Chiesa

MILANO. Crociata: istituzioni sanitarie cristiane, la sfida è crescere nelle qualità evangeliche

mercoledì 26 ottobre 2011

«Lo scenario socio-culturale della società tecnologica e della cosiddetta post-modernità ci pone di fronte a un radicale cambiamento nella concezione della salute, della malattia e a volte del significato della vita stessa (il tema dell’eutanasia ne costituisce un esempio lampante)». Lo ha detto, oggi, mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo a Milano alla presentazione del volume “Le risorse nella professione sanitaria” di Alessandro Pirola, all’interno di una tavola rotonda promossa dalla Fondazione Maddalena Grassi, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità. Proprio in questo scenario occorre, allora, «provare a guardare in maniera nuova alla sanità, considerandola non più soltanto come una prestazione assistenziale da erogare in forza di una obbligazione contrattuale, o dell’utopia di fornire tutto a tutti, né tantomeno come un costo sociale da comprimere per risanare i debiti degli Stati sovrani nell’età definita ormai post-welfaristica». Oltre alla prestazione assistenziale, la sanità rappresenta, per mons. Crociata, «anche un investimento sulle risorse e sulle potenzialità del corpo sociale, sulla crescita dei legami fondamentali e strutturanti la persona e la società, e pertanto sulla possibilità che la società stessa si sviluppi in maniera più sostenibile». Ciò che occorre, secondo mons. Crociata, è «la capacità di pensare un nuovo modello, idoneo ad offrire risposte che inquadrino sempre più i temi della salute e della vita nella costruzione del bene comune, nella costante ricerca e nella concreta affermazione dell’autenticamente umano». Di questo, “le istituzioni sanitarie cristiane possono e devono divenire esempio e laboratorio”. Per le strutture socio-sanitarie ecclesiali “le innegabili difficoltà diventano anche occasione per confermare l’ispirazione ideale che le anima, testimoniandola con la carità sia verso le fragilità materiali e immateriali che affliggono la nostra società, sia con una diaconia del pensiero che illumini le scelte in direzione della verità dell’uomo e del bene comune”. “La prima vera sfida a cui dobbiamo rispondere – ha affermato il presule - è perciò quella di crescere nella qualità evangelica delle nostre logiche e delle nostre prassi, senza fermarci solo alla superficie, all’appartenenza storica o all’immagine, ma valutando nello specifico i criteri di ecclesialità delle opere e il loro servizio alla missione della Chiesa”. “A partire dal Vangelo – ha concluso - risulta oggi più che mai necessario sviluppare percorsi spirituali e culturali che consentano di incidere significativamente sul mondo della sanità, tanto complesso e difficile quanto rilevante per la vita della Chiesa e dell’intera società umana”.