Chiesa

Diario del Sinodo. Coscienza come soggettività del giudizio? I padri dicono no

Luciano Moia sabato 24 ottobre 2015
Ingredienti per la relazione finale: una copia dell’Instrumentum  laboris, una copia delle 39 relazioni dei 13 Circoli minori, 1.350 “modi” (gli emendamenti in lingua ecclesiale) emersi dai gruppi linguistici, 265 interventi in Aula, alcune centinaia di interventi “liberi” sia nelle Congregazioni generali, sia nei Circoli, 51 proposte di emendamenti fatti pervenire per iscritto ieri mattina. Alla fine un padre sinodale ha invocato misericordia per la “commissione dei dieci” incaricata – insieme ai circa trenta esperti “collaboratori del segretario speciale” – di redigere, correggere e ripresentare la Relatio Synodi: «Se aggiungiamo altri emendamenti – ha detto scherzando ma non troppo – dovremmo preoccuparci della loro salute mentale». Non scherzavano invece le decine di padri sinodali che, quasi in contemporanea, sono intervenuti ieri per chiedere la riscrittura totale di un paragrafo in cui si sollecita il rilancio dell’enciclica Humanae vitae di Paolo VI in chiave di riscoperta equilibrata della sessualità, di genitorialità responsabile, ma anche di riequilibrio demografico. Peccato che il testo facesse riferimento alla coscienza degli sposi (il cosiddetto “foro interno”) appellandosi solo alla soggettività del giudizio, senza precisare che una coscienza informata, per arrivare ad una scelta consapevole, non può trascurare l’oggettività della norma. La commissione ha ascoltato, preso nota e promesso di applicarsi in modo da ottenere il consenso di tutti. Un piccolo inciampo che non è servito per oscurare l’impegno dei “dieci+trenta” che un padre sinodale ha proposto comunque di «promuovere summa cum laude». In particolare per il passaggio sulla necessità del “percorso di discernimento” nelle coppie ferite – formulato da un vescovo italiano – apprezzato anche dai padri che fino a qualche giorno fa sembravano più attenti alla salvaguardia rigorosa della dottrina.  Il clima finalmente sereno, che lascia ben sperare in una larga convergenza in vista del voto finale di oggi, non è stato intaccato neppure dalle lamentele di vari padri sinodali di fronte alla scelta di distribuire la bozza della Relazione finale soltanto in lingua italiana.