Chiesa

INTERVISTA. «Gmg 2013, Rio de Janeiro aspetta il mondo a braccia aperte»

Mimmo Muolo martedì 23 agosto 2011
«Finalmente avremo l’occasione di dimostrare che Rio non è solo calcio e carnevale». Monsignor Orani Joao Tempesta, cognome che tradisce le origini italiane e cuore carioca al cento per cento, ha il sorriso delle grandi occasioni. Si accomoda nel salottino dell’albergo dove ha alloggiato in questi giorni e comincia una lunga serie di interviste. In un certo senso l’arcivescovo di Rio de Janeiro è l’uomo del giorno, anzi, dopo l’annuncio che sarà proprio Rio la sede della prossima Gmg, l’uomo dei prossimi due anni.Eccellenza, qual è il suo stato d’animo in questo momento?Gioia, naturalmente. Ma anche una grande trepidazione. Gioia perché l’annuncio del Santo Padre, in risposta a una nostra richiesta, segna l’inizio di una grande grazia per la nostra diocesi, per i nostri giovani, per tutta la Chiesa brasiliana. Trepidazione perché, come abbiamo visto in questi giorni a Madrid, non è certo facile organizzare eventi con milioni di persone. Noi ce la metteremo tutta, con l’aiuto di Dio. Ma chiedo fin d’ora le vostre preghiere, affinché Rio de Janeiro 2013 sia all’altezza delle aspettative.Com’è nata l’idea di portare in Brasile la Gmg?È nata nel 2007, precisamente da quello che allora si chiamava il Settore della pastorale giovanile. La proposta fu formulata alla Conferenza episcopale che l’approvò, chiedendo se qualche diocesi in particolare fosse disposta ad ospitarla. Io tornai a casa, riunii i vescovi ausiliari e il consiglio presbiterale e tutti insieme avanzammo la candidatura. Crediamo infatti che Rio de Janeiro sia una città con la vocazione all’accoglienza, il cui simbolo, il Redentore con le braccia aperte, è un chiaro invito a lasciarsi abbracciare dall’amore di Dio. Ora la proposta è stata accettata dal Papa, al quale va la nostra gratitudine e il nostro affetto più sinceri.Che significato ha per il Brasile ospitare la Gmg?Tutte le città e i Paesi che hanno ospitato la Giornata mondiale della gioventù sono stati trasformati da questo evento. Noi speriamo che lo stesso capiti anche a noi. Che i nostri giovani sperimentino la bellezza di stare con Cristo e di annunciarlo con gioia ai loro coetanei e a tutto il mondo. Vogliamo che Rio 2013 sia davvero un grande evento missionario.Quale Chiesa troveranno ad accoglierli i giovani di tutto il mondo?Grazie a Dio siamo una Chiesa viva. Abbiamo moltissimi giovani che frequentano le parrocchie, i movimenti, i gruppi dei religiosi. Recentemente la Conferenza episcopale brasiliana ha anche istituito una Commissione episcopale per la pastorale giovanile che ha preso il posto del Settore giovanile e che sarà punto di riferimento nell’organizzazione della giornata. Certo, abbiamo anche i problemi. Il mondo giovanile è insidiato dalla povertà, dalla droga, dalla violenza, una vera e propria piaga tra i nostri ragazzi. Ma sono certo che la Gmg ci darà nuovo slancio per promuovere la nuova evangelizzazione e per dimostrare al mondo che Rio de Janeiro non è solo calcio e carnevale.Che cosa possono offrire i giovani brasiliani ai loro coetanei che verranno alla Gmg e che cosa si attendono invece in dono?I nostri giovani sono noti per il loro entusiasmo e la gioia di vivere. Spero che sapranno trasmetterlo agli altri. Il dono che ci aspettiamo è quello di una fede più robusta, da condividere con tutto il mondo, sostenendoci a vicenda, come ha detto domenica il Papa nell’omelia della Messa conclusiva.Che cosa riporterà da Madrid come esperienza di questa Giornata?Ero alla mia prima Gmg e sono stato colpito dal vedere così tanti giovani vivere tutti insieme un’esperienza di fede e di gioia, partecipare alle catechesi, incontrare con tanto entusiasmo il Papa. Quanto ai contenuti, mi sembra che l’invito del Santo Padre a non vergognarsi del Vangelo e a non avere paura del futuro sia una guida per tutti.Alla Gmg del 2013 mancano meno di due anni. Ha già in mente un’agenda di lavoro?Il 18 settembre arriverà la Croce delle Gmg che comincerà il suo giro nelle 267 diocesi brasiliane da San Paolo. Quindi istituiremo il nostro Comitato locale e cominceremo gli incontri organizzativi con il Pontificio Consiglio per i laici.L’invito dell’arcivescovo di Rio de Janeiro per i giovani italiani?Mio padre era abruzzese, emigrò in Brasile quando aveva cinque anni. Io sono particolarmente legato all’Italia, in questi giorni ho anche letto e apprezzato Avvenire, stampato e diffuso qui a Madrid. Allora vi dico: venite in tanti a Rio. Portate la vostra allegria e la vostra fede. Troverete moltissimi amici e insieme la festa sarà più bella.