Chiesa

A Matera il Rosario per l'Italia. Caiazzo: camminiamo con Maria

Enrico Lenzi martedì 16 giugno 2020

L’arcivescovo di Matera-Irsina, Antonio Giuseppe Caiazzo

Un «cammino con Maria» in un tempo che «sarà ricordato nella storia dell’umanità». Ma anche l’impegno «a puntare sull’essenziale» per ricostruire un percorso che la pandemia ha interrotto. L’arcivescovo di Matera-Irsina, Antonio Giuseppe Caiazzo è fiducioso verso il futuro. Sarà lui a guidare il Rosario per l’Italia che questa sera alle 21 sarà trasmesso su Tv2000 e InBlu radio. Lo farà dalla Basilica Cattedrale di Matera che è intitolata a Maria Santissima della Bruna e Sant’Eustachio. Una nuova tappa del pellegrinaggio mariano promosso dai media Cei d’intesa con la segreteria generale.

Eccellenza, in questo tempo di pandemia ha deciso che ogni sette anni vi sia una celebrazione ancora più solenne della Madonna della Bruna. Ci spiega il significato di questo gesto?
Questo tempo sarà ricordato nella storia dell’umanità. Ho inteso avviare, nella nostra Chiesa di Matera-Irsina, rifacendomi a quanto dice la Sacra Scrittura, l’iniziativa che preveda ogni sette anni una festa della Madonna della Bruna più solenne, più partecipata, più attiva, proprio per fare memoria di quest’anno particolare.

Ma quest’anno come la celebrerete viste le limitazioni?
Non possiamo fare manifestazioni esterne. Non possiamo camminare con Maria e dietro Maria per le strade della nostra città, ma, quest’anno, sarà Maria che verrà nelle parrocchie della città, nelle nostre case. Da quest’anno, e così sarà ogni sette anni, la festa della Bruna è iniziata il 31 maggio. L’Effige della Madonna, portata in un furgoncino, in cammino per le strade della nostra città, affinché nessuno si avvicini, né si creino assembramenti, sta raggiungendo ogni singola chiesa parrocchiale o santuario, dove sta rimanendo un giorno e una notte per la venerazione dei fedeli. È in atto la «Peregrinatio Mariae». Il primo momento è stato quello di andare all’ospedale a lei dedicato, «Madonna delle Grazie», dove, fin dall’inizio della pandemia, ho collocato, nella cappella l’immagine della Madonna dei Pastori. Luogo di sofferenza, luogo di cura, di vita, di morte e di guarigione. Ma anche per ringraziare la Madonna della Bruna che ancora una volta ha difeso la nostra città e Diocesi dal contagio della pandemia. Il 2 luglio, festa della Bruna, se le condizioni lo permetteranno, saranno celebrate tre Messe, tutte presiedute da me.

Oggi Dio chiede che tutti siamo trattati con lo stesso amore, con l’unica finalità di crescere nella comunione fraterna, con il solo scopo di avere un lavoro onesto e dignitoso


Matera l’anno scorso ha vissuto l’esperienza di essere Capitale europea della Cultura. Poi lo stop per la pandemia. Ora come procede la ripresa per la vostra realtà?
Quanto è successo ha cambiato radicalmente e improvvisamente il volto della città. Dalla promozione di centinaia di manifestazioni culturali, con il grande apporto della diocesi, e la partecipazione di centinaia di migliaia di visitatori (ne arrivavano anche 50mila al giorno in una città di 63mila abitanti), all’aspetto spettrale del silenzio: difficilmente si vedeva qualcuno per le strade. Ora, grazie a Dio, tutto sta ritornando alla normalità. La città ha ripreso vita e il ritorno dei turisti in queste ultime settimane (oltre ogni aspettativa) fa ben sperare per la ripresa a tutti i livelli.

In molti hanno detto che usciremo cambiati da questa esperienza. In meglio o in peggio? Ma soprattutto cosa ci deve insegnare questo tempo?
La crisi di questo tempo è diventata sofferenza per tutti. Oltre alle perdite di vite umane, ognuno ha perso qualcosa: siamo tutti più poveri, ma possiamo diventare più ricchi se puntiamo all’essenziale che è la presenza del divino nell’umano. Ritengo che il tema principale non sia solo quello di risollevare l’economia del nostro Paese, quanto restituire dignità alla persona. Le scelte politiche spesso sono state e forse lo sono più drammaticamente in questo momento, tese ad assicurare interessi diversi: tutto rischia di essere strumentalizzato.
Dalla Parola di Dio impariamo che tutto ciò che l’uomo compie grazie al suo lavoro, alla sua arte, alle sue capacità, diventano patrimonio comune per tutti gli uomini. Ma c’è di più: con il suo lavoro l’uomo aiuta Dio a rendere più bella e ricca la creazione. Quando invece il profitto soffoca la dignità, non fa altro che rendere invivibile il pianeta, spegnendo la sua primigenia bellezza.
Questo tempo, vissuto sotto la cappa della paura della pandemia e nella limitatezza delle celebrazioni liturgiche, ci ha donato la possibilità di discernere quale sia l’essenza della nostra fede. L’impegno del cristiano nasce dalla Parola che induce ad essere operativi, concreti, capaci di scegliere ed annunciare la Risurrezione di Cristo e di viverla nell’impegno quotidiano. Lo stesso digiuno eucaristico, ci ha permesso di leggere "l’oltre", che è segno di responsabilità per le persone, i territori, le comunità. In questo tempo in cui abbiamo tutti fame, fisicamente e spiritualmente, possiamo riflettere che il più grande dono che Dio ha fatto all’uomo è la vita che va accolta, rispettata, amata e aiutata nella sua dignità. All’uomo Dio ha dato un lavoro: cooperare alla sua creazione. Oggi Dio chiede che tutti siamo trattati con lo stesso amore, con l’unica finalità di crescere nella comunione fraterna, con il solo scopo di avere un lavoro onesto e dignitoso.

"In questo tempo, oltre alla perdita di vite umane, ognuno ha perso qualcosa: siamo tutti più poveri, ma possiamo diventare più ricchi se puntimao all’essenziale"


La preghiera mariana ha guidato il cammino in questi mesi di emergenza. Ora la tappa a Matera. Cosa significa per la sua Chiesa?
Matera, come tutta la Chiesa italiana, in questo tempo, ha vissuto la preghiera mariana come non mai. È stata proclamata fin dagli anni Cinquanta, Città di Maria. La devozione dei materani non è folklore o espressione di tradizioni, ma pur mantenendo viva la storia religiosa della città, è impregnata di Parola di Dio e di contatto genuino con la sua Madonna della Bruna. La preghiera del Rosario all’altare della Bruna, nella Basilica Cattedrale, indica ancora una volta come da Matera riparte la speranza di camminare con Maria e dietro a Maria per le strade di tutta Italia, entrando in tutte le famiglie, portando il positivo contagio dell’amore che vince qualsiasi virus che mina la convivenza umana.

La Chiesa di Matera in questi ultimi anni ha stretto il legame con «Avvenire» e ha mostrato grande attenzione alla comunicazione. I social hanno svolto un ruolo importante per mantenere i contatti nelle comunità. Quale lezione ne dobbiamo trarre per il futuro?
Sono particolarmente grato ad «Avvenire» perché in questi ultimi tre anni si è creato un rapporto di collaborazione e di identità culturale eccezionale promuovendo e coinvolgendo tutti in una riflessione puntuale, concreta e propositiva, per una progettualità che, partendo da Matera, potesse arrivare dappertutto. La comunicazione e i social sono stati di grande aiuto per ritornare a seminare i campi di questa nostra storia, perché dall’utero della terra ritorni a germogliare seme abbondante da raccogliere, custodire, macinare, impastare, infornare, spezzare da gustarne la bellezza nella condivisione. Significa, metaforicamente, riaprire i forni della vita, condividere ogni cosa, dare senza aspettarsi nulla in cambio, vivere la fecondità dell’amore perché possiamo adorare il miracolo della stessa vita nel grembo di una donna, nei luoghi di solitudine, nell’opera continua e minuziosa della protezione civile, dei volontari, operatori Caritas, di forze dell’ordine di ogni grado e militari. I social ci hanno aiutato a capire che non bisogna vanificare l’opera di quanti stanno amando e servendo la vita, spesso donando la loro per salvare la nostra, sui letti degli ospedali, di medici, farmacisti, odontoiatri, infermieri, paramedici, preti, suore. I social ci stanno aiutando ad adorare la vita, per ritornare a camminare mano nella mano come fratelli della stessa terra, come figli dello stesso Dio, come uomini senza maschere, tutti parte della stessa umanità. Da casa nostra, in questi giorni più che mai chiesa domestica, attraverso i social è risuonato l’annuncio della vittoria, del riscatto, della vita nuova, dell’impegno affinché nessuno rimanga spettatore di quanto sta accadendo.