Chiesa

Esorcisti. Così una comunità unita riesce a vincere il demonio

Alessandra Turrisi mercoledì 21 febbraio 2018

Fra’ Benigno Palilla guida il centro regionale di formazione Giovanni Paolo II

La liberazione da una possessione diabolica avviene grazie alla fede, alla preghiera e al digiuno, meglio se è impegnata un’intera comunità accanto a una persone che soffre per l’azione straordinaria del diavolo. Lo dimostra uno dei numerosi casi di esorcismo praticati con successo da fra’ Benigno Palilla, dei Frati minori rinnovati, alla guida del Centro regionale di formazione 'Giovanni Paolo II', istituito dalla Conferenza episcopale siciliana.

Lo racconterà durante il 14° incontro di formazione regionale per esorcisti, che si apre oggi alla Casa diocesana di Baida, sulle colline di Palermo, a cui parteciperanno 44 sacerdoti da tutta l’Isola. Una storia che offre uno spaccato nuovo dell’impegno che la Chiesa deve dimostrare nei confronti di uomini e donne martoriati nel corpo e nella mente. Per ciascuno di loro la Chiesa ha il “dovere” della misericordia.

È una storia commovente quella di Maria, una donna che frequentava la chiesetta dei frati minori rinnovati nella borgata di Sant’Isidoro, ma era posseduta da cinque anni. «Aveva reazioni durante la Messa, interferiva con l’omelia, con la lettura del Vangelo, ma i fedeli che partecipavano erano già formati a tutto questo, pregavano per lei – racconta fra’ Benigno – .Il dolore patito da questa donna era incredibile, riceveva come pugnalate nel corpo, si contorceva, poi senza ragione nutriva odio verso il marito e i figli». Ma il Giovedì Santo dello scorso anno, il padre guardiano, «che ha avuto un ruolo importante per la liberazione di una cinquantina di persone » spiega l’esorcista, chiese alle persone in chiesa un digiuno generoso per la liberazione di Maria. Il Venerdì Santo, durante la liturgia dell’adorazione della croce, avvenne la liberazione. «Mi accorsi che, nella stanzetta in cui si trovava, Maria lodava il Signore, per la prima volta.

Andai da lei – racconta fra’ Benigno – e la accompagnai a baciare la croce, ma lei la abbracciò e scoppiò in lacrime e con lei tutta l’assemblea. Al momento della Comunione, riuscì a ricevere tranquillamente l’Eucaristia. Fu un momento comunitario straordinario, una liberazione in diretta, a cui avevano contribuito tutti con la preghiera e il digiuno, anche un uomo diabetico, che non avrebbe potuto privarsi del cibo per via della malattia, e una bambina di sette anni, che aveva saputo di questa storia».

Alla veglia di Pasqua parteciparono Maria, il marito e i figli e lei ha dato una testimonianza importante: «Io mi sono sentita sempre accolta, mai esclusa ». È questo il punto su cui lavoreranno gli esorcisti di Sicilia, grazie ai contributi di esperti, due sacerdoti della diocesi di Milano don Alberto Cozzi e padre Gianfranco Maria Pessina, il coordinatore nazionale dell’Associazione internazionale esorcisti padre Paolo Carlin e monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che affronterà domani proprio il tema dell’atteggiamento evangelico che ogni battezzato deve avere verso quei 'poveri', che sono le vittime dell’azione straordinaria del diavolo. «Bisogna stare molto attenti ad avere un atteggiamento giusto nei confronti di chi soffre per vessazioni, possessioni, invece spesso queste persone non esistono nell’anagrafe della Chiesa – ribadisce fra’ Benigno –, sono considerate lo scarto.

A volte si ha paura, magari di essere contagiati, ma il primo contagiato dovrei essere io perché sto da diciotto anni in mezzo a loro. Queste persone già portano una croce, immaginiamoci se una comunità prende le distanze da loro. Occorre avere sensibilità, misericordia, il Papa ci ha invitato ad avere per loro amore di predilezione ».