Chiesa

Verso il Sinodo. Caffarra: famiglia e civiltà

Chiara Unguendoli domenica 28 giugno 2015
Un tentativo «di sfigurare e distruggere la creazione»: questo, secondo il cardinale Carlo Caffarra, è l’esaltazione dell’omosessualità che sta avvenendo in Europa, fino a cercare di avallare l’educazione gender e le «famiglie gay». Tentativo che però non vincerà, perché la redenzione di Cristo è più forte. E che deve incontrare una fortissima opposizione da parte dei cristiani, chiamati a un duplice impegno: un «pronto intervento» per combattere il male e una lotta di lunga durata per prevenirlo. Sono questi i principali contenuti della lunga intervistariflessione che l’Arcivescovo ha concesso nei giorni scorsi al settimanale «Tempi», firmata dal direttore del settimanale stesso, Luigi Amicone. Il Cardinale parte dalla riflessione che gli ha suscitato il rapporto sull’«uguaglianza di genere» approvato dal Parlamento Europeo in cui si parla in maniera esplicita di «famiglie gay»: dice di aver pensato che l’Europa, la civiltà europea è sulla via della morte, senza neppure che questa deriva trovi opposizione. Infatti «non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità». Gli unici due popoli infatti, ricorda l’Arcivescovo, che sono sopravvissuti ai secoli sono stati quelli che hanno condannato l’omosessualità, cioè il popolo ebreo e quello cristiano. Una seconda riflessione del Cardinale riguarda l’origine dell’oscuramento, nella mente dell’uomo, delle evidenze originarie più basilari, come la dualità uomo-donna e il valore della famiglia. Questo oscuramente, ritiene l’Arcivescovo è opera del demonio; è la sfida che il satana lancia a Dio, proponendo agli uomini, con apparente successo, una «creazione alternativa». Tutta la creazione, infatti, ricorda il Cardinale, poggia su due pilastri: il rapporto uomo-donna e il lavoro umano. Ora entrambi questi pilastri, ma soprattutto il primo, vengono incrinati e tendenzialmente distrutti. Di fronte a tutto questo, il pensiero dell’Arcivescovo si indirizza a Dio per domandare «Fino a quando?». Certo, afferma, c’è il grande mistero della pazienza di Dio, che attende la conversione dell’uomo, ma c’è anche la certezza che il male non vincerà, che la redenzione di Cristo è più forte. Questo tentativo di «rovesciamento della creazione», prosegue il Cardinale, può essere paragonato a una pandemia, che va affrontata con due mezzi: una «cura d’emergenza» per chi è malato e un intervento a lunga scadenza, «un’azione che esigerà pazienza, impegno, tempo. E la lotta sarà sempre più dura». Tanto che, afferma in modo paradossale ma non troppo, «io sono sicuro che morirò nel mio letto. Sono meno sicuro per il mio successore. Probabilmente morirà alla Dozza», riferendosi all’arresto di due pastori protestanti nei Paesi scandinavi per aver letto e commentato il 1° capitolo della Lettera di san Paolo ai Romani. In questa lotta, però sottolinea l’Arcivescovo, i pastori della Chiesa saranno sostenuti, come principali e decisivi alleati, dagli sposi cristiani, che continueranno a mostrare a tutti il «grande bene» del matrimonio cristiano. Quanto all’«intervento d’urgenza», il Cardinale spiega che occorre conquistare, soprattutto nei giovani, quel «grande alleato» della fede che è il cuore umano, che conserva sempre in sé il senso del bene. E molto importanti sono anche le leggi civili. La tragedia di oggi, afferma l’Arcivescovo, è che «lo Stato abbia abdicato al suo compito legislativo, abbia abdicato alla sua dignità, riducendosi ad essere un nastro registratore dei desideri degli individui». Infine, il Cardinale esprime tutta la sua approvazione per la manifestazione che poi si è svolta sabato 20 giugno a Roma, con lo slogan «Difendiamo i nostri figli», contro l’ideologia gender e i «matrimoni gay». Ritiene, afferma, che sia una manifestazione positiva, dal momento che «noi non possiamo tacere» e che si tratta soprattutto di difendere i bambini, oggi privati dei principali diritti come nella più lontana antichità.  Avvenire - Bologna Sette