Chiesa

La grande vigilia. Il cardinal Martinez Sistach: «Un evento che farà riflettere la Spagna»

Annalisa Guglielmino venerdì 12 agosto 2011
«La Spagna rifletterà su quest’evento». I giovani che stanno arrivando da tutto il mondo «non passeranno inosservati». Non nella sua Barcellona: il cardinale Lluis Martinez Sistach, parla con Avvenire durante una pausa, mentre accoglie instancabilmente centinaia di gruppi di ragazzi con i loro vescovi. Sono 15mila i giovani di più di 60 Paesi che da oggi iniziano i gemellaggi ma saranno molti di più i pellegrini della Gmg che arriveranno in città per vedere la Sagrada Familia, il luogo più visitato in Spagna. Dalla capitale catalana dov’è nato 74 anni fa, e di cui è arcivescovo dal 2004, il cardinale Martinez Sistach guarda all’incontro con il Papa come a qualcosa in grado di «aprire gli occhi» a tanti.Eminenza, cosa significa la Gmg per una città come Barcellona, abituata ad accogliere giovani turisti tutto l’anno?I giovani sono il futuro e la loro accoglienza è un’espressione della cattolicità della Chiesa: li accogliamo ma sono già  a casa, non sono stranieri. Sarà una ricchezza per i nostri giovani. Potranno dire: non siamo pochi, siamo tanti in tutto il mondo ad avere l’unica fede in Gesù. In Spagna, ma ovunque in Europa, i giovani subiscono una "crisi" che è soprattutto incertezza e crisi di valori. È anche a loro che guarderà la Gmg di Madrid?Oggi i giovani hanno un desiderio di felicità, come l’abbiamo avuto noi quando avevamo la loro età. Cercano il senso della vita. Ci sono alternative che non fanno trovare la strada. Noi cristiani abbiamo Gesù, Via, Verità e Vita. Abbiamo questo da offrire. I giovani non vanno a Messa? Ma cercano la verità, e forse parlano con Dio. Sono ottimista: ci sono giovani che non hanno pregiudizi sulla religione e su Dio. Sono come una lavagna vergine su cui sarà più facile scrivere il Vangelo di Gesù.Come avvicinare gli "indignados" e la loro protesta allo spirito che anima i giovani della Gmg?Gli uni e gli altri hanno gli stessi desideri. Cioè la giustizia, un sistema che sia al servizio dell’uomo, una politica e un’amministrazione pulite, e soprattutto il lavoro. Ci sono tanti giovani cristiani fra chi manifesta nelle piazze. La Dottrina sociale della Chiesa offre soluzioni importanti per la crisi economica come per la crisi dei valori. I giovani cristiani possono dire ai manifestanti: anche noi cerchiamo il bene della persona, che secondo la nostra fede è immagine di Dio. È questo il fondamento più solido della dignità umana.Il Papa è stato a Barcellona nel 2010 per la consacrazione della Sagrada Familia. Qual è stato il suo lascito?La crescita della nostra autostima di cristiani. La vicinanza fra la Chiesa e alcuni gruppi agnostici. La consapevolezza della necessità del dialogo fra credenti e non credenti. L’anno prossimo celebreremo a Barcellona una sessione del Cortile dei gentili, come a Parigi.Il ritorno di Benedetto XVI lascerà il segno anche negli scettici, davanti a migliaia di giovani che arrivano per pregare insieme?Sì, e vale per tutta la Spagna. Tanti giovani riuniti con gioia, senza disturbare la società, senza distruggere niente: oggi questo fa pensare. Ed è frutto del lavoro che la Chiesa, le famiglie e le scuole cristiane, le associazioni e i movimenti fanno giorno per giorno. La Spagna penserà che i cristiani sono in mezzo alla società, che la fede non è solo un fatto privato, ma svolge un servizio nella convivenza sociale.Tornando alle speranze della sua generazione, Eminenza, questa è la Barcellona, la Spagna che immaginava da giovane?Era difficile immaginare l’evoluzione di oggi. Ma le cose buone che abbiamo sognato si stanno realizzando: la gioventù oggi ha il desiderio di autenticità e verità, fondamento di speranza e giustizia. Ci sono giovani che cercano di nuovo nel Vangelo qualcosa che dia senso alla vita e indichi un mondo più giusto e fraterno. A Barcellona abbiamo un movimento che chiamiamo "Tornare a credere". Ci sono persone che hanno lasciato la fede e tornano alla Chiesa: non hanno trovato senso altrove.