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Ricorso. Zaia alla Consulta: chi paga il bonus di 80 euro?

martedì 12 agosto 2014
Il decreto sugli 80 euro in busta paga ha aperto un "fronte" davanti alla Consulta tra la Regione Veneto e il governo a guida Matteo Renzi. Sul piatto del contenzioso non ci sono i soldi finiti in tasca di milioni di italiani dal maggio scorso, ma il modo in cui il governo pensa di trovare la copertura finanziaria che, a detta del governatore Luca Zaia, pare destinata a pesare su Regioni, specie quelle virtuose, ed enti locali utilizzando il concetto della 'spesa storica'. In particolare, il ricorso contesta l'impostazione che sta alla base di tutta una serie di previsioni normative in materia di riduzioni di spesa."Troppo facile fare copertura togliendo soldi a Regioni e Comuni", ha detto Zaia e ha annunciato che il Veneto ricorre alla Corte Costituzionale proprio per contestate la legittimità delle modalità di recupero delle risorse decise dal governo nel decreto 80 euro. Zaia ha parlato del ricorso durante una conferenza stampa a fine Giunta; un momento che è servito anche per una valutazione positiva sulle parole del ministro Angelino Alfano contro il commercio abusivo. "È un nostro discepolo" ha detto, ricordando che quando lui era assessore regionale nel 2005 aveva fatto realizzare volantini in sei lingue, "per far capire che delinquente non è solo chi vende, ma anche chi compra".La questione "calda" però era la delibera appena approvata e riguardante il ricorso alla Consulta che sarà formalizzato mercoledì mattina attraverso l'avvocatura regionale. "Non abbiamo niente - ha spiegato Zaia - contro chi gli 80 euro li prende, al di là del fatto che vengono lasciati fuori i più bisognosi, i disoccupati e i pensionati. Ma il modo per recuperare le risorse, il 'montepremi' che vale 6 miliardi e 400 milioni di euro, è una farsa: se decidi di fare un finanziamento, lo devi fare con soldi tuoi. È troppo facile, e c'è il rischio che passi il principio, farlo togliendo soldi alle Regioni e agli enti locali, tanto più con tagli orizzontali, basati sulla spesa storica del 2013. Così si premiano le Regioni più sprecone: se, ad esempio, per i siciliani si tradurrà in una limatura di unghie, a noi taglierebbero un braccio". Sul piano tecnico, il ricorso contesta l'impostazione che sta alla base di una serie di previsioni normative in materia di riduzioni di spesa. Si contesta il fatto che anziché distinguere le regioni virtuose da quelle con problematiche economiche finanziarie, il provvedimento "comprime indebitamente l'autonomia di spesa regionale in tutta una serie di ambiti (acquisti di beni e servizi, incarichi e collaborazioni, canoni di locazione e altro) utilizzando il concetto della spesa storica anziché ricorrere a parametri standard di spesa. Ciò penalizza ulteriormente gli enti - come il Veneto - che nel frattempo hanno razionalizzato fortemente la spesa con azioni contenitive e riduzione dei costi a partire dal 2010".