Attualità

L'inchiesta. Yara, il caso non è chiuso. C'è un complice?

Marco Birolini mercoledì 18 giugno 2014
«Massimo Giuseppe Bossetti ha agito con crudeltà e ha seviziato Yara, prima di abbandonarla agonizzante in un campo isolato ». Il provvedimento di fermo disposto dal pm Letizia Ruggeri – c’era pericolo di fuga – non dà scampo al muratore 44enne arrestato lunedì pomeriggio dai carabinieri del Ros. Ad inchiodarlo c’è prima di tutto il dna: «Sostanziale e assoluta compatibilità», con quello trovato sui leggins della ragazzina. Adesso, come sottolinea l’avvocato della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo, «sarà lui a dover spiegare perché». Per la procura non ci sono dubbi: è stato lui a uccidere la tredicenne, colpendola tre volte alla testa e con plurime coltellate». Sferrandone una Bossetti si sarebbe ferito, lasciando la macchia di sangue che ha permesso di risalire al padre naturale Giuseppe Guerinoni e poi alla madre Ester Arzuffi, 67 anni, individuata venerdì scorso. A quel punto il più era fatto, una caccia durata più di tre anni poteva dirsi conclusa. I carabinieri si sono incollati a Bossetti, tenendolo d’occhio «24 ore su 24», come ha specificato il colonnello Antonio Bandiera. Domenica sera è scattato un finto controllo stradale con l’etilometro, per prelevare il suo dna senza insospettirlo.  Quando i Ris hanno accertato la corrispondenza è scattato il blitz in un cantiere di Seriate, dove il muratore stava lavorando. Caso chiuso? Per il procuratore generale di Brescia (competente su Bergamo) Luigi Maria Dell’Osso «praticamente sì», anche se «non risulta che Bossetti sapesse di essere figlio di Guerinoni». Il questore Dino Finolli, invece, puntualizza: «Dobbiamo fare accertamenti prima di scrivere la parola 'chiuso': bisogna 'attualizzare' la presenza del fermato a quattro anni fa». Ieri sono proseguite le perquisizioni in casa del fermato, nei prossimi giorni saranno sentite le persone a lui vicine. Ma il muratore ha agito da solo? «Lo dobbiamo accertare», ripete il questore. L’esistenza di un complice non è esclusa nemmeno da chi ha indagato fin dalle prime ore della scomparsa di Yara. Un’ipotesi avanzata, settimane fa, anche dal consulente dei Gambirasio, l’ex Ris Giorgio Portera.In carcere, Bossetti è sottoposto a regime di isolamento assoluto: nemmeno il cappellano ha potuto avvicinarlo e sincerarsi delle sue condizioni. Bossetti ha passato la prima notte «senza particolari problemi», ma è comunque scosso e preoccupato per la famiglia, in particolare per i tre figli piccoli. La madre, intanto, si è chiusa in un doloroso silenzio. «Se è stato lui, è giusto che paghi», ha confidato a una vicina. La donna avrebbe ammesso di aver fatto il test del dna, ma si dice convinta che il figlio sia di suo marito Giovanni e non di Guerinoni, come sostengono gli investigatori. La famiglia di Yara ha reagito con la consueta compostezza. «Nessuno ha esultato – ha chiarito l’avvocato Pelillo –. Questo è un punto di partenza, finalmente siamo arrivati ad avere un indagato». Bossetti, conferma Pelillo, era «il nipote naturale della ex domestica di casa Gambirasio, ma probabilmente ne era inconsapevole». In ogni caso, mamma Maura e papà Fulvio non lo conoscevano. Il padre di Yara l’ha confermato chiaramente. «Fino a ieri nessuno sapeva chi fosse». Eppure il fermato abita con moglie e figli a Mapello, a pochi chilometri di distanza da Brembate Sopra. Lo stesso paese del famoso cantiere dove portarono i cani all’indomani della scomparsa di Yara. Bossetti in quel cantiere non ha lavorato, ma il suo cellulare agganciò la cella telefonica circa un’ora prima che Yara sparisse nel nulla. Eppure il suo dna non era mai finito tra i 18 mila prelievi effettuati. In attesa dell’interrogatorio del gip, previsto per giovedì, restano molte domande in sospeso. Anche perché la procura di Bergamo ieri è rimasta abbottonata, polemizzando addirittura con Alfano, che ha dato la notizia dell’arresto. «Volevamo mantenere il massimo riserbo – ha sibilato il procuratore Francesco Dettori –. Questa è una procura seria, parleremo solo dopo l’udienza del gip». Il ministro dell’Interno non ha gradito: «Non ho dato particolari e l’opinione pubblica aveva il diritto di sapere. Si chieda piuttosto chi inondato i mass media di dettagli».