Chiesa

I VESCOVI E IL PAESE. Crociata: «Il disagio sociale c'è, ma niente eccessi»

Gianni Cardinale venerdì 27 gennaio 2012
L'episcopato italiano rivolge «un incoraggiamento a chi nel tempo ha la responsabilità per la vita di tutto il Paese a fare del proprio meglio, ad impegnarsi per superare le difficoltà e accompagnare il Paese nella sua crescita». Così «come si è sempre fatto, anche in altre fasi e momenti». Lo ha confermato, interpellato dai giornalisti, il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Cei, nella conferenza stampa di presentazione del comunicato finale del Consiglio episcopale permanente che si è svolta ieri. E in questo quadro il presule, non sottraendosi ad una domanda sul “movimento dei forconi”, ha ammesso che «c’è un disagio sociale, soprattutto al Sud, di cui è necessario cogliere le espressioni», ma, ha subito aggiunto, tutto ciò «non legittima in alcun modo abusi che mettono a disagio la collettività, la vita di tutti».Dopo aver ricordato come il cardinale presidente della Cei, l’arcivescovo Angelo Bagnasco, nella sua prolusione di lunedì, ha definito il governo Monti «un governo di buona volontà», monsignor Crociata ha aggiunto: «Sia questa indicazione, che le considerazioni emerse nel Consiglio episcopale permanente dicono dell’attenzione dei vescovi italiani a un cammino del nostro Paese verso il superamento di un momento di difficoltà, che immediatamente è economico e poi di tipo più vasto, culturale». Dalla prolusione e dallo scambio di idee di questa riunione invernale del "parlamentino" della Cei, ha spiegato monsignor Crociata, affiora la «necessità di dar valore alla politica», visto che «la tendenza all’antipolitica significa un impoverimento della vita democratica». Da ciò deriva, tra l’altro, «l’importanza e la centralità del Parlamento, e di tutto ciò che concorre a esprimere in maniera ordinata la vita pubblica attraverso le istituzioni», in maniera tale che «servano la vita del Paese, e dunque la vita dei cittadini come comunità nazionale». Riguardo al ruolo dei cattolici in questo contesto il segretario della Cei ha evocato il raduno di Retinopera, quello di Todi e ha indicato il prossimo Convegno in cui si daranno appuntamento «tutte le iniziative socio-politiche promosse delle diocesi». Tutte queste realtà, ha notato il presule, «dicono dell’attenzione che l’episcopato italiano ha per ridare coscienza della responsabilità sociale e politica dei credenti». E questa è una missione che la Chiesa svolge «attraverso gli strumenti proprio della formazione, che fanno riferimento alla dottrina sociale della Chiesa».Sollecitato dai cronisti monsignor Crociata ha affrontato anche il tema dell’Ici. E ha ribadito che su questo la Chiesa italiana non ha «nessun atteggiamento di riserva o contrarietà», anzi è pronta a collaborare con lo Stato per «una legislazione sempre più puntuale», se è per «salvaguardare le fasce più deboli della popolazione». Il segretario generale della Cei ha rinnovato quindi la «volontà dei vescovi italiani di osservare le leggi, così come lo Stato le formula». E ha voluto precisare che l’Ici «è una materia di tipo unilaterale, non è materia concordataria: è una legge dello Stato che tocca e interessa tutto l’ambito del non profit, che va ben al di là dei confini ecclesiali».Monsignor Crociata ha poi confermato che dopo l’assemblea generale di maggio saranno pronte le “Linee guida” in materia di abusi sessuali da parte del clero e ha ribadito che, in sintonia con le indicazioni vaticane, «la collaborazione con l’autorità civile è un’indicazione da seguire da parte di tutti, naturalmente nel rispetto e dei limiti della legislazione nazionale», che per l’Italia «in questo ambito non prevede la denuncia attiva». «Ma ciò – ha sottolineato il presule – non limita la collaborazione con l’autorità civile».Riguardo all’Unione europea, monsignor Crociata ha negato che sia guardata con sospetto dalla Chiesa cattolica, ma, ha spiegato, è necessario «un equilibrio che deve far sì che cresca la coesione di questo soggetto europeo, ma non si perda di vista l’identità propria, storico-culturale, di ciascuno Paese». Infine il presule ha rinnovato il concetto che bisogna «recuperare il senso della domenica», la qual cosa «oltre ad un aspetto religioso ha un valore civile e antropologico». E, ha aggiunto, questa riflessione dei vescovi «va aldilà dell’aspetto normativo».