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Verso la Via maestra/1. «Emergency in piazza a Roma il 7, Costituzione nel nostro Dna»

Luca Liverani martedì 3 ottobre 2023

Rossella Miccio

Tra una missione all’ospedale di Karthoum, nel Sudan in guerra, e la commemorazione a Lampedusa per il naufragio del 3 ottobre 2013, la presidente di Emergency Rossella Miccio è di passaggio a Roma. «E ci saremo anche il 7, a San Giovanni, assieme a tutte le organizzazioni che manifesteranno per “La via maestra”».

Da quasi 30 anni vi occupate dei feriti di guerra sui fronti più caldi del mondo. Perché ora Emergency manifesta in difesa della Costituzione?

Siamo un’organizzazione nata in Italia e i valori della Costituzione – l’uguaglianza in dignità e diritti, il ripudio della guerra, il diritto alla salute per ogni individuo e non solo per il cittadino italiano, l’antifascismo – sono i valori che fanno parte del Dna di Emergency. Negli ultimi anni li abbiamo visti minati, scardinati dalla pratica delle scelte politiche. È importante, anzi doveroso, scendere in piazza per ritrovarci intorno alla nostra Costituzione. E poi la piattaforma della manifestazione parla esplicitamente di “salute, lotta alla povertà, pace”. È assolutamente nelle nostre corde.

Questa è la terza manifestazione nazionale contro la guerra in Ucraina. Se le armi non hanno risolto, serve ancora manifestare?

Lo dicevamo dall’inizio e continuiamo a dirlo oggi: non è con le armi che si risolvono i problemi. Ci era stato detto che aiutando l’Ucraina militarmente la guerra sarebbe finita presto. Un anno e mezzo dopo non si vede nulla all’orizzonte, dopo milioni di profughi, centinaia di migliaia di feriti, non sappiamo nemmeno quanti morti. Ma la via delle armi, purtroppo, è l’unica che la politica - italiana, europea e internazionale - continua a seguire. Bisogna tornare alla diplomazia, negoziare un “cessate il fuoco” urgente, da lì arrivare a un negoziato per una pace vera, che riporti serenità e giustizia. In Ucraina prima di tutto, ma anche in Europa e nel mondo. Le conseguenze di questa guerra le stiamo pagando anche noi, ma soprattutto i paesi più poveri. Per il blocco del grano ucraino, ma anche perché i fondi per gli aiuti umanitari sono stati sottratti alle tante altre crisi umanitarie, alle guerre, ai disastri climatici.

La spesa bellica inevitabilmente sottrae risorse al contrasto delle cause delle migrazioni. Emergency da nove mesi fa anche ricerca e soccorso. Ora siete in mare?

La nostra Life Support ha da poco attraccato ad Augusta, da Ravenna, porto lontanissimo che ci era stato assegnato per accompagnare le 28 persone salvate nel nostro ultimo intervento. Il tempo del cambio di equipaggio e dei rifornimenti e ripartiremo. Perché c’è bisogno di salvare vite e c’è bisogno di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo. I morti, ma anche le persone che scappano dalla Libia - e ora sempre più dalla Tunisia - vengono riportate in luoghi di detenzione e violenza. È assolutamente inaccettabile. Abbiamo una doppia missione: salvare e testimoniare.

Le scelte del governo per frenare l’immigrazione irregolare stanno dando risultati?

No, sono totalmente inutili. I numeri di chi parte non sono certo diminuiti dopo gli accordi con la Tunisia, così come non calarono dopo il Memorandum con la Libia. Anzi, espongono l’Italia e l’Europa a ricatti da parte di governi che non hanno come priorità i diritti umani., che dovrebbero invece essere la base di discussione con i paesi di partenza e transito. Non la continua promessa di denaro per bloccare chi fugge. E poi, la Life Support ha 175 posti: costringerla a navigare fino a Ravenna per accompagnare 28 persone è frustrante. Nei nove mesi dal varo abbiamo salvato circa 1.000 persone e ne siamo felicissimi. Ma avremmo potuto e voluto fare di più. La politica ce l’ha impedito. Noi continueremo ad andare “in direzione ostinata e contraria”. È l’unica cosa giusta da fare.

È questa la vostra “via maestra”, come dice lo slogan della manifestazione del 7 ottobre?

Noi non ci stiamo inventando nulla, è già stato scritto tutto nella nostra Costituzione. Dovremmo soltanto averne più rispetto e metterla in pratica.