Chiesa

VENERDI' SANTO. In preghiera con il Papa “villero”

Lucia Capuzzi sabato 30 marzo 2013
Né la pioggia sferzante né il dolore per il piccolo “Javi” – così lo hanno chiamato i media locali che non hanno voluto rivelare il vero nome del minore – hanno fatto desistere i fedeli della Villa 21-24, la più grande baraccopoli di Buenos Aires. A migliaia hanno affollato i viottoli accidentati per partecipare alla Via Crucis “vivente”, guidata dal parroco, padre “Toto” De Vedia. Molti dei ragazzini presenti alla celebrazione avevano gli occhi umidi per l’amico Javi, morto durante il terribile temporale della notte scorsa che ha fatto crollare il tetto malfermo della sua casupola. Nessuno, però, si è fermato. «Proseguiamo sulle orme di Francesco», ripetevano in tanti. Le impronte delle scarpe nere del “Papa villero” sono impresse in modo indelebile nei cunicoli fangosi della baraccopoli. Quelle strade che l’allora cardinale Jorge Bergoglio non si stancava di percorrere. Per andare incontro alla sua gente. «Ha cresimato mia figlia», dice con una punta di orgoglio Susana. «La mia, invece, l’ha battezzata», le fa eco Juana, che cammina a fianco a lei. Accanto a loro c’è il marito Darío: «Non sa quante volte abbiamo scherzato di calcio.. Lui era un tifoso accanito del San Lorenzo e io lo prendevo in giro». Sono centinaia le testimonianze di vicinanza fraterna tra il “popolo delle villas” e l’attuale Papa. Quasi quante le foto che gli abitanti mostrano con emozione ai visitatori. E che – sotto la supervisione di Padre Toto – stanno raccogliendo in un album da inviare in Vaticano. Martedì scorso hanno già mandato a Roma il manto della patrona della baraccopoli, la Vergine di Cucupé, tessuta dalle donne della villa. «Ora termineremo la raccolta e aggiungeremo anche gli scatti di questa Via Crucis. Così padre Jorge vedrà quanti eravamo», afferma Isadora. Le celebrazioni della Settimana Santa sono da sempre molto sentite nella Villa 21-24. Stavolta, però, la partecipazione è stata «impressionante», come ha confermato lo stesso padre “Toto”. E lo stesso è avvenuto nelle altre “isole di emerginazione”, dimenticate nel debordante tessuto urbano “porteño”. Una moltitudine ha voluto accompagnare la riproposizione della terribile agonia del Cristo nella Villa 31. Quella situata a pochi passi dagli eleganti quartieri di Retiro e Recoleta. Al termine della celebrazione, in tanti si sono fermati a pregare di fronte alla tomba di padre Carlo Mujica, il “prete villero” assassinato dalla dittatura e i cui resti sono stati “riportati a casa” proprio dal cardinal Bergoglio. Nelle baraccopoli di Bajo Flores, Villa 11-14 e Villa 30, la Via Crucis è cominciata in ritardo perché i sacerdoti hanno dovuto intrattenersi più a lungo per confessare dato l’impressionante afflusso di fedeli. Il fervore non si è limitato a quelle “periferie geografiche e spirituali” tanto care a “padre Jorge”. Nelle chiese della sterminata capitale si notavano lunghe file ai confessionali. In alcune parrocchie, i sacerdoti hanno dovuto fare “turni non stop” per venire incontro alle richieste.  Il culmine è stato raggiunto nella tarda serata, quando una folla di decine di migliaia di persone si è riversata nella centrale Avenida de Mayo per la Via Crucis cittadina. A presiederla, anche quest’anno, il vescovo ausiliare, Eduardo García che ha portato in processione il “Cristo del Buon Amore” e la statua della “Madonna Addolorata”. Una seconda Croce, inoltre, è stata portata da un gruppo di giovani, segno del ruolo fondamentale di questi ultimi per la costruzione di un mondo più cristiano.  Al termine – come da tradizione –, alle spalle della Piramide de Mayo, una compagnia teatrale ha inscenato la Crocifissione. Poi, i fedeli si sono raccolti in preghiera nella Catedral Metropolitana di fronte all’immagine del “Cristo deposto”. Ad accoglierli, però – a differenza degli ultimi dieci Venerdì Santo – non c’era il “solito” padre Jorge. «Certo che mi mancherà – dichiara Asunción, mentre cerca di conquistarsi un posto tra i banchi stracolmi del tempio –, come a tutti i “porteños”. Ci consola, però, la certezza di aver fatto un bel dono al mondo, “cedendovi” il nostro arcivescovo». Il numero dei partecipanti è stato «importante», ha detto Alejandro Russo, rettore della Cattedrale. Il sacerdote ha sottolineato che tanti sono arrivati dall’interno del Paese o addirittura da Brasile e Cile. «Sono qui per rendere omaggio all’Argentina e ringraziarla del grande pastore che ci hanno dato – afferma Eria, di Santiago del Cile –. Padre Jorge è un Papa del popolo, di tutti i popoli».