Chiesa

Bergamo. Quella carezza a Giovanni XXIII che torna nella sua terra

Enrico Lenzi, inviato a Bergamo giovedì 24 maggio 2018

L'urna di Giovanni XIII entra nella cattedrale di Bergamo (Ansa)

«Oggi idealmente restituiamo a papa Giovanni quella carezza che lui ci donò dalla finestra del suo studio la sera in cui aprì il Concilio». Il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, rompe il protocollo della cerimonia di accoglienza dell’urna contenente il corpo di san Giovanni XXIII. E con un intervento fuori programma invita tutti a pregare. Al centro di piazza Vittorio Veneto è ferma la macchina con le spoglie del “Papa buono”. Tutto intorno una grande folla venuta ad accogliere il “loro” Papa.

Una folla variegata: giovani, donne, uomini. Molti anziani che quel papa Roncalli se lo ricordano da vivo. E poi i bambini presi in spalla dai genitori affinché possano vedere il Papa. È un giorno di festa per tutti, come hanno ricordato nei loro saluti sia il prefetto di Bergamo Elisabetta Margiacchi («Un onore questa presenza per tutti, che si riconoscono nell’eredità lasciata da Roncalli») sia il sindaco Giorgio Gori («Un uomo che ha saputo toccare il cuore del mondo»), in rappresentanza dei sindaci dei Comuni di tutta la provincia. Un saluto nel salotto buono della città. Ma il pellegrinaggio di san Giovanni XXIII nella sua terra ha subito voluto toccare i luoghi significativi della città, ma anche del magistero giovanneo.

Ecco allora la tappa nel carcere di via Gleno, con l’urna posta al centro del grande cortile interno e i detenuti che sfilano accanto ad essa. È le loro carezza al Papa che nel dicembre 1958 volle proprio fare visita ai reclusi del carcere romano di Regina Coeli. E poi la carezza dei seminaristi e dei preti di Bergamo nel grande Seminario diocesano nella Città Alta. Una carezza che si fa preghiera con la recita del Rosario e l’ascolto di alcuni brani tratti dagli scritti di Giovanni XXIII. Un momento quasi “intimo” per la comunità del Seminario che Roncalli volle fosse costruito, ma non poté vedere. Ora la sua visita, in parte, colma quel vuoto. Proprio la comunità del Seminario e i sacerdoti della diocesi bergamasca in serata lo hanno accompagnato nella Cattedrale con una piccola processione.

E qui, nella Cattedrale, l’ultima carezza di questa giornata storica e ricca di emozione per Bergamo: alla sua Chiesa e alla sua diocesi. Ancora un rito di accoglienza e di saluto, presieduto sempre dal vescovo Beschi. Ultima tappa della prima giornata di permanenza in città. E già da questa mattina inizierà il flusso di pellegrini che vogliono salutare il loro Papa. «Un dono speciale per tutti noi», ribadisce più volte il vescovo Beschi, ringraziando papa Francesco per aver permesso questa peregrinatio. «Ora che è in mezzo a noi – dice accogliendo l’urna in piazza Vittorio Veneto - è come se ne sentissimo la voce, ne vedessimo lo sguardo e il sorriso». Per la gente, che si assiepa lungo il percorso cittadino compiuto per raggiungere le diverse tappe, a passare è papa Giovanni XXIII, non la sua urna. Una presenza viva, capace ancora di parlare ai suoi concittadini di oggi. Insomma sembra di assistere a quella visita che Giovanni XXIII non poté fare da Papa nella sua terra.

Un incontro sentito e atteso. Maria e Silvia, due amiche che papa Roncalli lo ricordano che erano piccole, sono arrivate in piazza Vittorio Veneto sin dalle 11 del mattino. «Dobbiamo essere in prima fila per poterlo salutare». E l’attesa fino alle 15.45, quando l’auto con l’urna fa il suo ingresso in piazza, è ripagata. Probabilmente andranno anche a Sotto il Monte, il paese natale di Angelo Roncalli, dove la reliquia giungerà nella serata di domenica per restarvi quattordici giorni.

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