Chiesa

Copatrona. Il coraggio di Edith Stein, una madre per l'Europa

Ilaria Solaini venerdì 9 agosto 2013

A un’Europa che guardava con speranza al futuro, ma anche a un Vecchio continente, custode di un grande «tesoro di santità», si rivolse nel 1964 Paolo VI proclamando il santo di Montecassino, Benedetto da Norcia, tra i «Pater Europae». In quello stesso solco si inserì Giovanni Paolo II quando nel 1980 associò due compatroni per l’Europa, Cirillo e Metodio, gli apostoli del mondo slavo. E nel 1999, fu la volta di tre compatrone, Brigida di Svezia, Caterina da Siena e Teresa Benedetta della Croce, più nota col suo nome originale di Edith Stein. Di questa donna coraggiosa, «illustre figlia di Israele e allo stesso tempo figlia del Carmelo», oggi ricorre la memoria liturgica.
«Suor Teresa Benedetta della Croce, una personalità che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica» del XX secolo, «una sintesi ricca di ferite profonde che ancora sanguinano», l’ha ricordata con queste parole Giovanni Paolo II, in occasione della sua beatificazione a Colonia, il 1° maggio del 1987, prima della sua canonizzazione avvenuta l’11 ottobre 1998. Allo stesso tempo il cammino di santità della monaca carmelitana si può rileggere come «la sintesi di una verità piena al di sopra dell’uomo, in un cuore che rimase così a lungo inquieto e inappagato, “fino a quando finalmente trovò pace in Dio”».
Singolare figura di pensatrice ebrea che abbraccia la fede cattolica e da monaca carmelitana muore nel lager di Auschwitz: nata nel 1891 a Breslavia, nella Slesia, da famiglia ebraica, a poco più di vent’anni era già nota negli ambienti culturali tedeschi come assistente del filosofo Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia.
Si convertì al cattolicesimo, facendosi battezzare il primo gennaio del 1922 dopo aver letto l’autobiografia di Teresa d’Avila, e si segnalò per un forte impegno culturale e per l’apostolato laico sui temi della attualità, come quello della questione femminile, da lei affrontata alla luce della filosofia cristiana.
Se santa Teresa Benedetta della Croce - usando ancora le parole esaustive di Giovanni Paolo II, in occasione della proclamazione, il 1° ottobre 1999 - è «l’espressione di un pellegrinaggio umano, culturale e religioso, che incarna il nucleo profondo della tragedia e delle speranze del Continente europeo», a una rinnovata devozione, in prospettiva europea, richiamano anche le altre due sante e compatrone, autentiche donne del dialogo. Instancabile fu l’impegno che Caterina da Siena profuse per la soluzione dei molteplici conflitti che laceravano la società del suo tempo.
Penultima dei venticinque figli di un tintore tessile, è stata una mistica luminosa, capace di parlare all’uomo di oggi, con le sue 381 «Lettere» che restano un monumento per la Chiesa e un testo di riferimento per la letteratura italiana. E, sempre guardando al patrimonio di santità dell’Occidente, e in particolare a quello del Nord Europa, la scelta di Brigida di Svezia rafforza il «legame» ecumenico, fortificato anche dall’impegno in tal senso svolto dal suo ordine.
Moglie, madre, pellegrina, veggente, fondatrice dell’Ordine del Santissimo Salvatore, si recò a Roma per ottenere l’approvazione tra il 1349 e il 1373. Accanto al suo apostolato al servizio dell’unità, va ricordato il suo sogno: vedere il Vecchio continente unito sotto l’autorità di un imperatore e la guida spirituale del Papa. Le sue visioni, caratterizzate dal gusto medievale del dettaglio, furono pubblicate dal suo ultimo confessore nel 1377, quattro anni dopo la morte della santa.