Chiesa

PAOLA (COSENZA). I frati: «Trasparenza e legalità Paghiamo fino all’ultimo cent»

Andrea Gualtieri sabato 17 dicembre 2011
​Le ricevute si trovano al primo piano del convento, nella stanza dell’economo. E le cifre che si leggono fanno dei frati minimi uno dei maggiori contribuenti del Comune di Paola. Ma non solo: a carico della provincia meridionale dell’Ordine, quella che comprende anche le missioni in Messico, c’è una quota vicina ai 40mila euro che grava per le imposte su fabbricati e terreni sparsi per il Centro-Sud Italia.«Dicono che le strutture conventuali dove si esercita il commercio non pagano l’Ici? È una beffa infamante, anche perché nell’ultimo anno la crisi ha pesato sull’acquisto di oggetti religiosi in modo devastante e invece spese e personale sono rimasti», commenta padre Rocco Benvenuto, correttore provinciale dei frati minimi e rettore del primo convento fondato nel XV secolo da san Francesco di Paola. Proprio per quel convento, i frati versano ogni anno 4.600 euro come imposta sugli immobili. Al piano terra che affaccia sulla piazza da cui si accede alla chiesa antica ci sono infatti una rivendita di oggetti sacri, un ristoro e un deposito. E per queste strutture, che pure appartengono allo stesso edificio in cui vivono i frati, e che poi confluisce nel chiostro e nella chiesa, nel pieno rispetto della legge è stata prevista una registrazione catastale separata, per rendere a Cesare ciò che è di Cesare. Del resto, i frati hanno come modello il loro fondatore e lui, secondo la tradizione, quando il re di Napoli offrì denaro per costruire un convento in quella che era la capitale del regno, spezzò una moneta, e davanti al sangue che ne scaturì prodigiosamente commentò che non si poteva fare del bene con i proventi di tasse che dissanguano il popolo.E ora, per i Minimi, si tratta di imitare la coerenza del santo. E non solo per quei locali del convento. Con i soldi per il Giubileo, a Paola hanno ristrutturato un edificio realizzando una casa di accoglienza per pellegrini e gruppi impegnati negli esercizi spirituali. Ogni anno sono migliaia i fedeli che visitano il luogo in cui san Francesco nacque e da cui cominciò la sua predicazione, sull’altura che domina il litorale tirrenico cosentino: moltissimi sono calabresi, altri sono emigranti o loro figli che hanno conservato la devozione per il patrono regionale. E poi ci sono pellegrini da tutto il mondo, perché le tracce del taumaturgo calabrese hanno raggiunto i cinque continenti, grazie alla sua predicazione alla corte del re di Francia e alla testimonianza che seguaci e devoti hanno portato con sé.La struttura per i visitatori è stata ricavata in una struttura adiacente all’edificio in cui c’è la clausura che ospita le monache del ramo femminile contemplativo: monastero e casa d’accoglienza si trovano nello stesso lotto di terreno, separati da meno di 20 metri. Ma anche in questo caso i frati si sono premurati di garantire una registrazione catastale differenziata. E così l’assegno annuale da versare allo Stato si è popolato di zeri. Ma anche se pesa sui bilanci, ai frati interessa garantire la trasparenza e la legalità. Perché, spiega padre Rocco Benvenuto, «altrimenti non potremmo essere liberi nel compiere la nostra missione».