Chiesa

I borghi spopolati. La Chiesa italiana non abbandona le «aree interne» del Paese

Igor Traboni mercoledì 12 luglio 2023

«Una nuova spinta creativa che, alla luce della mobilità odierna, attivi pensieri, percorsi ed esperienze all’insegna della comunione e della solidarietà». È quanto ha auspicato ieri il segretario generale della Cei e arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi, al termine della due giorni tenutasi a Benevento sulle problematiche delle aree interne. Un pensiero ribadito nel comunicato finale dai 30 vescovi che si sono ritrovati nella città sannita per aggiungere un altro tassello a quel percorso avviato quattro anni fa dalla Chiesa italiana e che riguarda non meno di 12 milioni di abitanti, da Nord a Sud. Un percorso di conoscenza, di scambio di opinioni, di proposte pastorali concrete – anche ma non solo alla luce della progressiva carenza di sacerdoti per tante parrocchie oramai con poche centinaia di abitanti ciascuna – e di indirizzi e consigli alla società civile.

Baturi ha incoraggiato i presuli presenti e loro comunità, «ad assumere con rinnovata passione la missione ecclesiale di favorire l’incontro con Cristo all’interno delle concrete situazioni in cui oggi la nostra gente si trova a vivere». Situazioni per tanti aspetti per niente facili, come hanno ribadito in pratica tutti i vescovi, dopo aver ascoltato l’altro ieri il presidente della Cei, il cardinale arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, e l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, Roberto Repole, con la Chiesa chiamata ad operare in contesti spesso carenti nei servizi essenziali: se nei grandi centri ad esempio scarseggiano i medici ospedalieri, nelle aree interne gli ospedali addirittura chiudono, e anche per trovare un medico di base bisogna percorrere fino a 50 km, spesso impiegando il doppio del tempo necessario normalmente, perché pure i collegamenti sono a pezzi, come ha rimarcato l’arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca.

«Territori – come hanno ulteriormente sottolineato i vescovi – esposti a un processo di decremento progressivo della popolazione, che rischia di comprometterne le ricchezze ambientali e culturali. Lo sguardo dei Pastori ha unito il punto di vista del tessuto sociale con le problematiche e le opportunità pastorali». Queste ultime, in particolare, sono state messe sotto la lente di ingrandimento dalla riflessione teologico-pastorale di Repole.

«Gli spunti offerti dal relatore hanno suscitato un vivace e fraterno confronto tra i vescovi – hanno quindi detto all’unisono i presuli presenti – a testimonianza di una volontà condivisa di progettare l’azione pastorale con una rinnovata attenzione alla cura delle relazioni e della corresponsabilità per continuare ad accompagnare il cammino di fede delle comunità». Un accompagnamento che è stato dunque oggetto di riflessione nei gruppi di lavoro, laddove «come Chiesa – ha detto ad esempio il vescovo di Trivento, in Molise, Claudio Palumbo – ci compete in maniera diretta la presenza, la vicinanza, il cercare di dare sostegno e incoraggiamento». Senza dimenticare che certe problematiche si accompagnano a istanze altrettanto attuali, come la cura del Creato, così come evidenziato dal vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, nella doppia veste di presidente della Conferenza episcopale campana e di Pastore di un territorio divenuto suo malgrado l’emblema della terra dei fuochi.