Chiesa

ASSIEME A PIETRO. Arezzo attende il Papa: «Ravviverà la speranza»

Giacomo Gambassi sabato 12 maggio 2012
Nella Basilica superiore di Assisi, in una delle ventotto scene delle  Storie di san Francesco, Giotto raf­figura Arezzo come una città accerchiata dai diavoli. All’arcivescovo Riccardo Fon­tana piace citare quell’affresco per pre­sentare la visita che domani Benedetto XVI compirà nella diocesi di Arezzo-Cor­tona- Sansepolcro. «L’episodio viene nar­rato da Tommaso da Celano che, nella Vi­ta seconda, riferisce come il maligno sia stato scacciato dal santo Serafico e la città abbia ricomposto le diversità in un’am­mirabile armonia – spiega l’arcivescovo – . Ecco, l’arrivo del Papa in mezzo a noi è un invito a riscoprire la bellezza della fe­de, il gusto della carità e la forza della spe­ranza in questo tempo di crisi.Ed è an­che monito a far rinascere dall’impegno comune l’esemplarità di una storia cri­stiana vissuta fra le pieghe del quotidia­no ». L’arcivescovo Fontana Il Papa incontrerà per la prima volta la Toscana facendo tappa nella più estesa diocesi della regione. Una Chiesa che va dall’ultimo lembo di Romagna alle porte di Siena, arrivando a sfiorare la provincia di Firenze e il lago Trasimeno.«La pre­senza di Benedetto XVI – afferma Fonta­na – ci esorta a riflettere sul no­stro cammino ecclesiale a cin­quanta anni dall’apertura del Concilio Va­ticano II. Nel 1986 Giovanni Paolo II ha volu­to unificare le e­sperienze di tre diocesi. Fin dal­le sue origini, nel quinto seco­lo, la Chiesa di Arezzo ha offerto un forte impulso alla costruzione dell’identità ci­vile della regione. Perciò il Papa entrerà in una delle più antiche città della Tosca­na per riflettere sulla questione antropo­logica alla quale l’aretino Petrarca ha da­to un contributo fondamentale nella me­diazione fra poesia e fede». E proprio Be­nedetto XVI presiederà domattina, alle 10, l’Eucaristia a poche decine di metri dalla casa del grande poeta, nel parco «Il Prato» che si apre dietro la Cattedrale. Poi l’arcivescovo presenta i tesori delle altre due ex diocesi. «Cortona che ha u­nito la ricerca del bello all’incanto fran­cescano ci regala la consapevolezza che l’alleanza fra fede e cultura possa aiuta­re anche oggi a scrivere pagine significa­tive nel segno del bene comune».E San­sepolcro, che con l’eremo benedettino di Camaldoli celebra il millenario della fon­dazione, «accoglie il Pontefice rilancian­do la scommessa sui temi della giustizia e della pace e chiedendoci quanto siamo disposti a responsabilizzarci per edifica­re una società illuminata dal Vangelo». Quando a Fontana si chiede di delineare il volto di una Chiesa che ha nelle 246 par­rocchie presenti sul territorio un secola­re riferimento per i suoi 340mila abitan­ti, il presule torna alle radici. «È stato scrit­to che la migliore rappresentazione di u­na comunità ecclesiale giunga dai suoi santi. Il vescovo Donato, nostro patrono ed evangelizzatore instancabile, esprime nel suo stesso nome lo stile che è chia- mato a seguire ciascun credente, ossia quello di essere a servizio di Dio e del prossimo. Nel monaco san Romualdo, che ha fondato Camaldoli abbracciando la regola di san Benedetto, troviamo la sintesi mirabile fra la scuola della Parola e la missione di costruire la città dell’uo­mo a immagine di quella di Dio.E a san Francesco, stimmatizzato alla Verna, si deve un efficace richiamo all’interiorità e al primato del Risorto nella vita del cri­stiano. In questa eredità possiamo scor­gere la linfa per affrontare le sfide del pre­sente ». Il Papa toccherà questo itinerario di san­tità fermandosi al mattino ad Arezzo – la città di Donato –, alle 17.45 nel santuario della Verna – il monte di Francesco – e al­le 19 a Sansepolcro – il borgo nato intor­no a un’abbazia benedettina. La diocesi si è preparata alla visita di Be­nedetto XVI con percorsi che hanno toc­cato i diversi ambiti della pastorale. «Ed è significativo l’impegno che hanno mes­so in campo le parrocchie – rileva l’arci­vescovo –. Mi ha commosso il senso di comunione di una piccola parrocchia di montagna che sarà rappresentata ad A­rezzo da un disabile per condividere, at­traverso le difficoltà di chi è toccato dal­l’handicap, questo straordinario evento».E che cosa offrirà la diocesi al Pontefice? Fontana indica tre doni: «Il fascino di un’i­dentità millenaria, il radicamento nella fede, la carità del pianto di Gesù su Ge­rusalemme perché l’uomo torni a Dio con cuore libero». Poi il presule annuncia il segno che ha visto la Chiesa locale mo­bilitarsi. «Come accadeva nelle prime co­munità cristiane dove tutti si liberavano del superfluo per metterlo ai piedi degli apostoli e destinarlo a chi era nel biso­gno, la diocesi affiderà al Papa il ricavato di una grande raccolta che andrà alle fa­miglie piegate dalla crisi nella nostra pro­vincia ». La fotografia che l’arcivescovo scatta è preoccupante. «I comparti dell’oreficeria e della manifattura che sono stati i vola­ni dell’economia locale sono in ginoc­chio. E un aretino su quattro fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Ecco perché, come Chiesa, abbiamo scelto di parlare il linguaggio della carità. E, guardando al­le nuove povertà, è stato deciso di orga­nizzare la visita del Papa con estrema par­simonia. È un piccolo gesto, ma essen­ziale per essere testimoni credibili».