Chiesa

Milano. Beata Armida Barelli, la "Sorella maggiore"

Enrico Lenzi sabato 30 aprile 2022

Armida Barelli nel suo studio a 45 anni, nel 1927

Armida Barelli nasce a Milano il 1° dicembre 1882 in una famiglia della borghesia milanese. All’età di 13 anni viene mandata a Menzingen in Svizzera nel collegio delle suore francescane di Santa Croce per completare i suoi studi. Nel 1910 l’incontro destinato a cambiarle la vita, con padre Agostino Gemelli. Inizia un sodalizio che si concluderà soltanto con la morte della Barelli. Il 31 maggio 1913 nel Duomo di Milano davanti all’altare della Vergine, Armida Barelli si consacra a Dio. Nel febbraio 1918 su incarico dell’arcivescovo di Milano, il cardinale Andrea Carlo Ferrari da inizio alla Gioventù femminile cattolica milanese. L’anno successivo otterrà lo stesso incarico da Benedetto XV per la creazione della Gioventù femminile dell’Azione cattolica. Sempre nel 1919 Armida Barelli assieme a altre undici amiche da vita al primo gruppo su cui sorgerà l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità. Sono anche gli anni in cui si sta per far nascere l’Università Cattolica a Milano. Armida Barelli farà parte di questo gruppo di fondatori e sarà proprio lei ha ottenere che l’ateneo fosse dedicato al Sacro Cuore di cui era devota. L’ateneo inizia le sue attività il 7 dicembre 1921. Cassiera dell’ateneo, sarà ancora lei a strappare a Pio XI la creazione della Giornata per l’Università Cattolica da celebrare ogni anni in tutta la Chiesa italiana: era il 1924. Nel 1927 collabora con padre Gemelli per la fondazione dell’Opera della Regalità per la diffusione della spiritualità liturgica. Muore a Marzio (Varese) nella villa di famiglia il 15 agosto 1952. Il suo corpo sarà sepolto in Università Cattolica nel 1953, dove tuttora riposa. Oggi, sabato 30 aprile, la cerimonia di beatificazione nel Duomo di Milano. Con lei sarà beatificato anche don Marino Ciceri. IL PROGRAMMA

«Missionaria in Cina o madre di dodici figli». Armida Barelli, che oggi sarà proclamata beata nel Duomo di Milano assieme a don Mario Ciceri, non divenne né l’una né l’altra cosa, ma la sua vita ha portato frutti che ancora oggi appaiono in ottima salute. Del resto «fu Benedetto XV a indicarle la sua missione: l’Italia», sottolinea Silvia Correale, postulatrice della causa di beatificazione, che nel suo lavoro è stata affiancata da tre vicepostulatori in rappresentanza delle tre parti attrici (Istituto Missionarie della Regalità, Università Cattolica e Azione cattolica).

Ecco che quella bambina - nata a Milano il 1° dicembre 1882 in una agiata famiglia della borghesia milanese - che sognava di essere madre di numerosi figli o missionaria in Cina, si trova a diventare la «Sorella maggiore» di migliaia di giovani italiane fondando nel 1919 la Gioventù femminile di Azione cattolica su incarico di Benedetto XV, dopo che l’anno prima il cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, aveva chiesto alla Barelli la stessa cosa in terra ambrosiana. «Uno degli aspetti che mi ha colpito – racconta la postulatrice – è lo spessore apostolico che ebbe nei confronti della Gioventù femminile che arrivò negli anni ’40 a contare un milione e mezzo di aderenti, di cui si definiva la “Sorella maggiore”. Un aspetto che non ho riscontrato in altri Paesi e che ha significato influire sulla formazione di diverse generazioni di giovani donne, future spose e mamme, ma anche in molti casi future religiose». E per sottolineare come l’insegnamento della Barelli restava impresso nelle sue giovani, «ricordo che un consultore teologo chiamato a esprimersi sulla causa di beatificazione parlava di come a sua mamma brillassero gli occhi citando la Barelli». Non solo spose e madri, come detto, ma anche «sul fronte delle vocazioni religiose, l’Italia deve molto alla Barelli: pensi che in un solo si arrivò a circa 40mila vocazioni religiose femminile e ben 900 per la clausura». Insomma una fecondità del suo apostolato che ha percorso - e percorre ancora - il nostro tempo.

Incontro della Gioventù femminile di Azione Cattolica presso l'Apostolico Istituto del Sacro Cuore di Castelnuovo Fogliani. In seconda fila, sedute, da destra, Armida Barelli e la marchesina Teresa Pallavicino - .

Tra le intuizioni di Armida Barelli vi è quella di un laicato formato, capace di portare nel mondo i valori evangelici, «un laicato non solo maschile, ma anche femminile». Un obiettivo declinato in tutte e tre le grandi opere in cui la Barelli è stata protagonista. Ecco allora le donne che pur consacrandosi al Signore, vivono il loro essere donne laiche nel mondo, che è lo spirito dell’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo, a cui una decina di anni dopo affiancherà l’Opera della Regalità per la diffusione della spiritualità liturgica in anni nei quali i fedeli non erano certo parte attiva nella liturgia.

La grande impresa della Gioventù femminile di Azione cattolica per la formazione di donne capaci di essere protagoniste nel mondo ecclesiale e soprattutto nella società. «L’opera di Armida Barelli – sottolinea la postulatrice – in questo campo è grandioso e allo stesso tempo innovativo per il periodo in cui lavorò». Un esempio? «Inviata a Palermo negli anni ’20 per formare un gruppo di Gioventù femminile, vide le ragazze arrivare accompagnate dal padre o da un uomo della famiglia. Ebbene con tranquillità disse agli uomini che avrebbero dovuto attendere fuori dalla stanza in cui si sarebbe svolto l’incontro. Un approccio impensabile a quel tempo».

Armida Barelli con padre Agostino Gemelli e il cardinale Pizzardo - .

E se le donne dovevano prepararsi a diventare protagoniste nella società, ecco l’impegno per fornire loro una formazione, che ha nel progetto dell’Università Cattolica uno dei punti più alti. «Fu lei a volere che l’ateneo venisse intitolato al Sacro Cuore e vinse le resistenze degli uomini che componevano il gruppo promotore. Fu ancora lei a inventare la Giornata per l’Università Cattolica, nella quale raccogliere fondi per sostenere l’ateneo».

Una figura davvero intensa e ricca di sfaccettature. Ma, c’è una definizione che può sintetizzare la figura della futura beata? «Credo che potremmo usare una sua frase – risponde la postulatrice –: “Mi canta nell’anima l’amore del Signore”. Ecco quel canto non si è interrotto, anzi è diventato più armonioso, più forte e perfetto con il passare degli anni e il moltiplicarsi dei suoi impegni». Insomma una figura quanto mai attuale, anche se Armida Barelli è morta il 15 agosto 1952, nella villa di famiglia a Marzio (in provincia di Varese).

La causa di beatificazione a livello diocesano venne aperta nel 1970 e nel 2007 divenne venerabile. Il 20 febbraio 2021 il riconoscimento del miracolo per sua intercessione: la guarigione di una donna allora 65enne, Alice Mascini, investita il 5 maggio 1989 da un camion mentre era in bicicletta e ridotta in fin di vita. La nipote, aderente di Ac, iniziò a pregare la venerabile Barelli. Dieci giorni dopo la donna si riprese recuperando perfettamente. Alice Mascini è morta ultra novantenne pochi anni fa, ma «ci ha lasciato la testimonianza di una guarigione completa e duratura».