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L'intervista. Zampa: «Si discrimina, così si promuove una cultura dell'apartheid»

Matteo Marcelli giovedì 28 settembre 2023

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Roma Le nuove misure sui migranti minorenni non sono soltanto miopi, ma capovolgono i principi che avevano ispirato la precedente legge sul tema, quella voluta dalla senatrice dem Sandra Zampa. Una norma, spiega l’ex sottosegretaria alla Salute, che «accoglieva le istanze di gran parte della società civile impegnata nella tutela dei minori», il frutto di un’approfondita indagine parlamentare.

Senatrice, cosa differenzia la sua legge da quella approvata ieri?
Queste misure non sembrano tener conto del fatto che la fase più delicata che riguarda la vita dei minorenni migranti è proprio la prima accoglienza, per questo nella mia legge era stato previsto che ogni Regione (cosa mai realizzata) avesse un centro dedicato esclusivamente a loro. Una prima accoglienza strutturata serve a evitare rischi gravissimi, come la possibilità che questi ragazzi vengano arruolati da organizzazioni che li sfruttano sessualmente, per il lavoro minorile o per attività criminali. Molti poi spariscono, perché non vogliono restare qua.

Qual è il rischio del trattenimento assieme agli adulti?
È qualcosa che nessuno di noi vorrebbe mai per il proprio figlio. La convenzione Onu sui diritti dei minori esiste per tutelare una categoria fragile. Scegliere di trattenerli assieme agli adulti è come buttarli nel caos. Per altro è facile immaginare che i 90 giorni dichiarati, nella prassi, saranno molti di più, con il rischio che diventino maggiorenni e vengano buttati fuori dal circuito di integrazione. Dobbiamo capire che una persona di minore età non è qualificata innanzi tutto come migrante, ma come un minore, appunto, e in quanto tale gode dei diritti che la convenzione indica e che l’Italia ha recepito (ci saranno molti ricorsi). Invece che implementare le buone prassi e fare entrare questi ragazzi in un circuito di integrazione in un Paese che vedrà la popolazione di ultra 75enni aumentare vertiginosamente, si preferisce abbandonarli. Tra l’altro si discriminano i 16enni rispetto ai minori più piccoli. È inaccettabile.

Senza contare che per i minori non valgono le regole di Dublino.
No, ed è questa la miopia di un provvedimento che blocca un meccanismo in grado di agevolare il transito e alleggerire la pressione sul nostro Paese. Anche se resto convinta che l’arrivo di un minore sia un’opportunità per formare un futuro cittadino, renderlo una risorsa utile alla società, cosa di cui sarà grato al nostro Paese per tutta la vita.

Cosa ne pensa della possibilità di espellere chi mente sulla propria età e degli accertamenti medici che propone il governo?
Mi sbalordisce. La legge ha sempre previsto di informare il ragazzo, se ci sono dubbi che menta, e dirgli che potrebbe avere conseguenze. E anche prima disponeva accertamenti socio-sanitari. Colloqui con gli psicologi, una visita medica dettagliata e così via. Questo perché la radiografia ossea non è attendibile e una recente raccomandazione del Consiglio d’Europa ne sconsiglia l’utilizzo. Motivo per cui arriveranno ricorsi anche in questo caso. Ma poi quanti potranno mai essere questi ragazzi che mentono sull’età? Per altro l’espulsione in caso di dichiarazioni false, oltre ad essere una misura esagerata, è solo propaganda, perché questi ragazzi non torneranno mai indietro, il governo sta raccontando un sacco di bugie. Avranno un foglio di via e finiranno per strada. Sono leggi frutto di un odio accecante, magari di razzismo, perché faccio notare che con gli ucraini non abbiamo avuto nessun problema.

Ritiene giustificata l’espulsione per gravi motivi di ordine pubblico anche per chi detiene il permesso di soggiorno da oltre 5 anni?
Trovo sia altamente discriminatoria perché i reati dei migranti valgono quanto quelli degli italiani. Anche loro hanno diritto a un processo, in questo modo si rischia di promuovere una cultura dell’apartheid.