcerario) già scontati. Oggi al termine dell’udienza del mercoledì in piazza San Pietro consegna il quadro al Papa, accompagnato da altri due detenuti, dal responsabile del Gruppo Filatelia nelle carceri, Danilo Bogoni, dal direttore di Opera, Silvio Di Gregorio, e da due educatrici.

Il passato remoto di D’Agata parla di una carriera mafiosa di primo piano, di stretti legami con la famiglia catanese di Nitto Santapaola, di otto anni trascorsi in regime di 41 bis. Il passato prossimo e il presente raccontano invece un’esistenza trasformata in profondità dalla riscoperta della fede e dalla passione per la pittura.

Sette fratelli, un’infanzia serena, la scuola dei salesiani a Catania, la Messa ogni mattina accompagnata dalla preghiera davanti all’immagine del Sacro Cuore di Gesù. Poi la vita sbanda, si moltiplicano le amicizie sbagliate fino a quando, «convinto da un falso maestro ho lasciato che il male si impadronisse di me e sono finito in galera. Ma Dio non si è dimenticato del figlio che si era perduto, e ora che ho trovato il vero maestro non lo mollo più».

C’è un episodio decisivo nel suo percorso: mentre si trova recluso in regime di carcere duro, un giorno riceve una lettera da un altro detenuto e dentro la busta trova un’immagine del Sacro Cuore, esattamente la stessa davanti alla quale da piccolo aveva pregato ogni mattina. «Non poteva essere un caso, nessuno era a conoscenza di quella devozione che coltivavo quando frequentavo le scuole elementari. Ho capito che proprio nel momento più buio si accendeva una luce: Gesù era venuto a cercarmi».

Il suo dialogo con Dio segue le strade di un percorso artistico accompagnato dalla professoressa Chiara Mantovani che a Opera gestisce laboratori per le persone detenute in alta sicurezza (AS1). «A sessant’anni suonati ho scoperto un mondo che mi affascinava ma dove mi sentivo inadeguato. Chiara diceva: “Non preoccuparti delle difficoltà, mentre dipingi prega”. E dopo tredici anni di attività continuo a farlo». Per consentirgli di coltivare la sua passione, la direzione del carcere ha concesso a D’Agata un piccolo locale che trabocca di quadri, alcuni a sfondo religioso, altri che rappresentano personaggi significativi (Mattarella, Borsellino). Alla finestra una piantina di basilico, «è il mio giardino, mi accontento di poco». L’opera più recente è un ritratto di don Luigi Giussani, che ha “conosciuto” visitando una mostra dedicata al fondatore di Comunione e Liberazione allestita nel penitenziario.

Oggi la consegna a papa Francesco del quadro che raffigura la Madonna che scioglie i nodi – ispirato al dipinto realizzato nel Settecento dal tedesco Johann Georg Melchior Schmidtner – ma altre sue opere sono già entrate in Vaticano: nel 2018 una Natività e una Annunciazione furono scelti come soggetti dall’Ufficio filatelico del Governatorato della Città del Vaticano per realizzare due francobolli di Natale. D’Agata da anni partecipa assieme ad altri detenuti al Gruppo Filatelia nelle carceri coordinato da Danilo Bogoni, che oggi lo accompagna in piazza San Pietro.

Sempre nel 2018 due suoi dipinti erano stati portati dalle sue due figlie in udienza dal Papa, che attraverso l’ispettore generale dei cappellani dell’Amministrazione penitenziaria, don Raffaele Grimaldi, aveva manifestato apprezzamento per il dono ricevuto e sottolineato come attraverso il linguaggio della bellezza si può portare «una scintilla di speranza e fiducia proprio lì dove le persone sembrano arrendersi all’indifferenza e alla bruttezza».

L’ammirazione per Bergoglio ha un ruolo fondamentale nel suo percorso: «Nel 2016, in occasione del Giubileo della Misericordia, aveva concesso alle persone detenute la facoltà di attraversare la Porta Santa allestita nelle chiese dei penitenziari e di ottenere l’indulgenza plenaria. Farlo qui a Opera è stata per me un’autentica esperienza di rigenerazione. Ho sperimentato la potenza del perdono, mi sono sentito una persona nuova e ho capito che l’uomo non è il suo errore. Anche se compiamo il male, siamo fatti per il bene».

Con le sue opere D’Agata vuole mandare un messaggio di riconciliazione alla società che per molto tempo ha danneggiato. «In particolare ai giovani voglio dire di non cedere al fascino di modelli sbagliati, di non mettere in gioco la vita per qualcosa che può regalare solo attimi di piacere. La via dell’illegalità per ottenere quello che si desidera è l’errore più grande, perché delinquere non paga, ma si paga».

La Madonna che scioglie i nodi, dipinta da Marcello D'Agata e donata a papa Francesco - Collaboratori