Chiesa

Sabato la porpora. Ghirlanda: «Io, cardinale giurista. La nuova Curia? Più missionaria»

Filippo Rizzi venerdì 26 agosto 2022

La laurea honoris causa a padre Gianfranco Ghirlanda, a sinistra, a Salamanca

Ama definirsi un “semplice” gesuita e un canonista al servizio della Sede Apostolica. È il biglietto da visita con cui si presenta il futuro cardinale Gianfranco Ghirlanda, gesuita romano classe 1942. Il 5 luglio scorso ha compiuto 80 anni. E domani pomeriggio nella Basilica di San Pietro durante il Concistoro riceverà – assieme ad altri 19 nuovi porporati – la berretta da papa Francesco. Nel 1966 ha ottenuto il dottorato in giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma. Nello stesso anno è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù. Il 24 giugno 1973 è stato ordinato sacerdote. Nel 1978 ha conseguito il dottorato in diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana. È stato professore e preside della facoltà di diritto canonico della Gregoriana. È stato rettore della stesso ateneo romano della Compagnia di Gesù dal 2004 al 2010.

Tra le curiosità, è il quinto gesuita ex rettore della Gregoriana (erede del prestigioso Collegio Romano) a divenire in tempi recenti cardinale dopo l’ecuadoregno Pablo Muñoz Vega, Carlo Maria Martini («Un vero superiore anche per la sua capacità di ascolto», dice il religioso), Paolo Dezza, già confessore di Paolo VI, e lo spagnolo Urbano Navarrete.

«Questa designazione – è la sua confidenza – l’ho vissuta come un riconoscimento indiretto per il servizio alla Sede petrina della nostra università, ma anche dell’Ordine da cui provengo, la Compagnia di Gesù. E lo stesso Santo Padre mi ha confermato, in un recente incontro, che la mia creazione cardinalizia aveva anche queste motivazioni». Quindi annota un particolare: «Interpreto la porpora come un omaggio del Papa a un vecchio professore della Gregoriana. Un po’ come successe anni fa quando Benedetto XVI volle creare cardinali due mie confratelli il grande teologo tedesco Karl Joseph Becker e Urbano Navarrete che, oltrettutto, era un canonista come me».

Padre Ghirlanda è anche noto per essere stato, nel corso degli anni, consultore di varie Congregazioni vaticane che dal giugno scorso sono divenute dicasteri della Curia Romana come, per esempio, quello della dottrina della fede, per il clero o per i vescovi. Ha collaborato alla stesura di alcune Costituzioni apostoliche come la Anglicanorum coetibus (2009) con «il venerato Benedetto XVI», afferma, e di recente la Praedicate Evangelium che ha portato a un totale riassetto della Curia Romana voluto da Francesco.

«Non sono stato l’ispiratore di questa Costituzione – tiene a precisare con una punta di ironia il futuro cardinale dal suo studio alla Gregoriana – ma ho lavorato agli schemi e bozze preparatorie. Credo che il principio ispiratore di Francesco sia quello della missionarietà che va valorizzata. Il Vescovo di Roma, dopo aver indicato l’urgenza di essere Chiesa “in uscita”, ora chiede a tutta la “Curia Romana” di diventare uno strumento di aiuto e sostegno al Pontefice e ai vescovi a ripresentare e riproporre il Vangelo dove sta perdendo la sua forza. Penso in particolare al nostro Occidente secolarizzato e post-cristiano». E prosegue: «Uno degli intenti della riforma è in fondo anche quello di contribuire a portare la Buona Novella negli angoli più sperduti del pianeta dove non è ancora arrivato».

A giudizio dello studioso e religioso ignaziano, che è anche un’esperta guida degli Esercizi spirituali («Ho concluso il Mese ignaziano solo alcuni giorni fa...» confida), la Praedicate Evangelium ha come base programmatica «la spinta missionaria all’evangelizzazione», sottolinea. Poi padre Ghirlanda si sofferma sugli aspetti più organizzativi della nuova Costituzione apostolica.

«Non si tratta solo di snellire e semplificare alcuni ruoli di governo all’interno della Santa Sede, ma anche di migliorare nella sua specificità il senso di servizio. Ad esempio, nel documento si vuole promuovere la messa in pratica di un’autentica sinodalità – spesso citata da Francesco negli atti del suo magistero e nella sua predicazione – per coinvolgere le persone nella vita ordinaria dei dicasteri per una comune unità di azione. Serve che tutti collaborino dai vertici ai chi ricopre i gradini più bassi al formarsi, in un certo senso, delle decisioni finali in seno ad ogni dicastero».

Il futuro cardinale gesuita individua tra i punti di novità della Praedicate Evangelium due aspetti: l’apertura ai laici e la centralità del “discernimento” come criterio per l’applicazione delle norme. La strada indicata dalla Costituzione apostolica – agli occhi di padre Ghirlanda – aiuterà «a una migliore formazione di coloro che sono chiamati a rivestire un ruolo all’interno della Santa Sede». «Questo atto legislativo del Pontefice – prosegue – ci dice che per forza di cose i prefetti dei dicasteri non devono essere cardinali ma neanche necessariamente vescovi. Molti dei ruoli decisionali potrebbero essere ricoperti anche da semplici preti».

E aggiunge un dettaglio: «In molti casi non è escluso, nel rispetto ovviamente della potestà e delle competenze, che anche laici e laiche siano chiamati a guidare un dicastero. Credo che questo rappresenti uno degli aspetti più dinamici dell’attuale Costituzione. Così il Santo Padre vuole non solo celebrare ma anche promuovere il concetto di competenza. Anche dei laici».

Sempre domani con padre Ghirlanda verrà creato cardinale il primo membro proveniente dalle fila dei Legionari di Cristo, l’arcivescovo e presidente del Governatorato della Santa Sede, lo spagnolo Fernando Vérgez Alzaga. In anni recenti proprio padre Ghirlanda, nella sua veste di canonista, ha ricoperto i ruoli di consigliere del delegato pontificio, il cardinale scalabriniano Velasio De Paolis, e poi di assistente canonico dei Legionari di Cristo.

«Sono ovviamente contento di questa nomina – rivela – e posso confermare che, nonostante le ombre attorno alla figura del fondatore, il messicano Marcial Maciel Degollado, ho potuto cogliere nel corso della mia “indagine” l'autenticità del carisma donato dallo Spirito alla Chiesa e del servizio che l'Istituto rende alla Chiesa». Quale suo augurio infine? «Spero che la porpora non cambi nulla della mia vita. E vorrei continuare ad essere chiamato semplicemente “padre”».