Chiesa

LA SCELTA DI PIETRO. Silenzio della Quaresima Come Mosè in preghiera sul monte

Mimmo Muolo martedì 19 febbraio 2013
​La preghiera è «respiro, aria, pensiero, grido al Signore e amore per Dio». Chi conosce il cardinale Gianfranco Ravasi non si stupisce certo di trovare immagini come queste nelle prime meditazioni degli esercizi spirituali che il porporato milanese sta predicando al Papa. Immagini che il presidente del Pontificio Consiglio della cultura ha evocato a partire da domenica sera nella Cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, davanti a Benedetto XVI e ai suoi più stretti collaboratori, con ancora negli occhi le splendidi immagini della grande folla di fedeli che ha manifestato al Papa il proprio affetto, nell’Angelus di domenica. Ma adesso è il momento di voltare pagina, ha detto in pratica Ravasi. Ed ecco il suo invito preliminare al silenzio. «Penso che anche per noi gli Esercizi, questi momenti, sono un po’ come liberare l’anima dal terriccio delle cose, anche dal fango del peccato, dalla sabbia delle banalità, dalle ortiche delle chiacchiere che, soprattutto in questi giorni, occupano ininterrottamente le nostre orecchie». Un riferimento neanche tanto velato alla ridda di ipotesi seguita all’annuncio della rinuncia da parte di papa Ratzinger. Ma per Ravasi il quadro è estremamente chiaro. E lo ha sottolineato con una metafora tratta dalla Bibbia. Così, per rappresentare il futuro della presenza di Benedetto XVI nella Chiesa, ha citato Mosè che sale sul monte a pregare per il popolo d’Israele che giù nella valle combatte contro Amalek. «Questa immagine rappresenta la funzione principale – sua (riferito al Pontefice, ndr) – per la Chiesa, cioè l’intercessione, intercedere. Noi rimarremo nella "valle", quella valle dove c’è Amalek, dove c’è la polvere, dove ci sono le paure, i terrori anche, gli incubi, ma anche le speranza, dove lei è rimasto in questi otto anni con noi. D’ora in avanti, però, noi sapremo che, sul monte, c’è la sua intercessione per noi». Le meditazioni di Ravasi hanno come tema «Ars orandi, ars credendi. Il volto di Dio e il volto dell’uomo nella preghiera salmica». E proprio in riferimento ai Salmi il porporato ha aperto le sue meditazioni. «In principio– ha ricordato – c’è la teofania, la rivelazione che è parola. Ed è significativo notare che proprio l’incipit assoluto dell’Antico e del Nuovo Testamento è scandito dalla Parola. Dio disse: "Sia la luce e la luce fu". La creazione è dunque un evento sonoro, è una Parola, la realtà paradossalmente più umana, quella realtà che è estremamente fragile – perché una volta detta si spegne – ma al tempo stesso ha un’efficacia particolare, perché senza la parola non esisterebbe la comunicazione». Proprio quella Parola che, ha detto Ravasi citando il Salmo 119 nella meditazione di ieri mattina, «è lampada per i miei piedi. Una luce che spezza le tenebre in particolare nella cultura di oggi che – secondo il porporato – è in un orizzonte fluido, incerto, dove si celebra l’amoralità, l’assoluta indifferenza per cui non c’è più distinzione tra dolce e amaro e dove tutto è genericamente grigio». Pertanto, ha aggiunto, il confronto con la Parola è essenziale, essa ci indica la vera scala dei valori, «spesso calibrata solo sulle cose, sul denaro, sul potere». Inoltre, «attraverso la Parola Dio, che è pastore e guida, si fa anche compagno di viaggio. Unica la meta – ha concluso il cardinale – ovvero il Tempio, la mensa imbandita,  dunque la celebrazione della liturgia». Quella liturgia che è allo stesso tempo «uno sguardo rivolto verso Dio e Cristo e uno sguardo rivolto ai fratelli». Perciò è necessario un equilibrio fra queste due dimensioni, altrimenti c’è il rischio o di un sacralismo fine a se stesso o di fare una riunione assembleare». Gli esercizi spirituali di Benedetto XVI continueranno fino a sabato mattina, quando il Papa riprenderà la sua attività pubblica. Tra i primi a vederlo, per una visita di commiato, sarà il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quindi domenica l’ultimo Angelus, mercoledì l’ultima udienza generale in piazza San Pietro e giovedì il saluto al collegio cardinalizio prima della partenza per Castel Gandolfo.